Sotto la città della birra. Speleologia urbana in Cechia
16.11.2001
Sotto la città della birra.
Speleologia urbana in Cechia
Fin dal tredicesimo secolo, quando re Venceslao II ne accordò agli abitanti il diritto esclusivo, a Plzen si è prodotta birra.
Il sito era dei migliori, alla confluenza di ben quattro fiumi e lungo il trafficato percorso tra Praga e la Germania. La scelta, infatti, si dimostrò felice: all'epoca della guerra dei Trent'anni a Plzen si contavano più di 26 fabbriche di birra.Nel corso dei secoli, il termine Pilsen - secondo l’antico nome germanico - è divenuto sinonimo di un particolare tipo di birra chiara; la più popolare birra pilsen è prodotta ancora oggi nella “città della birra”: si tratta della Pilsner Urquell (o Plzenský Prazdroj , “fonte originale”).
La città è pure nota per la Skoda, la fabbrica metalmeccanica fondata nel 1869 e divenuta dopo la Seconda guerra mondiale, la più nota industria automobilistica dell’Est europeo.
Fabbriche, traffico, un certo agio del tutto estraneo alla Cechia agricola e verde distesa appena più ad est.
Ma il vero tesoro di Plzen si trova sottoterra.
Dal tredicesimo al diciannovesimo secolo, infatti, si è sviluppata quella che è nota come la Plzen sotterranea: scivoli, cunicoli, pozzi e bui ambienti, in un’intricata rete di percorsi ipogei a varii livelli di profondità.
Cercando proprio sottoterra, cavandone strumenti ed attrezzi d’uso quotidiano, s’è potuta ricostruire la vita dell’operosa cittadina medievale: ceramiche, prodotti in vetro e in legno, fibule e pinze sono oggetto di esposizione nel museo oggi dedicato alla Plzen sotterranea.
Perché a Plzen si scavava?
Le finalità erano molteplici: conservazione dei cibi, laboratori per la produzione della birra, segrete e cantine…
Soprattutto, molte di queste strutture sono state utilizzate, a più riprese, per l’approvvigionamento idrico. E l’acqua è stata attinta senza sosta, tanto che - sovente - nella storia cittadina, si è registrato l’abbassamento del livello di falda ed il prosciugamento dei numerosi pozzi.
Immemori della generosità del proprio sottosuolo, gli abitanti della città ceca hanno utilizzato le cisterne, oramai prosciugate, come pozzi neri (cesspools), sversandovi i reflui provenienti dalle abitazioni private e dagli opifici.
All’inizio del sedicesimo secolo, in particolare, la situazione idrica di Plzen divenne particolarmente critica. Per porvi rimedio, vennero realizzate nuove condutture e si tentò di mutare il regime locale delle acque, creando un grande serbatoio al di sotto della Torre dell’Acqua, ancora oggi, uno dei principali monumenti cittadini.
Dal serbatoio principale, l’acqua era trasportata attraverso le tubazioni in legno in direzione della centrale Piazza della Repubblica, la Námestí Republiky e di lì verso le fontane pubbliche della cittadina.
Una parte dei reticoli sotterranei fu, invece, utilizzata per creare un sistema fognario che consentisse di drenare dalla zona cittadina le acque reflue provenienti dalla zona del macello.
Parte della Plzen sotterranea è oggi visitabile, tramite un percorso turistico della durata di circa un’ora; muniti di casco e guida locale ci si può spingere fino alla base della Torre dell’Acqua, attraverso vasche, condotte forzate e angusti ambienti.
Se si capitasse a Praga, si prenda l’autobus per Plzen - un viaggio nel viaggio, per dire la verità - e si visitino i sotterranei della città della birra: ne vale davvero la pena.
Daniela Lovece, Mario Parise