![]() |
|||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
Dettagli Contributo
Ricordatevi che ciascuno di noi, da solo, non vale nulla
Ernesto "Che" Guevara La speleologia è, per sua natura, e grazie al cielo, attività impossibile per i singoli. L'individuo ha un valore speleologico soltanto grazie al saper organizzarsi, programmare, lavorare, propri di quelle strutture più complesse. È su questo concetto che dobbiamo insistere. Perché solo quando ne saremo tutti convinti riusciremo a dare all'individuo il peso che merita nel contesto, a riconoscergli un valore. Che esiste solo se esistono gli altri. (N. Russo) Per non dimenticare Francesco
Prima spedizione oltre oceano: Progetto Santo Tomás - Cuba 2003
Premessa necessaria la presente memoria non ha nessuna velleità scientifica, ma si propone di conservare la testimonianza di una esperienza. Per la relazione puntuale dei risultati di spedizione, vi rimando alle prossime produzioni scientifiche, che in ad oggi sono ancora in corso di elaborazione.
Portiamo l'equivalente di circa settemila euro di materiali. Tutti o quasi i partecipanti cubani sono ad attenderci e a festeggiarci rumorosamente con una calda bottiglia di ron. Tra lo stordimento del fuso, l'aria calda ed umida ed i fumi dell'alcool, ci imbarchiamo su di un bus russo degli anni 50: niente bagagliaio, niente poltrone imbottite, niente aria condizionata, solo musica "ad altissimi livelli" ed un incedere calmo e pacato sull'Autopista Nacional. Così con tanta allegria cominciamo ad affrontare i 250 km che ci separano dalla nostra destinazione, e dal riposo del guerriero. Forse cinque, forse sei ore viaggio, non so più e l'arrivo ai locali della Escuela pare un miraggio. Ci sistemiamo e quasi con il sole che sorge proviamo a dormire un poco.
Un'ispezione per le gallerie che il nostro referente ha scelto per iniziare i lavori, e così entriamo in contatto con Tapiada, Antorcha, Mesa, Escarlata, Incredible, Salon del Caos…nomi di galleria che ci accompagneranno per i prossimi giorni di lavoro. Dopo cena Mario, il nostro responsabile scientifico, nel corso della prima riunione, ci comunica il programma. Le squadre composte equamente da italiani e cubani inizieranno i lavori con punte brevi ma intense e l'impegno di restituire giornalmente su carta i dati raccolti. Inoltre istituisce la squadra documentazione, con grande soddisfazione di Aurelio che per almeno 5 mesi ci ha torturato con la necessità di una puntuale e precisa documentazione fotografica. E così passano i giorni, in perfetta alleanza tra un piatto di riso e fagioli e il disagio di qualche partecipante italiano. Il ron e alcuni cibi, colpiscono duramente, e sono in diversi a dover ricorrere al Dissenten. Tra il sudore del caldo inverno tropicale e la colazione anticipata da un brindisi con ron, tra il goloso sapore delle aragoste e la scoperta di avere messo insieme una umanità variegata e multicolore, dove inevitabilmente nascono l'amore, l'amicizia e... il disprezzo. I cubani sono presto nel mucchio e si ambientano bene in questo multicolore oceano di emozioni.
Con lieve fatica, cominciamo a prendere forma le enormi gallerie, e a sorgere i primi quesiti e le prime necessarie verifiche, e a chiarire i primi dubbi. L'ampio ed articolato Caos impegna più squadre per più giorni. Il rilievo di Nuñez sviluppato tra il 1950 e il 1975 non ci aiuta a comprendere il particolare sviluppo di quello che disegnato come salone, si materializza come un immenso e complesso ambiente con enormi blocchi di crollo e almeno 10 diramazioni. Solo dopo dieci giorni di rilievo, verifiche, controlli, la poligonale chiude! L'organizzazione del campo è ottimale: siamo comodamente ospitati nei locali della Escuela, la casa dello speleologo cubano, non dobbiamo preoccuparci quasi di nulla, solo scegliere il menù!
Certo ci sono anche momenti di incomprensione, di disagio, ma con grande senso corale, si discute con serenità nelle diverse riunioni serali. Se alcuni perdono di vista l'obiettivo principale che ci ha spinti sin qui, se pare sia più facile levare un lamento che cercare una soluzione accomodante, se qualcuno proprio non riesce a rispettare degli impegni, tutto si chiarisce insieme, lubrificando i discorsi con l'immancabile ron. Ma anche questo era previsto.
Segue uno spettacolo entusiasmante: per un attimo mi sembra di essere stata trasportata in Africa, i corpi lucidi di sudore dei ballerini, i ritmi delle congas, le voci intense, il vortice della danza: davvero un pezzo di altro mondo conservato integralmente nei gesti, nelle movenze, nei rituali. La comunità africana, relitto delle introduzioni forzose dei secoli scorsi, oggi è ben inserita nel contesto culturale, e ha conservare la lingua e la musica, con una integrità culturale protetta in una sorta di limbo che adesso merita la platea del mondo. E' inevitabile il desiderio di far conoscere questa realtà in Italia, e il solito Aurelio, comincia a pensare al festival Anima Mundi, e sulla scorta del suo travolgente entusiasmo, ci permettiamo una promessa: una volta a casa proveremo a trovare i danari per invitare il gruppo folclorico e farlo partecipare alle manifestazioni che dalla primavera all'estate affollano le piazze della nostra regione.
Mi sembra di aver perso il senso del tempo.. un po' per la luce, il colore del cielo che mescolato a quello delle case, coloratissime, ha assunto una intensità particolare, ma soprattutto perché la città non ti fa sentire nel tuo tempo. Passeggiare lungo le vie di questa città e vedere le caratteristiche grate di legno tornite o di ferro battuto che proteggono le finestre dei piani terreni, da cui si intravedono gli splendidi patii e i rigogliosi giardini, ascoltare i rumori ovattati che escono dall'ombra delle case o quelli metallici degli zoccoli dei cavalli o la musica sempre presente, la struttura stessa delle abitazioni che sotto la pelle sbrecciata, mantiene tutto il fascino originale, il selciato, in parte acciottolato e in parte in terra battuta su cui giocano bimbi a piedi scalzi, le galline scorrazzanti nelle vie, le poche auto, tutto mi ha fatto sentire così: fuori dal mio vissuto contemporaneo. Mi sembra di tuffarmi nella vita coloniale dell'ottocento, è respirare un'atmosfera senza tempo. Stili diversi coesistono negli architravi e negli archi, nei pilastri e nelle finestre, nelle balaustre e nelle cornici. Nella veranda a colonne un cancello in ferro battuto con arabeschi protegge un patio coloniale. E nel patio le fragranze di gelsomino, giglio, basilico. Dal soffitto pendono candelabri di ferro battuto, sullo sfondo una televisione trasmette lo Jefe che parla alla popolazione...
Rientriamo alla nostra base. I giorni si susseguono uguali, sveglia, colazione, organizzazione delle squadre di rilievo, preparazione delle attrezzature, e via inghiottiti nell'immenso ventre di Santo Tomás. I risultati delle riprese fotografiche sono entusiasmanti. Lavoriamo con i due sistemi a nostra disposizione, il digitale e la pellicola a colori. Cominciamo a programmare i possibili lavori da realizzare. Si accumulano i dati, si intravedono le gallerie, prendono forma i chilometri di grotta, immensa bellissima calda. Dopo tanti giorni, siamo anche in grado aggirarci per le gallerie con una certa autonomia, ed è un vero successo, perché l'intricato delle gallerie è davvero spettacolare. Anche la televisione cubana è interessata ad i nostri lavori: Tele Pinar, intervista i responsabili, fa riprese in grotta, e per un giorno la bella giornalista cubana, si trasforma, e vive una esperienza interessante. I passaggi sui circuiti nazionali cubani, ci inorgogliscono. Così completiamo i giorni di lavoro presso la Gran Caverna di Santo Tomás. Chiudiamo I materiali raccolti, le informazioni e dai commenti del responsabile pare che gli obiettivi di partenza siano stati raggiunti; i responsabili tecnici della spedizione sembrano soddisfatti. Chiudiamo anche con tante promesse. Mantenere i contatti con gli amici cubani che preziosi compagni di viaggio ci hanno accompagnato un questa avventura. Per i rapporti umani è stata un'esperienza splendida perché ci ha permesso di entrare in contatto con il loro vero mondo, respirare l'atmosfera delle loro case, conoscere aspetti della loro vita, avere informazioni (tutti sono disponibilissimi a rispondere alle nostre domande finalizzate a cogliere ogni aspetto della vita dell'isola: sociale, politico ed economico). E' stato bello, la sera, guardare il telegiornale cubano e commentarlo. Vivere anche un po' del loro disagio, calarsi non solo nell'idioma ma anche nelle infinite mancanze, negli sconfinati bisogni e nei loro incredibili sogni.
Festeggiamo capodanno in luogo da sogno: Laguna de Piedra, un piccolo specchio carsico, con pochi ed essenziali strutture, tutte a nostra disposizione. Alle sei del pomeriggio stappiamo la prima bottiglia, rigorosamente di ron pensando a casa, poco dopo ci confrontiamo con un maiale finito arrostito per le nostre pance… giochiamo tra i fumi dell'alcool sempre più alti aspettando la mezzanotte, nel silenzio del luogo, la musica e le nostre urla coprono il respiro del luogo, ma presto solo il richiamo del falcone accompagna il nostro sonno. I giorni seguenti saranno dedicati al riposo e al desiderio di conoscere un brandello di questo spettacolare scoglio di barriera corallina consapevole di avere accesso ad un luogo davvero speciale. Come parlarvi di una lunga e incantevole spiaggia di fine sabbia corallina, ad una distesa di palme da cocco che in alcuni tratti arrivano sino al mare, al colore variegato dal blu, al turchese, all'azzurro, al verde intenso della natura superba, alle orchidee che crescono per strade, alla gente che sorride sempre, alla musica parte imprenscindibile di ogni palpito di vita, al caos ordinato delle strade, agli sguardi dei bambini. Perché devo essere sincera, c'è una cosa che manca da questo racconto... mancano i colori, i profumi, la musica e il calore della gente che potrete sentire e vedere solo andandoci, a Cuba!!!!!!!!! Che dire adesso? Che è stata una impresa! Non è stato facile coordinare l'esigenze di tutti, ci siamo misurati anche con chi non aveva ben compreso le finalità del viaggio, abbiamo dovuto gestire situazioni di disagio medico, essere trenta non è stato agevole! Ma che è stata una esperienza ricca di umanità, di incontri, di confronti, di intese e di scoperte. Ed è bello essere a casa pensando di avere amici all'altro capo dell'oceano. E che bisogna pensare a tornare perché gli amici che hai lasciato aspettano per ricominciare a lavorare insieme. Permettetemi in coda alcuni ringraziamenti. Mi preme ringraziare Daniela Lovece, per il suo tempo e la sua pazienza. Mi ha sempre aiutato e sostenuto in questo progetto, e senza il suo aiuto, tante cose non si sarebbero fatte. E grazie anche a Francesco Maurano e Umberto del Vecchio che mi sono stati accanto dal lontano febbraio 2003, e che hanno creduto dall'inizio nel progetto. Grazie a Mario Parise per l'attenzione con la quale ha gestito la parte scientifica ed anche le situazioni difficili. Grazie a tutti quelli che hanno desiderato condividere questa esperienza, e soprattutto, grazie agli amici cubani, senza i quali non avremmo realizzato tutto ciò. a cura di Rosa Potenza - referente italiana progetto Santo Tomás |
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||