Alburni: ancora nuove scoperte - Metodologie organizzative per un battuta esplorativa
16.11.2001
Alburni: ancora nuove scoperte
Metodologie organizzative per un battuta esplorativa
Introduzione
Il massiccio degli Alburni è caratterizzato da una orografia alquanto complessa ed articolata.
La scarsa viabilità stradale e sentieristica, la presenza di grossi affioramenti rocciosi, valli cieche, doline profonde, nonché di una fitta vegetazione impediscono o perlomeno rendono difficoltosa l'organizzazione di battute esplorative sistematiche e accurate per la ricerca di nuovi ingressi e inghiottitoi.Occorre un semplice sguardo alla cartina che riporta l’ubicazione degli ingressi per notare immediatamente che le grotte sono concentrate lungo la viabilità principale e nelle zone di più facile accesso.
Certamente questa distribuzione non è frutto del caso o dell’intero complesso carsico ma bensì della facilità di avvicinamento alle zone meglio servite da strade e sentieri.
Lo studio dei complessi carsici, attraverso la loro distribuzione spaziale, sta avendo un grande riscontro applicativo, da quando le metodologie e gli strumenti informatici hanno permesso di definire con precisione quasi assoluta la posizione spaziale dei punti sulla superficie terrestre.
Gli acronimi GPS (Global Position System) e DGPS (Differential Global Positioning System) sono ormai ampiamente conosciuti nel campo della pianificazione territoriale e di conseguenza anche il settore speleologico ha iniziato ad usare tali strumenti per definire meglio le coordinate degli ingressi.
Un’interazione tra rilievi ipogei delle grotte per mezzo delle consuete e conosciute tecniche e i rilievi esterni attraverso gli attuali strumenti informatici permetterebbe di pianificare meglio eventuali ricerche ed esplorazioni.
Qualsiasi zona dove si ipotizza un’eventuale battuta esplorativa deve essere dapprima individuata sulla carta topografica e successivamente deve essere facilmente localizzata durante l’effettiva ricerca in campo.
L’orografia complessa dei monti Alburni non permette l’avanzamento unidirezionale e a ventaglio di un gruppo di persone che decidono di esplorare una zona.
Più volte si è tentata la battuta esplorativa cercando di avanzare contemporaneamente, ma dopo pochi minuti si erano persi i contatti visivi e vocali per la presenza di un’emergenza rocciosa o di una dolina profonda. Pertanto, si è avvertita la necessità di creare una metodologia per effettuare battute accurate e puntiformi.
Tali richieste possono essere pienamente esaurite attraverso l’uso del GPS che ci permette di puntualizzare, memorizzare e coordinare l’intero percorso esplorativo.
Ma la posizione topografica di qualsiasi punto, e quindi del nostro percorso, non deve avere solo dei riscontri cartografici in termini di longitudine e latitudine, ma ha la necessità di avere anche un riscontro visivo diretto per meglio definire una direzione di avanzamento o un’area di massima su cui effettuare la ricerca.
Per questo problema possono essere usate le “cartine assestamentali” di una compresa forestale. Ogni bosco è suddiviso in “particelle assestamentali” per meglio essere coltivato e per meglio pianificare i tagli di utilizzazione. La particella è l’unità base di un bosco dove il soprassuolo è omogeneo e dove le caratteristiche orografiche, geologiche e climatologiche sono costanti.
Per intenderci un versante lineare, a pendenza costante, di una montagna completamente esposta a sud con la presenza di un soprassuolo di solo piante di Faggio di 40 anni appartiene alla stessa particella. La suddivisione delle particelle viene effettuata in bosco facendo riferimento ai fattori sopra menzionati.
Risulta così che il confine di una particella è identificabile in una strada forestale, una cresta, un letto di un fiume, il cambio di età degli alberi, o di specie, insomma tutti fattori facilmente individuabili durante il percorso a piedi.
Il riscontro pratico dell’utilizzo dell’unità particellare forestale per un battuta esplorativa è una facile individuazione sia su carta (carta assestamentale) che sul terreno della zona da esplorare. Inoltre, ogni unità particellare è identificata con un numero proprio che è riportato, insieme ad una simbologia particolare, lungo il confine di essa su alberi e rocce affioranti.
Pertanto risulta semplice, a priori, identificare sulla carta una particella da esplorare e successivamente una volta nel bosco mantenersi all’interno del perimetro adeguatamente segnato su alberi e rocce.
Si auspica che tali suggerimenti vengano utilizzati durante i campi speleologici estivi provando a organizzare e a compiere battute sistematiche nelle zone più difficilmente accessibili, cercando di coinvolgere neofiti speleologi o semplicemente persone che per caso o per amicizia si trovano a partecipare al campo estivo. Ciò sarebbe sicuramente un espediente per far crescere in essi la curiosità dell’attività speleologica.
Le cartine assestamentali sono state redatte per il Piano Economico dei comuni ricadenti nel territorio dei monti Alburni. Esse sono in possesso sia del Comando Forestale di Ottati (SA) nonché di ogni Comune. Le cartine del Piano Economico sono in scala 1:10.000 e sono estrapolate dalle cartine IGM 1:25.000 e riportano le particelle forestali, le strade forestali, nonché i sentieri. La presa visone di tali cartine è stata effettuata in via occasionale durante un mia visita al Comune di Ottati.
Una richiesta debitamente intestata con relativa esplicazione dell’utilizzo di tali carte sarebbe sufficiente a predisporre il consenso a delle copie per gli usi sopra esposti.
Le ultime battute esplorative effettuate durante lo scorso inverno nella località Lauro Fuso e M. Panormo hanno portato alla luce tre nuove grotte, ancora in fase di accatastamento: Grotta del Tasso Selvaggio, Grotta Rosa e Inghiottitoio Campanella.
Durante tali battute si è avuta la possibilità di rilevare con il GPS le posizioni geografiche del Casone Ausineto e del Casone in località Lauro Fuso (Casone delle Brecce) ormai in pessime condizioni strutturali.
Casone delle Brecce:
Comune: Ottati (SA)
Tav.: IGM 198 I S.E. Auletta
Lat.: 40°31'17" Nord / 33 T (UTM) 44 85 765 Nord
Long.: 15°20'09" Est / 33 T (UTM) 05 28 450 Est
Casone Ausineto:
Comune di Sant’Angelo a Fasanelli (SA)
Tav.: IGM 198 II N.E. S. Angelo a Fasanella
Lat.: 40°29'56" Nord / 33 T (UTM) 44 83 291 Nord
Long.: 15°22'19" Est / 33 T (UTM) 05 31 517 Est
Grotta del Tasso Selvaggio
La Grotta del Tasso Selvaggio, così nominata per la presenza di un grande albero di Tasso (Taxus baccata L.) sull’imbocco del pozzo (3m di diametro) e per l’omonimia con il soprannome dello scrivente, si apre sulla sinistra idrografica della Valle del Ciuccio a circa 15 minuti dalla strada che percorre il fondovalle.
Più precisamente, all’interno della particella forestale n. 28 (simbologia riscontrabile su una pietra vicino all’imbocco) a 1327 m s.l.m. su una pronunciata sella a cui piedi si aprono due enormi doline sub-circolari.
L’armo naturale è stato effettuato direttamente sul Tasso senza necessità di alcun frazionamento fino alla base del 1° pozzo di 25 m.
La discesa del 2° pozzo di 18 m è stata effettuata su due chiodi da roccia debitamente recuperati durante il disarmo. La grotta chiude su frana, si intravede la prosecuzione del meandro ma le strette pareti nonché l’assenza di aria soffiante invaliderebbe un lavoro di disostruzione.
Alla base della grotta sono stati rinvenuti due crani di capriolo (Capreolus capreolus L.), parzialmente calcificati fra loro ricoperti a loro volta ciascuno da uno strato calcitico.
Dati catastali
Grotta Tasso Selvaggio
Comune: Ottati (SA)
Tav.: IGM 198 I S.E. Auletta
Lat.: 40°30'45" Nord / 33 T (UTM) 44 84 769 Nord
Long.: 15°20'29" Est / 33 T (UTM) 05 28 918 Est
Quota: 1327 m s.l.m.
Dislivello: 47 m
Sviluppo: 7 m
Disegno: Giuseppe Amatulli, Gaetano Proietto
Giuseppe Amatulli