L'eroe nazionale albanese Scanderbeg e le grotte: un binomio indissolubile

16.11.2001

L’eroe nazionale albanese Scanderbeg e le grotte: un binomio indissolubile

Scanderbeg e le grotte

Figura 1 - L'eroe albanese Gjergj Kastriot Skenderbeg, Biblioteca Nazionale, Vienna In una nazione prevalentemente montuosa come l'Albania, le numerose cavità naturali esistenti hanno offerto provvidenziali e comodi rifugi per il popolo albanese. Ma, ad eccezione dei santi e degli eremiti, pochi sono gli uomini che hanno il loro nome legato così intimamente con le grotte. Uno di questi è senza dubbio Giorgio castrista Scanderbeg, l'eroe nazionale albanese: infatti molti sono i suoi legami con il mondo sotterraneo. Anzi possiamo quasi affermare che senza le grotte, il mito di Scanderbeg sarebbe stato certamente minore.

Scanderbeg, vissuto dal 1400 al 1468, l’invicibile eroe leggendario, riuscì per oltre 20 anni a frenare l’invasione turca delle terre albanesi e dell’intero mondo occidentale.
Per combattere l’esercito turco, tutta l’Albania si raccolse intorno a Scanderbeg perché vedeva in lui qualcosa di divino che avrebbe sicuramente favorito la vittoria.

Ancora oggi, dopo cinque secoli, egli è rievocato nei canti popolari, nei racconti e nelle leggende che narrano le sue straordinarie imprese belliche. L’immagine di Scanderbeg e le sue eroiche imprese, compiute per la libertà e l’indipendenza della patria, sono rimaste scolpite nei cuori degli Albanesi e sono rievocate non solo nei momenti di crisi nazionale, ma anche nelle solenni manifestazioni familiari, quali sono la nascita e il matrimonio.
La più alta ambizione di un’autentica madre albanese è quella di avere un figlio valoroso al pari di Scanderbeg.
Le tradizioni popolari ricordano le credenze secondo cui Scanderbeg aveva un corpo divino e invulnerabile e una forza sovrumana.
La sua invulnerabilità sarebbe dovuta alle Ore e alle zane o ninfe dei monti che avevano unto con sostanze ricavate da erbe campestri tutto il suo corpo, ad eccezione delle sue ascelle, unici punti in cui poteva essere ferito a morte.
A ricordo della sua forza sovrumana, le leggende ricordano che egli

“scaglia, a guisa di Ercole, dal monte di Bulqiza, macigni contro l’esercito turco schierato nella pianura di Dibra; ovvero quando egli, come l’omerico Poliremo, apre e chiude con un enorme masso l’antro montano che va sotto il suo nome, dove periodicamente dimorava e nascondeva le armi.” (MARLEKAY, 1969)

In Albania, molti sono i toponimi (monti, sorgenti, massi, ecc…) che ricordano le avventure di questo personaggio e diversi sono appunto riferiti ad alcune grotte ove usava rifugiarsi dopo i fulminei attacchi che egli sferrava contro l’esercito turco.

Una bella e singolare leggenda riportata da MARLEKAY (1969) e raccontata ancora oggi, anche se con minore ricchezza di particolari, dalla gente albanese (MANGHISI, 1996) ci narra come Scanderbeg fu salvato da una grotta e da un ragno dalla sicura cattura da parte dei suoi nemici:

“Terminata la battaglia, l’eroe andava a coricarsi nelle caverne del monte che attualmente va sotto il nome Mali i Skanderbegut (Monti di Scanderbeg).
Così narra una leggenda raccolta in Mati e sviluppata altrove con particolari che meritano di essere conosciuti. Mentre Scanderbeg era nella caverna, un ragno cominciò a tessere la tela sull’ingresso. Giunti i Turchi, videro l’ingresso coperto di tela, e dissero: “Non è possibile che egli sia entrato qui dentro, altrimenti avrebbe rotto la tela”. E se ne andarono. Così Scanderbeg fu salvo.
Da quel giorno gli abitanti di Cidhna non uccidono il ragno trovato in casa, perché ha salvato Scanderbeg, ma lo prendono e lo cacciano fuori”.

Scanderbeg dedicò tutta la sua vita alla sua patria; alla sua morte egli donò tutti i suoi averi all’Albania e e costituì depositaria dei suoi beni la terra, che eglia veva strenuamente difeso dagli invasori turchi, come narra la seguente leggenda:

“La spada d’oro, il freno del cavallo d’oro, la sella del cavallo d’oro, i vestiti d’oro, tutto quanto ha lasciato Scanderbeg su Qafa e Buellit “Monte Bufalo” in una caverna che dapprima è tortuosa, poi in discesa e poi di nuovo tortuosa, fino all’ultima grotta. Nessuno osa portare via questi beni che Scanderbeg ha affidato alla terra. Disse Scanderbeg alla terra: “Ti lascio tutto questo in custodia con l’obbligo di consegnarlo alla mia gente” (MARLEKAY, 1969).

Ancora oggi, la gente albanese narra di questo favoloso tesoro che è nascosto nelle viscere della terra e, ovunque vada, anche quella emigrata da secoli sul territorio italiano, conserva ancora un vivo ricordo di questo personaggio, che, se non vi fossero le fonti storiche che confermano la sua esistenza, sarebbe soltanto un personaggio leggendario.

Bibliografia

HAXHIHASANI Q. (1967) - Tregime popullore rreth periudhes se Skenderbeut. Studime Filologjike (Tirana), XXI (IV).

MANGHISI V. (1995) - Leggende carsiche dell’Albania. Puglia Grotte, Bollettino del Gruppo Puglia Grotte (Castellana-Grotte), p. 53-56.

MANGHISI V. (1996) - Skanderbeg e le grotte albanesi. Puglia Grotte, Bollettino del Gruppo Puglia Grotte (Castellana-Grotte), p. 116.

MANGHISI V. & SAVINO G. (1995) - Bibliografia speleologica dell’Albania. Puglia Grotte, Bollettino del Gruppo Puglia Grotte (Castellana-Grotte), p. 45-52.

MARLEKAY L. (1969) - Scanderbeg nelle tradizioni popolari albanesi. Favia Ed. (Bari - Roma), p. 1-37.

Vincenzo Manghisi