Proyecto Cuatrocienegas, Coahuila, Mexico
16.11.2001
Proyecto Cuatrocienegas, Coahuila, Mexico
Premessa
Il Proyecto Cuatrociénegas è cronologicamente l’ultimo nato fra i progetti di esplorazione e ricerca speleo-carsica ideato dall’Associazione di Esplorazione Geografica La Venta.
Esso è nato a seguito di due ricognizioni avvenute negli anni 1998 e 1999 durante le quali sono state localizzate e semi-esplorate alcune cavità che hanno costituito la base su cui impostare tutto il lavoro successivo, un impegno che avrà la durata di un triennio e che, nell’ottobre di quest’anno, dopo il primo del novembre 2000, ha vissuto il suo secondo step. Il Progetto, quindi, con ogni probabilità sarà concluso nel prossimo autunno 2002 quando, a cavallo fra ottobre e novembre sarà organizzata l’ultima spedizione.
Almeno questi i programmi.
L’area presa in esame, denominata Valle di Cuatro Ciénegas, è costituita da un territorio piuttosto ampio, sito nel Coahuila, stato settentrionale della confederazione messicana.
La valle è caratterizzata da un clima semidesertico, è coronata da sierre alte anche 3000 metri e ospita un gran numero, circa 160, fra pozze e laghetti probabilmente alimentati da un’attività idrica sotterranea, finora sconosciuta ma oggi in corso di studio.
Infatti obiettivo primario del Proyecto Cuatrociénegas è quello di comprendere il funzionamento idrogeologico dell’area, la reale estensione del bacino di alimentazione, l’evoluzione geologica e soprattutto le cause del progressivo inquinamento e salinizzazione delle acque.
Un progetto piuttosto ambizioso, quindi, ma non irrealizzabile visti anche gli appoggi e i patrocini di cui gode l’Associazione: El Gobierno del Estrado de Coahuila, El Istituto Nacional de Ecologia de Mexico (SEMARNAT), l’Area de Protecciòn de Flora y Fauna “Cuatro Ciénegas”, la Secretaria de Fenomeno Economica di Coahuila, oltre alla Società Speleologica Italiana, all’Istituto Italiano di Speleologia e al CAI.
L’attività svolta
Il lavoro svolto nei primi due anni ha visto all’opera speleologi e speleo-sub che hanno lavorato su due versanti di competenza, diversi ma complementari: i primi esploravano le sierre, le grotte e i canyon mentre i secondi si immergevano nelle pozas investigando gli stretti cunicoli sommersi.
L’attività esplorativa, soprattutto in quota e all’interno dei canyon, ha consentito di rilevare un gran numero di cavità, dalle diverse dimensioni e per uno sviluppo complessivo di alcune migliaia di metri. Nei canyon sicuramente sono state viste le grotte più spettacolari i cui ingressi sono stati raggiunti a seguito di spettacolari calate o divertenti arrampicate.
E soprattutto nei canyon non sono mancate le sorprese di carattere archeologico, visti i rinvenimenti di antiche sepolture e di bellissime e interessanti pitture rupestri (Canon del Quintero), entrambi solo annotati e rilevati: infatti una successiva, competente ricognizione potrà dare risultati più adeguati.
In modo piuttosto approfondito, quindi, sono state battute le montagne che circondano la Valle di Cuatro Ciénegas allestendo spesso campi avanzati anche piuttosto lunghi, come quello al Canon del Pedregoso, o in quota come alla Sierra San Marcos y Pinos. Altri giorni di lavoro sono stati dedicati alla Sierra la Madera, al Villaggio de Reforma, oppure a Santa Tecla, luogo di partenza per una serie di ricognizioni al Canon el Agua, del Quintero …e altri innominati.
La già grande mole di dati raccolta è al momento oggetto di elaborazione e studio per una migliore comprensione del carsismo di questa area, ma non solo.
Su altri versanti, infatti, si stanno focalizzando alcune attenzioni come ad esempio su quello mineralogico. E’ già possibile anticipare un primo risultato, che riguarda la scoperta, presso la Cueva del Rosillo 1 (già miniera di guano e fluorite) di interessanti speleotemi fosfatici e di stalattiti probabilmente costituite da ossidi-idrossidi di ferro e manganese.
Un’altra interessante finestra quindi si apre sul Proyecto Cuatrociénegas che vedrà attivare una collaborazione con l’Università di Modena e consolidare quella con l’Istituto Italiano di Speleologia di Bologna per uno studio mineralogico più dettagliato dei reperti attualmente in possesso.
La spedizione ha avuto un altro, inconsueto filone da approfondire, sempre legato all’ambiente grotta e al rapporto che esiste fra quest’ultima e l’uomo: l’archeologia mineraria.
Sono state esplorate e rilevate, infatti, grandi cavità ove, sino agli anni sessanta, decine e decine di minatori hanno lavorato, in condizioni precarie e difficilissime, per asportare migliaia di tonnellate (già, migliaia!) di guano oltre a fluorite.
Questo aspetto, per molti dei partecipanti alle spedizioni è stato motivo di forti emozioni scaturite alla vista, in grotta, delle opere (ormai fatiscenti) dei minatori, o di poveri abbigliamenti e utensili da quest’ultimi utilizzati per l’incredibile lavoro svolto in un ambiente spesso infestato dall’istoplasmosi, malattia spesso fatale.
…ma questa è un’altra storia.
Tullio Bernabei, Italo Giulivo, Giuseppe Savino, Pasquale Suriano