Alcune cavità naturali calabresi nella Valle del Savuto ...spulciando le tesi di laurea
16.11.2001
Alcune cavità naturali calabresi nella Valle del Savuto
…spulciando le tesi di laurea
Le cavità della valle del Savuto
Spulciando le numerose tesi di laurea sul carsismo, di cui è stato relatore il prof. FRANCO ANELLI, scopritore e valorizzatore delle Grotte di Castellana, una in particolare ha colpito la mia attenzione in quanto in essa sono descritte alcune cavità naturali calabresi non inserite nell'elenco catastale della regione.La tesi di laurea in questione è “La Valle del Savuto”. Conoscenze geografiche" discussa nell’anno accademico 1968-69 dalla laureanda ADA DE RANGO.
Il fiume Savuto ha le sue origini da polle sorgentifere a quota m 1315 e raggiunge dopo un percorso di circa 63,65 km il Mar Tirreno. Benché la Valle del Savuto, situata a cavallo tra le provincie di Cosenza e di Catanzaro, non sia una zona carsica, l’autrice segnala ben tre cavità naturali rinvenute durante i suoi sopralluoghi in campagna.
Nella Valle del Savuto sono ubicati numerosi comuni quali Aiello Calabro, Altilia, Aprigliano, Belsito, Carpanzano, Cleto, Colosimo, Conflenti, Grimaldi, Malito, Mangone, Marzi, Parenti, Pedivigliano, Rogliano, S.Stefano di Rogliano, Scigliano, Decollatura, Falerna, Martirano Lombardo, Motta S.Lucia, Nocera Terinese, S.Mango d’Aquino, Taverna in provincia di Catanzaro.
A pagina 172, vi è una piccola appendice dal titolo “Esempi tipici di cavità sotterranee naturali”, il cui suggeritore è stato indubbiamente il prof. FRANCO ANELLI. In essa sono descritte tre cavità naturali esistenti nella media Valle del Savuto. Riporto integralmente il testo:
“LA GROTTA DEL BRIGANTE
Nel corso delle mie escursioni lungo lo Stupino affluente di destra del fiume Savuto, superata a settentrione la linea di spartiacque col torrente Jassa (affluente del Crati), ho incontrato un affioramento di nuda roccia calcarea a grana piuttosto grossa, forse di età eocenica. La mancanza di fossili macroscopici non mi ha consentito un giudizio sicuro. La roccia affiorante presenta caratteristiche morfologiche tipicamente carsiche, con qualche solcatura, con superfici arrotondate dall’azione solvente delle acque meteoriche, delle piogge e dalla rugiada.
Al margine meridionale dell’affioramento calcareo si apre una modesta cavità naturale avente i caratteri di una inaridita bocca emittente. Nell’interno piccola cavità si osservano sotto la volta forme di erosione delle acque circolanti in una lontana fase di attività idrica della grotta. Il suolo era coperto da terriccio bruno-rossastro, con piccoli massi rocciosi sparsi irregolarmente, buttati forse dall’esterno.GROTTA SENZA NOME
Non lontano dalle precedenti si apre una minuscola cavità sotterranea che non presenta particolari caratteristiche morfologiche; si direbbe una grotta di degradazione meteorica in un ammasso di brecciame grossolano calcareo.LA GROTTA DEL GIGANTE
E’ la grotta più importante che abbia visitato, tipico esempio di cavità primaria o singenetica secondo la classificazione corrente. La grotta è una cavità originata accidentalmente dall’accumularsi di enormi massi di frana (ANELLI, 1957-58). Si apre nei pressi della località San Paolo, non lontano dall’abitato di Belsito, fra blocchi calcarei staccati lateralmente da un affioramento di calcare travertinoso di probabile età quaternaria. Per la sua limitata estensione questo affioramento non è indicato nella carta geologica consultata.
Per la sua natura la cavità ha un andamento molto irregolare ed è pertanto di non facile esplorazione anche per il notevole suo sviluppo in profondità che deve raggiungere una ventina di metri. L’ingresso non si scorge facilmente per essere nascosto da abbondante vegetazione erbacea, da muschi nella parte umida interna rischiarata debolmente dalla luce esterna del giorno.”
Il testo è accompagnata dal rilievo (solo sezione) della Grotta del Brigante e della Grotta del Gigante e da una sezione est-ovest del masso San Paolo passante per la Grotte del Gigante; non vi sono riportate, purtroppo, le scale metriche. Mancano anche le quote altimetriche dei vari ingressi. Alcune foto illustrano le cavità descritte precedentemente. Una foto, in particolare, si riferisce ad una “Grotta in prossimità della strada statale n. 108. Nel Comune di Malito in calcari clastici”: si tratta della stessa “Grotta senza nome” brevemente descritta nel testo?
La presenza di tali grotte fa presupporre l’esistenza di altre cavità sotterranee nella zona, anche perché la laureanda si è certamente limitata a descrivere le cavità più note e di facile accesso, non essendo personalmente interessata in modo particolare a tale tematica durante le sue ricerche in campagna.
La denominazione “Grotta del Brigante” indica senza dubbio che la cavità sia stata un rifugio per un brigante, il cui nome sarà senza dubbio noto agli abitanti della zona. Per quanto riguarda la denominazione della “Grotta del Gigante”, invece, si può certamente azzardare una ipotesi abbastanza plausibile: la fantasia della popolazione sarà stata colpita dalle enormi dimensioni dei massi franati ed accatastati in quel modo, tanto da formare una caverna, per cui ha immaginato che tale architettura fosse opera di un gigante dalla forza sovrumana.
La predetta tesi è consultabile nel Centro di Documentazione Speleologica “F. Orofino” ospitato presso il Museo Speleologico “F. Anelli” delle Grotte di Castellana.
Bibliografia
ANELLI F. (1959) - Nomenclatura italiana dei fenomeni carsici. Le Grotte d’Italia 1957-58 (Castellana-Grotte), 3, (2), p. 5-36.
DE RANGO A. (1968/69) - La Valle del Savuto. Conoscenze geografiche. Tesi di Laurea - Università degli Studi di Bari, Facoltà di Scienze, Corso di Laurea in Scienze naturali, Anno Accademico 1968/69, p. 1-177 (inedita).
LA ROCCA F. & OROFINO F. (1987) - II Elenco catastale delle grotte della Calabria. Comunità Montana dell’Alto Jonio (Trebisacce), p. 1-94.
Vincenzo Manghisi