La Grotta dell'Angelo a Tramonti (Salerno)

16.11.2001

La Grotta dell’Angelo a Tramonti (Salerno)

Introduzione

Figura 1 - La grotta naturale che ospita l'abbazia medievale di S. Maria de Olearia (Foto V. Manghisi) Il suggestivo e spettacolare paesaggio della Costiera Amalfitana è noto soprattutto per le sue coste alte e frastagliate, per le sue insenature nelle quali sono incastonati graziosi piccoli centri storici, tra cui la storica Amalfi, la più antica delle repubbliche marinare italiane.

Meno conosciute sono invece le sue grotte, ad eccezione della turistica Grotta dello Smeraldo, affascinante cavità carsica dalle meravigliose acque marine di colore smeraldo.

Un’altra cavità abbastanza nota è la Grotta di S.Maria de Olearia, a Maiori, di proprietà privata, che ospita nel suo interno l’abbazia omonima ricca di splendidi affreschi. Altre grotte religiose della Costiera sono la Grotta dei Santi ad Atrani e l’eremo di S.Maria Avvocata a Maiori.

Il territorio di Maiori è particolarmente ricco di grotte; tra queste ricordiamo la Grotta Pannone, la grotta dell’Acqua Sulfurea, la grotta dell’Uomo a Cavallo o Capodorso e la Grotta dell’Annunziata o degli Spagari.
Lungo la costiera sono visibili percorrendo la SS 163, numerose cavità o semplici anfratti di roccia che sono spesso utilizzati per allestire presepi o edicole religiose. Sono visibili anche parti residuali di grotte franate, dalla cui volta pendono gruppi stalattitici.

Nonostante questa ricchezza di fenomeni carsici, non sono mai state condotte specifiche ricerche nella zona. Lo si evince anche dalla descrizione di alcune grotte sui dépliants che riprendono notizie vecchie di almeno 30 anni dalla guida del Touring Club Italiano.

La cavità

In questa breve nota, frutto di un rapido sopralluogo, si vuole segnalare l’esistenza di una piccola cavità religiosa, poco nota, situata a Gete, una delle 13 frazioni del Comune di Tramonti (SA).
Raggiunta la Chiesa di S.Michele Arcangelo, si scende nel vallone, ove scorre il torrente “Caro” e lo si risale per poche decine di metri, seguendo un piccolo sentiero.
Subito di fronte, lungo la sinistra idrografica del torrente, si apre una cavità nella quale è stata realizzata una chiesetta.
La costruzione ha una struttura autonoma e soltanto le absidi terminali sono a diretto contatto con la roccia di fondo.

Gli storici narrano che, in corrispondenza della cavità, prima dell’alluvione del 1700, il torrente Caro presentava il suo alveo più spostato di circa circa 15/20 metri dall’ingresso della cavità, tanto da lasciare lo spazio ad una chiesetta ora scomparsa dedicata a San Marco.
Il versante meridionale dei Monti Lattari è caratterizzato dalla presenza di brevi corsi d’acqua a regime torrentizio e con notevoli pendenze; vi sono addirittura salti simili a cascate.

E’ sufficiente pensare che il dislivello tra il valico di Chiunzi e la spiaggia di Maiori è di 685 m; mentre la distanza in linea retta è di circa 8 km; la strada ne misura 12.

La grotta è una cavità d’erosione laterale, dovuta alle frequenti e violente piene del torrente; successivi crolli di assestamento hanno poi ampliato la cavità alle dimensioni attuali.
La grotta principale si prolunga sia a monte sia a valle con ampi ripari sottoroccia.
Attenti indagini speleologiche potrebbero consentire di catastare numerose altre cavità, speleogeneticamente similari, che s’intravedono lungo i fianchi del vallone.

La chiesetta costruita all’interno della cavità presenta due navate non simmetriche: la più ampia a sinistra, mentre la più piccola a destra è circoscritta dalla roccia affiorante.
I muri perimetrali sono realizzati con materiale roccioso trovato sul posto. Tra lo spazio absidale e le navate, un pilastro centrale abbellisce e divide l’ambiente.
Le volte poggiano su due colonne: quella centrale è una elegante colonna tortile con pregevole capitello corinzio, proveniente probabilmente da qualche costruzione romana dei dintorni; mentre l’altra è stata ritrovata tra i detriti.
La volta è realizzata a crociera su archi ogivali, caratteristica tipica dell’architettura amalfitana. Lungo il lato destro, un basso ambiente con volta ad arco racchiude una tomba.

L’alluvione d’eccezionale violenza che si abbatté sulla zona nella notte tra il 25 e il 26 ottobre 1954 aveva fatto crollare la facciata della chiesetta; frettolosi e maldestri restauri sono stati effettuati negli anni ‘80 dai locali con il cemento, mentre portoni vetrati in ferro delimitano attualmente la facciata.

A destra dell’ingresso alla chiesetta, vi è uno strano ambiente di forma quasi circolare. Sembra che la superficie interna sia decorata a stucco con rappresentazioni erbacee di colore rosso e verde.
Esso probabilmente è di età più antica della chiesetta.
All’esterno, gli spazi esistenti a lato della chiesetta erano adibiti ad area cimiteriale; infatti, durante i lavori di restauro, negli anni ‘80, furono rinvenuti moltissimi resti umani, ora raccolti in apposite tombe collocate sotto gli archi presenti.

Attualmente la grotta è ancora utilizzata per celebrarvi la messa, ma necessita di urgenti ed esperti restauri per il consolidamento della struttura e per mascherare i precedenti interventi.
Per la sua singolare posizione lungo il greto del torrente, la cavità merita senza dubbio una visita da parte dei visitatori della Costiera Amalfitana.

Bibliografia

BERGMAN R.P. & CERENZA A. (1994) - Maiori. S.Maria de Olearia. Guida alla visita dell’abbazia medievale. Eidos Nicola Longobardi Editore (Castellammare di Stabia), p. 1-103.

BERTAUX E. (1968) - L’art dans l’Italie méridionale. (Roma)

CAFFARO A. (1986) - Insediamento rupestri del Ducato di Amalfi. (Salerno).

Vincenzo Manghisi