Cenni di psicospeleologia

16.11.2003

Cenni di psicospeleologia

L'Autrice Sin dalla sua comparsa sulla Terra, l'uomo primitivo si è unito ai suoi simili per sopravvivere, dando vita a gruppi all'interno dei quali condividere i lavori e le attività più disparate, ma anche comportamenti, credenze, valori e idee.

La conduzione di attività come la caccia e la raccolta di frutti spontanei necessitava degli sforzi congiunti di un insieme di individui affinché producesse risultati tali da coprire le più elementari necessità. La teoria psicanalitica afferma che nella psiche dell’essere umano esistono tre grandi entità: la coscienza, il precosciente e l’inconscio. In quest’ultimo, che è la parte sconosciuta, risiedono i segreti più intimi dell’individuo, di difficile conoscenza. Nel quadro di questa teoria, volendo semplificare per la realizzazione di questo articolo, si afferma che l’inconscio, identificato come l’altro, che risiede in noi stessi, agisce in una maniera della quale noi stessi non ci rendiamo conto, attraverso le nostre parole e i nostri gesti. Questa parte sconosciuta, secondo questa teoria, è vissuta nell’individuo come un sentimento di carenza, che dà come risultato una ricerca continua per la sensazione inconscia di non sentirsi completo, e nella lotta per riempire questa carenza l’individuo si serve di molti meccanismi, che possono essere positivi o negativi.

La sublimazione è il meccanismo più elevato nell’essere umano: lo eleva alla creazione, più che alla distruzione. Il lavoro, inteso nel senso più ampio della parola, l’arte e lo sport sono forme sublimi dell’inconscio, e ci portano a integrarci e ad adattarci alla società e a sentirci realizzati.
In questo senso non esistono azioni o decisioni arbitrarie, ma esisterebbe sempre una ragione cosciente o inconscia che ci porterebbe a prendere differenti decisioni nel corso della nostra vita e che, al momento di porci la domanda del perché della nostra decisione e del perché lo facciamo, potrebbe non trovare risposta, in quanto probabilmente non lo sapremmo spiegare con chiarezza e certezza, cercando una comoda ragione che ci porti ad allontanarci dalla oscurità quasi assoluta: l’inconscio.

Il motivo di contatto sociale può all’inizio esprimersi mediante una necessità biologica di stare insieme ad altre persone; ma più tardi si manifesta anche come una necessità sociale e può sembrare condizione inevitabile e a priori per l’integrazione sociale e per assicurare la salute mentale e fisica.

Il gruppo ha dato un senso di sicurezza e protezione. Lo psicologo statunitense Maslow afferma che esistono necessità di base e necessità relazionali che contribuiscono allo sviluppo della personalità, e fra queste colloca la necessità di appartenenza, d’amore e identificazione. Tra l’altro, sentirsi parte di un gruppo è essenziale per lo sviluppo e la crescita dell’individuo, e il sentirsi accettati dagli altri ci porta ad accettare le norme sociali del gruppo stesso. Ad esempio, l’attività speleologica, per la serie di problemi che comporta, la cui soluzione obbliga all’interazione e alla cooperazione fra i suoi membri, per le stesse ragioni implica un tipo di sopravvivenza; è, infatti, un’attività nella quale si pone nelle mani di altre persone la propria esistenza; sebbene non venga realizzata come un lavoro, è un’attività che implica uno sforzo fisico e psicologico che ci porta soddisfazioni sia individuali che sociali.

Per questi motivi, intorno a quest’attività si crea un cumulo di emozioni diverse, le quali permettono di stabilire un legame tra i diversi membri del gruppo.
Agli appartenenti al nostro stesso gruppo, spesso, per la natura propria dell’attività speleologica, abbiamo affidato la nostra vita; a loro abbiamo mostrato le nostre potenzialità, le nostre paure; con loro abbiamo diviso aspirazioni e sforzi, sicurezze, insicurezze, punti forti e deboli, senza maschere, senza apparenze. Insomma, rappresenta un’espressione della propria identità personale.
La massa ha sempre originato negli uomini uno sfogo di emozioni, allegria, collera, paure, soddisfazioni e solidarietà. Nei suoi estremi negativi troviamo la sua patologia; gli studiosi affermano l’esistenza di neurosi e psicosi collettive, dove la diffusione avviene attraverso un tipo di contagio sociale. La forza e il potere delle moltitudini sembrerebbe possa spostare le montagne…!
Gli speleologi muovono le montagne mediante l’esplorazione, cercando un motivo: le grotte, luoghi silenziosi e misteriosi, alla ricerca di un’altra dimensione di spazio e di tempo; è così che gli speleologi nel corso di questa ricerca si privano anche del sonno, il quale viene sostituito dall’emozione che dà la grotta, alla ricerca del piacere di entrare in questo mondo diverso dal quotidiano. È questo il motivo d’unione, lo scopo ultimo: entrare nelle meravigliose profondità della terra, motivo che facilmente appassiona.

Nei raduni speleologici si nota frequentemente questo fenomeno di raggruppamento, di massa; si ha l’idea di avere una seconda famiglia. L’orma che lascia il ricordo di lunghe e significative ore trascorse nel chiaro di un giorno soleggiato o sotto la nebbia e la neve che ci porta un giorno d’inverno, di avventure che amiamo rivivere seduti intorno ad un tavolo davanti a un bicchiere di vino, reminiscenze che ci portano a congiungere delle emozioni, dove si mostra una grande solidarietà con l’altro, quello che è visto come il mio simile, e che divide la stessa passione: l’oscurità e l’odore umido della grotta.

Attualmente il mondo moderno, dove le condizioni di vita si basano economicamente sul principio di competenza individuale, dà come risultato psichico una tensione ostile diffusa negli uomini. Così, d’accordo con Karen Horney: Come regola generale, l’individuo non è preparato, nella nostra cultura, alle ostilità ed alle lotte che lo aspettano, se gli è stato insegnato che la gente è ben intenzionata, che fidarsi degli altri è una virtù e che stare in guardia è quasi un difetto morale; questa contraddizione fra l’amore fraterno e le tensioni ostili che esistono nella realtà, può influire nella diminuzione dell’autostima (Horney, 1945). E che dire allora della sfiducia verso gli altri?

In questo contesto si potrebbe dire che nel mondo speleologico si cerca inconsciamente di sfuggire verso altre dimensioni dove non esiste la quotidianità, dove l’autorealizzazione acquista forme palpabili e genera atteggiamenti positivi e un’apertura verso altre persone che dividono il nostro interesse e lo vivono con passione; pertanto si tende a ragionare volutamente e intenzionalmente in una maniera differente da quella con cui ci muoviamo quotidianamente.

Erich Fromm (1985), psicologo sociale, identificò in una società forze distruttive che conducono al rischio di perdere la propria identità per obbedire ai principi negativi della società. Individuò però anche speranze, identificando punti positivi nei quali l’individuo poteva permettersi di essere se stesso. Credette che la gente potesse cooperare e lavorare insieme, vide una società nella quale l’uomo si relazionava con l’uomo amorevolmente, in maniera fraterna e solidale; una società che ha la possibilità di trascendere la natura tendendo a creare più che a distruggere, nella quale tutti ottengono un senso di sé, nello sperimentare sé stessi come soggetto dei propri poteri al di fuori del conformismo, nella quale un sistema di orientamento e devozione esiste senza la necessità umana di distorcere la realtà e adorare gli idoli. Lo chiamò socialismo umanista comunitario, intendendo come socialismo il fatto che tutti sono responsabili del benessere di tutti, umanista un qualcosa orientato verso gli esseri umani e non verso alcuna entità superiore, né lo stato onnipotente né alcuna concezione di Dio, e comunitario quello composto di poche comunità, qualcosa di opposto (contrario) ai governi o alle grandi corporazioni. Non avrebbe solitudine, né sentimenti di isolamento, né di disperazione.
Tutti avrebbero la stessa opportunità per arrivare ad essere totalmente umani. È in questo modo che nel mondo speleologico l’amore fraterno si può toccare e fidarsi dell’altro diventa un qualcosa di naturale, come un atteggiamento volontario a pensare non in modo schematico, cioè conforme all’altra dimensione del mondo speleologico: le grotte.

RINGRAZIAMENTI

Un ringraziamento particolare a Gianni Campanella per l’aiuto offertomi nella compilazione di questo lavoro.

BIBLIOGRAFIA

Whittaker J. (1979) - La psicología social en el mundo de hoy. Trillas. México, p. 195-231. Fromm E. (1985) - Ética y psicoanálisis. Fondo de Cultura Económica. México. Freud S. (1966) - Introducción al psicoanálisis. Alianza Editorial Madrid. México.

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