L’Aviso Neviera (Pu 196) a Sogliano Cavour (provincia di Lecce)

16.11.2001

L’Aviso Neviera (Pu 196) a Sogliano Cavour (provincia di Lecce)

Premessa

Figura 1 - Ambiente principale dell'Aviso Neviera con, in bella evidenza, il cumulo dei rifiuti sui quali si giunge al termine della discesa (Foto M. Tartarelli) L’estrema diffusione di fenomeni carsici nel territorio regionale pugliese, e la grande varietà di dialetti che caratterizzano questa regione, hanno fatto sì che, a seconda dell’area, le forme epigee ed ipogee connesse a processi carsici abbiano assunto denominazioni differenti, talora limitate localmente a piccoli settori del territorio. Il termine "àviso" designa nel Salento, e più specificamente nel leccese, cavità carsiche a prevalente sviluppo verticale (Elba, 1969). Con le varianti àpisu, àpisi e àusu, esso è quindi sinonimo di altri termini, quali vora, òra, mureturo (per limitarci ai termini della zona leccese). Questo articolo riguarda l’Aviso Neviera, nel comune di Sogliano Cavour (LE), e si propone di descrivere i principali caratteri geologico-morfologici dell’area dove esso è sito, oltre che di porre l’attenzione sullo stato di degrado della cavità. Il termine neviera designa quei luoghi (generalmente grotte o stanze sotterranee) in cui, durante l’inverno, veniva raccolta e conservata la neve, al fine di utilizzarla nel corso delle successive stagioni secche. La neve era disposta a strati, intervallati da paglia, ed era compattata in maniera tale da evitare che la presenza di spazi vuoti potesse favorire l’infiltrazione d’aria e, di conseguenza, lo scioglimento della neve. La diffusione di numerose neviere sul territorio pugliese, non solo limitatamente alle zone più interne della Murgia, bensì più a sud, fino a vaste aree del Salento, testimonia che in epoca storica la stagione invernale risultava caratterizzata da una rigidità certamente superiore a quella attuale, il che rendeva possibile la raccolta di quantitativi sufficienti di neve, e il loro successivo utilizzo nelle stagioni secche estive (Bauer e Giacovelli, 1983; Costantini, 1988). Le neviere svolgevano quindi un importante ruolo nell’approvvigionamento idrico di ampi settori della regione. Per quanto riguarda l’origine della denominazione dell’aviso oggetto di questo studio, essa non deriva da un utilizzo della cavità come neviera; il nome prende invece origine dalla vicinanza del sito alle Masserie Neviera grande e Neviera piccola, ubicate poco più di un chilometro a sud dell’inghiottitioio (F. 214 II NO "Maglie"), ed entrambe ricadenti nel territorio di Cutrofiano (Costantini, 1988).

Caratteri geologici e morfologici dell’area

Figura 2 - Passaggio in stettoia dalla caverna principale al secondo ambiente. (Foto M. Tartarelli) L’area in esame è ubicata nel pianoro compreso tra due rilievi delle Serre Salentine (Serra S. Eleuterio e Serra Montalto), pochi chilometri a sud di Galatina, in un settore caratterizzato da morfologia blanda e uniforme. L’assetto tettonico dell’area è costituito, alla scala regionale, da dorsali orientate in direzione nord-ovest sud-est. La giacitura complessiva delle unità litostratigrafiche è sub-orizzontale. Litologicamente, sono presenti sia in superficie che in profondità depositi carbonatici, di età variabile dal Cretaceo al Quaternario (Martinis, 1962). Il complessivo assetto geologico dell’area può essere descritto utilizzando la successione stratigrafica presente nei pressi della cava dismessa in località Le Lustrelle, ad ovest di Cutrofiano e pochi chilometri a sud di Sogliano Cavour: tale cava era utilizzata in passato per la coltivazione di argilla ad uso di un locale cementificio, dato che in questa zona le argille raggiungevano il massimo spessore (40 metri circa) ed una uniformità di costituzione che ben si prestava ai fini della suddetta utilizzazione (Cotecchia, 1953). Dal basso verso l’alto, la successione presenta calcari e calcari dolomitici del Cretaceo, seguiti da calcareniti compatte a granulometria medio-fine, calcareniti fossilifere e calcari detritici, di probabile età oligocenica e miocenica. A seguire, si ritrovano le calcareniti plio-pleistoceniche, e infine le argille siltoso-sabbiose del Pleistocene. Morfologicamente, la caratteristica principale del territorio qui discusso è costituita da varia diffusione di morfologie carsiche, costituite essenzialmente da doline, parzialmente o completamente colmate da depositi residuali, voragini e vore. L’Aviso Neviera è ubicato ad est dell’abitato di Sogliano Cavour, in prossimità del confine comunale con il limitrofo territorio di Corigliano d’Otranto. A poche centinaia di metri dal sito, scorre il corso d’acqua più importante del Salento, il Canale dell’Asso. L’Aviso Neviera drena le acque di un bacino idrografico ampio alcuni chilometri quadrati, che ha come corso principale il Canale Piscopìo. Topograficamente, l’area è compresa tra i 70 e gli 80 m s.l.m., e mostra andamento pianeggiante, con deboli variazioni di pendenza locali. L’idrografia superficiale risente notevolmente, come in molte altre aree del Salento, della presenza antropica, che ne ha determinato significative modificazioni ed alterazioni: la realizzazione di canali di bonifica, che spesso non sono stati impostati seguendo le direzioni preferenziali del reticolo idrografico, e le opere di aratura dei campi hanno infatti modificato profondamente le situazioni originarie. Gran parte dei canali di bonifica e/o di raccolta di acque determinano il deflusso delle acque in direzione di bocche assorbenti costituite da cavità carsiche. L’antropizzazione del territorio, ed in particolare la realizzazione di strade ed insediamenti civili ed industriali, ha in talune aree completamente ridefinito gli spartiacque e gli impluvi superficiali, già di per sé poco accentuati a causa delle deboli pendenze dell’area; ciò ha a sua volta determinato la formazione di aree di ristagno delle acque piovane in zone non deputate naturalmente a tale funzione, e quindi l’occorrenza di allagamenti in occasione di significativi eventi meteorici (Carrozzo et al., in stampa). Un importante aspetto che ben rappresenta la situazione di notevole degrado del territorio è rappresentato dallo stato delle voragini carsiche, non più soggette ad opere di manutenzione come avveniva in passato, allorquando esse erano oggetto di sistematiche pulizie, espletate per mezzo di rudimentali, ma efficienti, sistemi manuali di asportazione dei detriti che ne ostruivano i condotti. Il suolo era, d’altra parte, prevalentemente destinato ad uso dell’agricoltura, specie negli avvallamenti doliniformi dove era possibile un maggiore accumulo di terreno (Comel, 1946); le acque meteoriche venivano quindi smaltite attraverso canali di drenaggio, anch’essi periodicamente ripuliti. L’espandersi dell’urbanizzazione ha portato al progressivo abbandono di voragini e canali di drenaggio, alla loro mancata manutenzione, e talvolta al loro inglobamento all’interno di nuove infrastrutture antropiche. La deprecabile abitudine di gettare rifiuti di qualunque tipo all’interno delle voragini si è allo stesso tempo notevolmente diffusa, tanto da costringere a provvedere alla chiusura di gran parte di esse per mezzo di grate metalliche.

Descrizione della cavità e stato di degrado

Nei dintorni dell’area in esame, sono presenti altre voragini, ed in particolare la Grotta l’Appidè (Pu 154), nei pressi dell’omonima Masseria, nel comune di Corigliano d’Otranto; l’Aviso di Masseria Torremozza (Pu 195), nel comune di Cutrofiano. Altre voragini o vore, presenti nella stessa area, non risultano segnalate nel Catasto delle Grotte della Federazione Speleologica Pugliese (Giuliani, 2000): tra queste, l’Aviso di Masseria Peschiulli, nel comune di Corigliano d’Otranto, e Vora Foresta e Vora Castagna, nel comune di Cutrofiano.
L’Aviso Neviera costituisce una delle voragini principali di questa zona: è sito a sud-ovest di Masseria Caracciolo. In corrispondenza della cavità è stato costruito un canale della profondità di circa due metri, e largo da poco più di un metro a tre metri. Circa duecento metri a sud-ovest dell’inghiottitoio, è presente un impianto di depurazione, le cui acque trattate vengono sversate nella voragine.
Negli immediati dintorni dell’aviso affiorano estesamente le Calcareniti del Salento, a grana medio-grossolana, e con colore dal bianco al giallastro. Le calcareniti non presentano una chiara stratificazione, e sono ricche in resti fossili, tra i quali prevalgono Ostree, Pecten ed altri molluschi.
La cavità è attualmente chiusa da una grossa grata metallica, che ne maschera l’imbocco verticale, scavato antropicamente nelle teneri calcareniti plio-pleistoceniche. La forma dell’imbocco è rettangolare, con il lato corto di poco superiore ai 2 metri e quello lungo di almeno 3 metri. La cavità si sviluppa verticalmente seguendo lo scavo antropico per una profondità stimata in poco più di 15 metri, oltre la quale si giunge nell’ambiente principale, costituito da una ampia caverna, le cui reali dimensioni risultano mascherate dalla notevole massa di rifiuti. Si ritrovano infatti numerose carcasse di automobili, spazzatura di vario tipo e rifiuti di ogni genere, che colmano buona parte degli spazi dell’originaria cavità, costringendo a muoversi attraverso poco naturali strettoie per raggiungere l’ambiente attiguo. Quest’ultimo, di minori dimensioni e più basso rispetto al primo, sembra costituire la via principale di deflusso delle acque all’interno dell’ammasso roccioso. L’ambiente principale dell’aviso si sviluppa in corrispondenza del passaggio lito-stratigrafico tra le calcareniti plio-pleistoceniche e una breccia carbonatica costituita da blocchi di dimensioni anche superiori ai 60-70 cm. La breccia rappresenta il litotipo presente nel resto della cavità, almeno per quanto è stato possibile accertare nella zona libera dai rifiuti.
L’Aviso Neviera rappresenta uno dei tantissimi casi di cavità carsiche utilizzate nella regione Puglia come discariche abusive di rifiuti (Beccarisi et al., 1999; Parise et al., 2001). La chiusura dell’imbocco per mezzo della grata metallica (posta circa 5 anni fa, a quanto riferitoci dal Comune di Sogliano Cavour) ha sicuramente evitato ulteriori accumuli di rifiuti, ma certo non ha risolto il problema di ciò che era già stato immesso nell’inghiottitoio. Tenendo presente che l’aviso è utilizzato per la continua immissione di acque reflue provenienti dal depuratore, è ovvio che il passaggio di tali acque sui rifiuti in questione comporta problemi di inquinamento delle acque stesse, che si sommano al degrado derivante dalla presenza dei rifiuti all’interno della cavità. Si auspica quindi che sia possibile intervenire al più presto con un’opportuna operazione di bonifica del sito che, oltre a ripulire dai rifiuti l’Aviso Neviera, ne consentirebbe un più dettagliato studio geologico e speleologico, utile alla comprensione delle caratteristiche carsiche ed idrogeologiche del territorio in esame.

Bibliografia

Bauer N. & Giacovelli C. (1983) - Pozzi, fogge e neviere. Il secolare problema dell’acqua a Noci. Umanesimo della Pietra, Martina Franca, 31-34.
Beccarisi L., Chiriacò L. & Delle Rose M. (1999) - Il sistema carsico Vore Spedicaturo. Itinerari Speleologici, n. 8, 31-36.
Carrozzo M.T., Delle Rose M., De Marco M., Federico A., Forte F., Margotta S., Negri S., Pennetta L., Simeone V. (in stampa) - Predisposizione ai fenomeni di allagamento nel Salento leccese. Atti Convegno “Il rischio idrogeologico: lalutazione del rischio e metodologie informatiche di rappresentazione cartografica”, Roma, 15 dicembre 2001.
Costantini A. (1988) - Del modo di conservare le acque e la neve. Pozzelle neviere nel Salento leccese. Sallentum, n. 18, Lecce.
Cotecchia V. (1953) - Osservazioni geologiche e materiali naturali per la fabbricazione di cemento e laterizi nella zona di Galatina (Lecce). Annali Fac. Ing., Univ. di Bari, vol. I, 193-214.
Comel A. (1946) - Appunti pedologici sui dintorni di Corigliano d’Otranto. Boll. Soc. Geol. It., vol. LXV, 79-85.
Elba V. (1969) - Terminologia dei fenomeni carsici in Puglia. Speleologia Emiliana, anno I, serie II, n. 7, 1-8.
Giuliani P. (2000) - Elenco delle grotte pugliesi catastate al 31 ottobre 1999. Itinerari Speleologici, n. 9, 5-41.
Martinis B. (1962) - Notizie geologiche e paleontologiche sui terreni dei dintorni di Corigliano d’Otranto. Riv. Ital. Paleont., vol. LXVIII, n. 1, 67-96.
Parise M., Pascali V. & Savino G. (2001) - Note sul degrado degli ambienti carsici, con esempi dalla Regione Puglia. Atti del 2° Incontro di Studi “Il carsismo nell’area mediterranea”, Castro Marina, 14-16 settembre 2001.

Mario Parise, Gaetano Proietto e Vito Romanazzi