Un'antica galleria sotterranea scoperta a Castellana-Grotte
16.11.2001
Un’antica galleria sotterranea scoperta a Castellana-Grotte
La cavità
L'11 dicembre del 2000 è stata scoperta a Castellana-Grotte un’antica galleria sotterranea, la cui esistenza era rimasta finora ignota.
Non sembrano, infatti, esistere notizie bibliografiche al riguardo, ma solo antiche leggende, raccontate fino a pochi anni fa dagli anziani del paese, che parlavano di antichi camminamenti esistenti nella parte bassa della città, soprattutto intorno alla Chiesa di S. Giuseppe situata nel largo Porta Grande.
<img src="/archivio-storico/legacy/images/bollettini/manghisi_pace2001_1.jpg" data-hspace=“10” data-vspace=“10” data-border=“1” data-align=“right” data-giacomo="" data-tauro"="" data-(foto="" data-p.="" data-pace)"="" width=“250” height=“166” alt=“Figura 2 - Interno della galleria sotterranea scoperta nel cortile della scuola elementare " /> La cavità è venuta alla luce durante le operazioni di scavo per l’interramento di un serbatoio nel cortile posteriore della scuola elementare “Giacomo Tauro”, e precisamente a pochi metri dall’ingresso secondario posto in Via Abate Eustasio.
Alla profondità di circa 2 metri, la volta di un’antica galleria sotterranea è sprofondata consentendo così l’accesso ad un ambiente alto poco più di 1,50 m e largo 1,70 m.
La galleria si inoltra in due direzioni diametralmente opposte: a valle, verso Porta Grande, in direzione 145° e, a monte, verso la palestra dell’edificio scolastico.
Essa è costruita interamente in piccoli blocchi di pietra calcarea ben poggiati a secco l’uno sull’altro; la stessa volta è perfettamente realizzata a botte con la stessa tecnica.
Verso valle, il condotto è interrotto da una vecchia frana composta da materiale di scavo (dovuta forse a precedenti scavi per la realizzazione di un’altra cisterna) e si dirige verso il Canalone, altra canalizzazione sotterranea costruita negli anni 1911-13 per porre fine alle catastrofiche alluvioni che affliggevano periodicamente la parte bassa della città.
Verso monte, invece, vi è un percorso di circa 7 metri interrotto da un’altra frana, relativa ai lavori di costruzione della palestra dell’istituto scolastico.
Il fondo della galleria, situato a oltre 3,8 m dall'attuale piano stradale, è coperto da uno strato di terriccio di colore rossastro, sopra il quale si nota un sottile velo di pozzolana, cenere vulcanica rinvenuta anche durante altri scavi, realizzati in tempi passati nella zona.A un primo esame superficiale, la galleria sembra aver avuto la funzione di drenaggio delle acque superficiali di origine meteoriche, che venivano convogliate verso la zona più depressa della conca carsica castellanese.
Secondo altre testimonianze raccolte da ANGELO TOTARO, si tratterebbe, invece, di una galleria di raccordo tra cisterne situate a diverse altezza.
Comunque sia, il rinvenimento di una galleria a una certa profondità, la presenza stessa dello strato di pozzolana a quella quota, indicano che l’originaria configurazione del Largo Porta Grande era notevolmente diversa in tempi lontani, rispetto a quella attuale.
Il punto più basso del territorio castellanese era, infatti, scavato in profondità dal solco di un alveo torrentizio in cui si incanalavano le acque, che qui si riversavano provenendo da tutto l’ampio bacino pluviale circostante.
La fenditura che attraversava tutta la piazza era così profonda che, ancora fino al 1850, il convento dei Paolotti, contiguo alla chiesa di San Francesco da Paola (oggi dedicata a San Giuseppe), e il rione del Casalicchio erano collegati all’abitato, al di là di Largo Porta Grande, da un vecchio ponte levatoio.
L’imponente mole del convento dei Paolotti, come ci informa MICHELE VITERBO (Peucezio) nella sua opera postuma Castellana, la Contea di Conversano e l’Abazia di San Benedetto - III L’Era moderna. (Il nuovo convento dei Paolotti e le voragini di Porta Grande. Pag. 136-138. Grafischena, Fasano 1987),
“sorse tra il 1613 e il 1614 e per dar luogo ad essa furono abbattuti molti “abitacoli” del vecchio Casalicchio, messi oltre il “lago”, cioè oltre lo sprofondamento del suolo, ove, in caso di forti piogge, confluivano le acque e formavano un laghetto alluvionale, e oltre i dirupi, i cosiddetti “gravaglioni”, piccole voragini comunicanti, attraverso i crepacci e le fenditure del terreno, con le tante grotte del sottosuolo”.
In epoca successiva sul Largo Porta Grande i Paolotti avevano impiantato degli orti (chiamati di San Sebastiano, dal nome della vicina chiesa, colmando così l’avvallamento che separava il paese dalla collina del camposanto), in parte esistenti fino a non molti anni fa, che innaffiavano con l’acqua raccolta in varie cisterne edificate sopra gravaglioni e capivento, inghiottitoi naturali che fino ad allora avevano assorbito gran parte delle acque piovane che si riversavano in Largo Porta Grande.
Ricorda ancora MICHELE VITERBO:
“quando i Paolotti, per rendere più facile l’accesso al loro convento, proposero di interrare taluni gravaglioni per farne pubbliche cisterne - che essi stessi avrebbero alimentato con l’acqua dei lor tetti, incanalata sino alle cisterne stesse - e di coprirne altri con coverchi e cancelletti di ferro, da aprirsi in caso di pioggia, la loro domanda fu accolta. Sembrò anzi quella una razionale e organica sistemazione, perché in verità i gravaglioni eran divenuti un immondezzaio nauseabondo, e di notte tempo - privi come si era di pubblica illuminazione - erano accadute delle disgrazie e qualche abitante del Casalicchio era finito lì dentro.”
Ma, interrati i gravaglioni e i capivento, si ridusse notevolmente la capacità assorbente del Largo Porta Grande, determinando con molta probabilità il verificarsi di periodiche e violente inondazioni. Il succedersi di questi dannosi eventi era anche favorito da un grave e prolungato dissesto idrogeologico, determinato dai disboscamenti che nel corso dei secoli avevano profondamente cambiato l’aspetto della terra delle querce: ai boschi, che ricoprivano le colline circostanti l’abitato, si erano sostituite le colture dell’ulivo, del mandorlo, della vite e del ciliegio.
Ancora nel secondo Ottocento è segnalata la presenza di estesi boschi intorno a Castellana, ma proprio in quell’epoca era stata avviata un’opera di disboscamento per limitarne l’estensione, specialmente in prossimità delle vie di comunicazione con i comuni limitrofi, per evitare il fenomeno del brigantaggio.
Un tempo, invece, la copertura arborea e il folto sottobosco rappresentavano un freno alle acque torrenziali, che, rallentate nella loro corsa verso il fondovalle, potevano essere assorbite dalle numerose fratture e dagli inghiottitoi che caratterizzano il nostro territorio carsico.
L’abbattimento dei numerosi muretti a secco e la progressiva ostruzione delle voragini naturali, che esistevano lungo il percorso delle acque verso il fondo della conca carsica, furono altri elementi, che, impedendo di frenare e imbrigliare la gran massa d’acqua che scendeva sul paese, causarono a Castellana diverse e gravi alluvioni.
Comunque, oltre agli aspetti tragici, le grandi cisterne d’acqua che esistevano nella zona di Largo Porta Grande, e alle quali fa certamente capo anche la galleria venuta alla luce nel dicembre 2000 (un’altra simile galleria, ora murata, è stata segnalata dal dottor Pietro Fanelli, in via San Benedetto), rivestivano una notevole importanza per i castellanesi del passato.
Scriveva infatti ancora VITERBO nell’opera citata, e comunque antecedentemente al 1973, anno della sua scomparsa:
“*Le grandi cisterne sorsero ed esistevano ancora una ventina di anni addietro, come esistevano, sottostanti ai marciapiedi, i cancelletti di ferro attraverso i quali l’acqua precipitava nei gravaglioni.
Le cisterne dissetavano, sì, la popolazione durante le frequenti siccità, ma servivano anche ad innaffiare gli orti e i giardini dei Paolotti.
Ricordo, durante la mia infanzia, le lunghe teorie di donne, che vi andavano ad attingere acqua, talora torbida, quando il cielo era terso da mesi e il caldo asfissiante.Degli originari gravaglioni rimase scoperta solo una parte, quella circondante, verso Porta Grande, il nuovo convento: un dirupo sopravanzato all’opera di secolare colmatura, una specie di fossato naturale sul davanti dell’edificio e su cui era collocato un bel ponte levatoio. Ancora nella prima metà del secolo XIX questo ponte era visibile e i vecchi conosciuti nella mia adolescenza ne parlavano come di una singolarità locale.*”
Bibliografia
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PACE P. & SAVINO G. (1995) - Largo Porta Grande e la conca carsica di Castellana-Grotte. Umanesimo della Pietra - Verde (Martina Franca), gennaio 1995, n. 10, p. 35-44.
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SGOBBA A. (1896) - Dell’innondazione avvenuta in Castellana il 9 novembre 1896. Tip. N. Grezzi (Monopoli), 1-15.
VITERBO M. (1913) - Castellana e le alluvioni attraverso i secoli. Rassegna Pugliese (Trani), 28 (10), p. 1-23.
VITERBO M. (1970) - Castellana nella preistoria. Archivio Storico Pugliese (Bari), anno XXIX, fascicoli III-IV, p. 171-210.
VITERBO M. (1987) - Castellana, la Contea di Conversano e l’Abbazia di San Benedetto - III - L’Era moderna. Grafischena (Fasano).
Vincenzo Manghisi, Pino Pace