Protostoria della speleologia sul Massiccio del Pollino (Appennino meridionale)

16.11.2001

Protostoria della speleologia sul Massiccio del Pollino (Appennino meridionale)

La storia della speleologia in Calabria

Figura 1 - Frontespizio del libro di Petagna et alii, ristampato nel 1992 dalle edizioni Prometeo di Castrovillari (CS) Si può certamente affermare, senza ombra di dubbio, che la storia della speleologia in Calabria s'identifica con la storia delle esplorazioni condotte sul Massiccio del Pollino, l'ultimo grande complesso calcareo dell'Appennino meridionale; esso presenta un potenziale carsificabile che raggiunge anche i 1500 m di dislivello. Costituito in prevalenza da rocce calcaree del Trias, Giura e Cretaceo, esso raggiunge la sua massima altezza sulla Serra Dolcedorme (m 2267) affiancata da numerose altre elevazioni minori: Monte Pollino (m 2248), Serra del Prete (m 2181), Serra delle Ciavole (m 2127), ecc…

Situato a cavallo tra la Basilicata e la Calabria, il Massiccio del Pollino presenta diverse morfologie primarie di tipo alpino legati ai processi di erosione e di sedimentazione fluviale, glaciale e carsico. Sul Pollino abbondano le morfologie erosive di tipo carsico sia superficiali sia profonde: le rocce affioranti sono interessate da varie microforme: vaschette di corrosione, campi carreggiati, ecc…, mentre vaste depressioni glaciocarsiche note in Calabria con il nome di “Piani” (Piano di Ruggio, Piano di Pollino, Piano di Vacquarro, ecc…) si estendono ad oltre 1500 m di altezza.

Numerosi sono anche i fenomeni carsici ipogei, tra cui una cavità verticale di tutto rispetto: l’Abisso di Bifurto a Cerchiara di Calabria (CS) che raggiunge i 683 m di profondità, la Grotta di Serra del Gufo che si aggira sui 2 km di lunghezza e grandi complessi carsici orizzontali (lunghi complessivamente circa 5 km) a Cassano allo Ionio (CS).

Per le difficoltà di collegamento, pochi sono stati gli studiosi o semplici curiosi che, nel passato, si sono interessati alle cavità esistenti su questo massiccio.

Nel XVI e XVII secolo, le uniche testimonianze si limitano a semplici citazioni di piccole cavità di facile accesso, da parte di alcuni storici: il BARRIO nel 1571, nel suo “De antiquitate et situ calabriae” cita le grotte con acque sulfuree ed idrotermali di Cassano allo Jonio e di Cerchiara di Calabria, peraltro già famose fin dall’età romana. Sulle stesse grotte, troviamo poi notizie nell’opera “Della Calabria illustrata” di G. FIORE del 1691. Il cosentino TOMMASO ACETI, nel 1737, pur ampliando notevolmente l’opera del BARRIO, si limita a citare le medesime grotte.

Il naturalista napoletano LUIGI TENORE, insieme ai suoi due compagni L. PETAGNA e G. TERRONE, effettua sul Pollino ricerche botaniche, i cui risultati sono state poi pubblicati nel libro “Viaggio in alcuni luoghi della Basilicata e della Calabria Citeriore effettuate nel 1826”; essi segnalano l’esistenza di un inghiottitoio nei Piani del Pollino, fornendo una semplice e breve descrizione del suo ingresso:

“Discesi alquanto in altro leggiero avvallamento, la nostra guida ci ha condotti al luogo detto il Trabucco del Pollino, ove a piè di un colle, larga voragine accoglie tutta l’acqua di quell’alto piano, e de’ monti vicini; circostanza che contribuisce a non dar luogo ai ristagni, ed ai laghi che sogliono incontrarsi ne’ grandi bacini cinti da simili corone di monti. Quest’acqua, a giudizio della guida, ricomparisce alla falda opposta del Pollino, presso Frascineto, nel luogo detto La Pietà”

Il Trabucco del Pollino (a quota 1775 m) è il principale inghiottitoio dei Piani del Pollino e drena tutta l’acqua che vi si raccoglie. Solo recentemente (1989), il Gruppo Speleologico Sparviere, il Gruppo Grotte “Martel” di Genova e il Gruppo Speleologico Imperiose C.A.I. di Imperia tentano invano di rimuovere il materiale di frana che ne impedisce il proseguimento in profondità. Questo inghiottitoio, secondo gli speleologi, rappresenta la chiave d’ingresso al mondo ipogeo del Pollino e tutti sognano un giorno o l’altro di potervi entrare.
Del 1858 è la monografia di V. LO MONACO, che descrive la Grotta della Madonna nel Comune di Aieta, odierna Praia a Mare (Cosenza); la stessa cavità è citata dal geologo EMILIO CORTESE (1895) nelle sue pubblicazioni insieme ad altre piccole grotte di Praia a Mare e dell’Isola di Dino.
Nei primi del Novecento, numerose cavità sono oggetto di scavi da parte di studiosi di scienze preistoriche ed archeologiche (TOPA, 1927-1933; LACAVA, 1936).

Nel 1918 il DE CRISTO descrive brevemente la Grotta di S.Angelo a Cassano allo Ionio e lancia un appello ai giovani per la costituzione di un gruppo speleologico nella regione.

Nel 1931, FAUSTO PANEBIANCO raccoglie l’appello del DE CRISTO e fonda un Gruppo Speleologico Calabrese, che purtroppo avrà breve durata e si limiterà ad operare sul Massiccio dell’Orsomarso: il 25 luglio 1931, un gruppo di ben 10 speleologi esplora la Grotta del Frassaneto, cavità profonda di difficile esplorazione. Due anni più tardi, il Panebianco compila un primo abbozzo di catasto regionale: 5 cavità catastale, tutte nel territorio di Orsomarso.

Dal 1939 al 1941, l’avv. ENZO DE’ MEDICI esplora complessivamente 54 cavità naturali, dandone estesa relazione all’Istituto Italiano di Speleologia con relativi rilievi topografici. Di conseguenza nel 1941, sono ben 76 le cavità catastale, di cui ben 54 sul Pollino (ANELLI, 1941)

Il periodo bellico porta una stasi nelle ricerche e soltanto nel 1951, vi è una ripresa dell’attività speleologica in Calabria: infatti in quell’anno FRANCO OROFINO, allievo del prof. ANELLI, rivisita gran parte delle cavità catastate ed alcune nuove, soprattutto nel Massiccio del Pollino.

Nel 1957, LUIGI LACQUANITI, primo studioso ad affrontare scientificamente il problema del carsismo e dell’idrografia sotterranea in Calabria, si limita a descrivere per il Pollino la Grotta di Frassaneto (Orsomarso, CS) e le grotte di Praia a Mare e dell’Isola di Dino.
Importantissima nel campo della preistoria italiana, è la scoperta nel 1961 della Grotta del Romito presso Papasidero (CS) da parte del MIGLIO; questa grotta possiede, incisa su un masso, la figura di un Bos primigenius, “una delle più belle ed importanti di tutto il repertorio dell’arte preistorica italiana”, come è stata definita dal Graziosi che, a più riprese ha studiato la cavità. Lo stesso MIGLIO rinviene il deposito preistorico della Grotta S.Angelo III (ribattezzata Grotta Superiore di S.Angelo dai triestini della Commissione Grotte “E.Boegan”), deposito che è stato in seguito studiato dal TINÈ.

La nascita della moderna speleologia in Calabria risale al 1961 ad opera del Gruppo Speleologico Piemontese CAI UGET di Torino che con una spedizione speleologica proprio sul Massiccio del Pollino, esplora 15 nuove cavità ed effettua una prima discesa nell’Abisso di Bifurto a Cerchiara di Calabria (CS) fino a quota - 440 metri. L’anno successivo, il fondo è raggiunto a quota -683 m, profondità che costituisce ancora oggi il primato di tutta l’Italia meridionale.

Nel 1965, FRANCO OROFINO pubblica il primo elenco catastale delle grotte della Calabria, comprendenti 81 cavità e le indicazioni di altre 18; di tutte queste cavità ben 65 appartengono all’area carsica del Pollino.
Tappa fondamentale per la speleologia calabrese e per il Massiccio del Pollino è la nascita nell’agosto del 1976 del Gruppo Speleologico Sparviere ad Alessandria del Carretto (CS), che ha avviato la ricostruzione del catasto delle grotte della Calabria, rivisitando e scoprendo numerose nuove cavità nella zona del Pollino.

Sempre nel 1976 nasce in Basilicata il Gruppo Speleologico di Trecchina (PZ) che però opera soprattutto nella ristretta fascia costiera di Maratea e sull’adiacente Monte Coccovello e solo saltuariamente sulle pendici settentrionali del Pollino.

Numerosi sono i gruppi italiani ed anche esteri che hanno operato e che operano ancora nel Massiccio del Pollino; è certo comunque che, nonostante le numerose scoperte effettuate negli ultimi vent’anni (attualmente si conoscono oltre 200 cavità), il Massiccio del Pollino non ha ancora rivelato tutti i suoi segreti e conserva ancora gelosamente nelle sue visceri un mondo ancora tutto da esplorare.

Bibliografia

ANELLI F. (1941) - Il Catasto delle grotte italiane presso l’Istituto Italiano di Speleologia. Riv. Catasto e Serv. Tecn. Erariali (Roma), 19 (3), p. 3-13.

ANGIÒ E.C. & MANGHISI V. (1985) - Storia della speleologia in Calabria. Puglia Grotte, Bollettino del Gruppo Puglia Grotte (Castellana-Grotte), p. 47-57.

CALANDRI G. (1997) - Chimismo di alcune sorgenti carsiche del Massiccio del Pollino (Appennino calabro-lucano). Atti XVII Congresso Nazionale di Speleologia (Castelnuovo Garfagnana, settembre 1994), Firenze 1997, p. 99-104.

DI MAIO M. (1966) - L’Abisso di Bifurto (Cerchiara di Calabria). Rassegna Speleologica Italiana (Como), 18 (1-2), p. 3-7.

GASPARO F. (1979) - Il fenomeno carsico nel territorio comunale di Cassano allo Jonio (provincia di Cosenza). Atti e Memorie della Commissione Grotte “E. Boegan” (Trieste), n. 19, p. 79-116.

LA ROCCA F. (1991) - Le grotte della Calabria. Guida alle maggiori cavità carsiche della regione. Nuova Editrice Apulia (Martina), p. 1-220.

MANGHISI V. (1985) - Saggio di bibliografia speleologica della Basilicata e della Calabria. Quaderni di Speleologia Meridionale (Castellana-Grotte), n° 1, p. 1-39.

PETAGNA L., TENORE L. & TERRONE G. (1827) - Viaggio in alcuni luoghi della Basilicata e della Calabria Citeriore effettuato nel 1826. Tipografia Francese (Napoli).

Vincenzo Manghisi