La Grave Gentile (Pu 11), in territorio di Polignano a Mare (Bari)

16.11.2001

La Grave Gentile (Pu 11), in territorio di Polignano a Mare (Bari)

Introduzione

Il territorio di Polignano a Mare è noto, dal punto di vista carsico e speleologico, essenzialmente per le numerose e spettacolari grotte distribuite lungo la falesia rocciosa sulla quale si sviluppa il centro abitato (Colamonico, 1919a; Favale, 1994). La bellezza naturale dei luoghi, e il contrasto tra la bianca roccia calcarea e l’azzurro mare sottostante, hanno da sempre costituito un forte richiamo per i turisti che ogni stagione estiva affollano la cittadina pugliese. Anche l’area più interna del territorio di Polignano presenta però paesaggi carsici di indubbio interesse ed emergenze speleologiche degne di attenzione; tra queste ultime, spiccano le due cavità più profonde dell’agro polignanese, vale a dire la Grave di Polignano (Pu 28) (Colamonico, 1919b; Orofino, 1967; Favale, 1994) e la Grave Gentile (Pu 11). E’ di quest’ultima che ci occupiamo nella presente nota.

Geomorfologia dell’area

Figura 1 - Sezione della Grave Gentile (PU 11) In superficie, le maggiori evidenze morfologiche del paesaggio carsico nella zona interna del territorio di Polignano, ed in quelli limitrofi di Conversano, Castellana-Grotte e Monopoli, sono costituite da doline di varia dimensione e profondità, e da solchi erosivi stretti ed allungati e dal fondo piatto (le classiche lame della zona murgiana), forme relitte dell’antico reticolo fluviale che si sviluppava in questa area in passate epoche geologiche. Le doline del territorio polignanese sono state oggetto di studi e ricerche a partire dall’inizio del secolo scorso; in particolare, se ne occupò il geografo Carmelo Colamonico in alcuni scritti dei primi decenni del 1900. Nell’ambito di uno studio sulle conche carsiche della zona di Castellana, infatti, il Colamonico esaminò in dettaglio una serie di doline nei pressi di Villanova (l’attuale Triggianello), tra le quali spiccava quella di Lago Triggiano (Colamonico, 1917), e citò inoltre in un successivo lavoro altre quattro doline, dislocate nel territorio più a nord (Colamonico, 1919a). In nessuno dei suddetti studi risulta citata la presenza di Grave Gentile: gli unici riferimenti a cavità carsiche riguardano infatti la segnalazione della Grotta della Jena (a quel tempo nota come grotta di Castellana) (Dell’Erba, 1881) e della cosiddetta grava di Castellana, ubicata lungo la vecchia strada Castellana-Putignano, e corrispondente all’imbocco di quelle che saranno successivamente scoperte ed esplorate come le Grotte di Castellana (Pu 8).

Grave Gentile è ubicata nei pressi della strada provinciale Castellana-Polignano, poco più di due chilometri a nord di Castellana-Grotte. L’area in esame è caratterizzata morfologicamente da blande dorsali orientate prevalentemente in direzione NW-SE, tra le quali è possibile individuare accenni di lame, il cui andamento è grossomodo parallelo a quello delle suddette dorsali, tranne che nel settore immediatamente a nord di Castellana-Grotte, dove esse si dispongono in direzione circa E-W. Come in gran parte delle Murge di sud-est, le forme del paesaggio carsico sono appena accennate, e spesso hanno subito modificazioni (talvolta profonde, fino alla quasi completa obliterazione) ad opera dell’azione antropica. Ciò nonostante, si individuano delle doline, alcune delle quali sono impostate in corrispondenza delle lame, mentre altre risultano ubicate al di fuori delle tracce dell’antico reticolo idrografico. Tra queste ultime, spicca la dolina o Lago Triggiano (Colamonico, 1917; Anelli, 1957; Manghisi, 1996), poco più di un chilometro a nord di Grave Gentile: si tratta di uno dei tipici laghi carsici della zona, che hanno avuto un importante ruolo anche nella storia degli insediamenti umani succedutisi nei territori di Conversano, Castellana-Grotte e Polignano a Mare. Questi laghi sono infatti stati sfruttati dall’uomo nel corso dei secoli quali aree di approvvigionamento idrico, a causa del ristagno di acqua in superficie o nei primissimi metri di profondità, grazie alla presenza di depositi residuali, terre rosse o pozzolane che consentivano la permanenza di falde nel terreno (Colamonico, 1917; Radina, 1958; Palmisano & Fanizzi, 1992). In corrispondenza di alcuni di questi laghi, o nelle loro immediate vicinanze, sono ubicati antichi insediamenti risalenti ad epoca paleolitica e neolitica (AA.VV., 1981); è il caso ad esempio dei laghi di Castiglione, Chienna e Agnano, tutti in territorio di Conversano.
Il Lago Triggiano, che amministrativamente ricade nel territorio di Triggianello, frazione di Polignano a Mare, è ubicato in destra orografica della lama che si origina da Contrada Chiancafredda, alla periferia settentrionale di Castellana-Grotte. La dolina presentava al suo interno tre antiche cisterne, costruite in pietra calcarea, che avevano la funzione di conservare le riserve di acqua all’interno del “lago” e consentirne il prelievo con maggiore facilità; queste cisterne sono però state distrutte negli ultimi decenni. L’episodio vandalico più recente ha riguardato, nel 1992, la cisterna principale del lago, che presentava una bella scalinata in pietra (Manghisi, 1996).
In sinistra orografica della stessa lama che margina la dolina Lago Triggiano, è ubicata, poco più a sud, la cavità carsica di Grave Gentile. L’imbocco si trova in corrispondenza del punto più depresso topograficamente di un bacino abbastanza ben definito in superficie, e delimitato da alcune dorsali morfologiche, rispetto alle quali si registra un dislivello nell’ordine dei 20-25 metri di quota. Al bordo meridionale del bacino il dislivello aumenta, sino a raggiungere la cinquantina di metri, in riferimento alla dorsale di contrada Chiancafredda, intensamente interessata da presenza di cave per attività estrattiva.

Descrizione della cavità

La Grave Gentile, secondo quanto riportato da Favale (1994) nella sua monografia sulle grotte di Polignano, fu segnalata al Prof. Franco Anelli nel gennaio 1938, e da lui esplorata insieme ad alcuni giovani del Gruppo Speleologico locale, successivamente alla scoperta delle Grotte di Castellana. Il primo rilievo della Grave Gentile risale al giugno del 1964 ad opera di Orofino, De Francesco e Ferrante: a quell’epoca la profondità della grave risultava essere di 35 metri. Successivamente, nel 1989, nell’ambito di un progetto della Federazione Speleologica Pugliese, fu realizzato un nuovo rilievo ad opera del Gruppo Puglia Grotte; tale rilievo però non risulta nella più recente versione della scheda catastale relativa alla cavità. Ciò lascerebbe presupporre che a quella data non siano state riscontrate significative differenze con il rilievo iniziale di Orofino, e che quindi la profondità della grave risultasse ancora di 35 metri. Va però segnalato che, nella descrizione dello stato della cavità al 3 settembre 1989 (data del su citato aggiornamento), era indicato l’inquinamento per “rifiuti solidi inorganici”.
Nel novembre 2001, data dei nostri rilievi, abbiamo invece riscontrato una minore profondità della Grave, che risulta attualmente pari a 30 metri. Ciò è da mettere in relazione allo presenza nella parte inferiore della cavità di pietrame e di altro materiale, che ne ha determinato il riempimento per almeno qualche metro. Assumendo che non siano stati eseguiti errori in fase di rilievo, ne deriva quindi che, a seguito della purtroppo consueta, ma non per questo giustificabile, abitudine di utilizzare le cavità carsiche del nostro territorio per disfarsi di materiale indesiderato, la Grave Gentile ha subito una riduzione in profondità dagli originari 35 metri agli attuali 30.

L’imbocco della cavità è parzialmente mascherato da vegetazione costituita da alberi di ulivo. La Grave è un antico inghiottitoio, che presenta due ingressi limitrofi, allineati in direzione circa E-W. L’ingresso principale è quello più ampio, verso est; l’ingresso secondario è di dimensioni minori, e presenta maggiori difficoltà per il distacco di sassi e terriccio dalle pareti. I due ingressi si congiungono ad una profondità di - 7 metri; da qui si prosegue la discesa verticale del pozzo. A poco più di 20 metri è presente una cengia, a costituire un terrazzino naturale prima dell’arrivo sul fondo. C’è quindi una zona abbastanza ripida, in direzione sud, che conduce alla parte terminale della cavità. Si intravede, lungo un lato dell’ambiente terminale, quella che doveva costituire l’antica via lungo la quale le acque si infiltravano nel sottosuolo. Il tutto è però attualmente mascherato da detriti rocciosi e da rifiuti.
E’ da segnalare che, a conferma di quanto era già noto da precedenti esplorazioni, nella parte terminale della grotta l’aria risulta pesante, per la probabile presenza di concentrazioni elevate di anidride carbonica. Ciò rende faticosa la respirazione dopo qualche minuto di permanenza nella zona più profonda della cavità.
Le pareti della cavità sono ad andamento verticale, costituite da calcari del Cretaceo, stratificati in banchi di spessore variabile, ma comunque in media intorno ai 50 cm, e raramente superiori al metro. La giacitura complessiva è verso E, con inclinazione di pochi gradi. I principali sistemi di fratturazione dell’ammasso roccioso sono orientati NNW-SSE, ed hanno presumibilmente controllato lo sviluppo e l’evoluzione della cavità. Questi sistemi sono infatti riscontrabili anche in superficie, nelle direzioni delle principali lame e ne hanno quindi controllato strutturalmente lo sviluppo. Alla scala dell’affioramento, la roccia appare poi mediamente fratturata, salvo locali variazioni, con presenza di settori ad alto grado di fatturazione. Non si osservano fenomeni di concrezionamento all’interno della grotta, né è stato notato stillicidio. Lungo le pareti, ed alla base del pozzo, erano presenti numerosi esemplari di ragni, della dimensione massima di qualche centimetro.
Sebbene sia una cavità di limitato sviluppo, la Grave Gentile rappresenta una tra le emergenze carsiche di maggior interesse della zona interna del territorio di Polignano a Mare. Come per tante altre cavità a sviluppo prevalentemente verticale, esiste il concreto rischio che essa venga utilizzata per ulteriori operazioni di scarico di rifiuti e materiali di risulta. Il presente articolo, tramite la divulgazione del rilievo da noi condotto e delle ricerche intraprese, intende fornire un contributo alla conoscenza del carsismo della zona interna di Polignano, nella convinzione che la conoscenza del territorio costituisca il primo passo, necessario ma non sufficiente, per la salvaguardia delle emergenze carsiche e speleologiche che su di esso sono presenti.

Tabella I - Dati catastali

Denominazione della cavitàGrave Gentile
Riferimento catastalePu 11
ComunePolignano a Mare
LocalitàSelva Fina
Cartografia:
  • tavoletta I.G.M. (1:25.000)
  • carta tecnica (1:5.000)


F. 190 IV S.E. Putignano
Elemento 456073 "Chiancafredda (Bari)"
Coordinate geografiche:
  • latitudine
  • longitudine


N 40° 54’ 23"
E 4° 42’ 59"
Quota ingresso220 m s.l.m.
Profondità30 m
Sviluppo15 m
Rilievo:
  • data
  • rilevatori



7 Giugno 1964
F. Orofino, M. De Francesco, D. Ferrante
Aggiornamento rilievo:
  • data
  • rilevatori


10 Novembre 2001
M. Parise, G. Proietto, V. Romanazzi

Bibliografia

AA.VV. (1981) - Il popolamento antico nel sud-est barese. Museo Civico di Conversano, Grafiche Colucci, Monopoli, 104 pp.
Anelli F. (1957) - Guida per la escursione II. Bari - Alberobello - Selva di Fasano - Castellana Grotte - Bari. Atti del XVII Cong. Geogr. It., Bari, 23-29 Aprile 1957, vol. IV, Guida alle Escursioni, 69-120.
Colamonico C. (1917) - Le conche carsiche di Castellana in Terra di Bari. Boll. R. Soc. Geogr. It., Roma, fasc. IX-XII, 1-39.
Colamonico C. (1919a) - Fenomeni carsici a Polignano. Boll. Stat. Amm. Com. di Bari, n. 4, 3-9.
Colamonico C. (1919b) - Di alcune voragini pugliesi dette “grave”. Riv. Geogr. It., Firenze, anno XXVI, 3-8.
Dell’Erba L. (1881) - Brevi cenni sulla Grotta di Castellana in quel di Bari. Tip. A. Trani, Napoli, 16 pp. [ristampa anastatica in Quaderni di Speleologia Meridionale, 1987, n. 3, Castellana-Grotte].
Favale F.F. (1994) - Le grotte di Polignano. Federazione Speleologica Pugliese, 250 pp.
Manghisi V. (1996) - La dolina “Lago” di Triggianello. Susasuso, 8, Castellana-Grotte, p. 13.
Orofino F. (1967) - Polignano e le sue grotte. Itinerari Speleologici, suppl. a L’Alabastro, 1-2, Castellana-Grotte, 10-24.
Palmisano P. & Fanizzi A. (1992) - I laghi di Conversano. Itinerari Speleologici, 6, 35-53.
Radina B. (1958) - Sugli affioramenti di pozzolana nelle Murge baresi. Annali Fac. Agraria Univ. di Bari, vol. XII, 3-11.

Mario Parise, Gaetano Proietto e Vito Romanazzi