Didattica museale: l'esperienza al Museo Speleologico Franco Anelli
16.11.2003
Didattica museale: l’esperienza al Museo Speleologico Franco Anelli
Museo: Istituzione permanente, senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo, aperta al pubblico, che compie ricerche sulle testimonianze materiali dell’uomo e del suo ambiente, le acquisisce, le conserva, le comunica e soprattutto le espone a fini di studio, di educazione e di diletto. (ICOM, 1986)
LA COMUNICAZIONE NELLE STRUTTURE MUSEALI
Le esposizioni museali svolgono da tempo nel campo della comunicazione un ruolo importante. Secondo le moderne interpretazioni la comunicazione è intesa come uno scambio di segnali che avviene non in maniera unilaterale, bensì come un circuito. Tale sistema prevede quindi un mittente e un destinatario: il primo invia un messaggio e il secondo lo decodifica attraverso gli strumenti della propria esperienza cognitiva e emotiva, e attraverso delle risposte permetterà al mittente stesso di verificarne la ricezione (Zifferio, 1997) (Fig. 1).

Per la trasmissione e la ricezione di un messaggio sono importanti tutta una sorta di rumori di fondo identificabili nella disposizione spaziale dell’allestimento, nel tipo di luce, di colori, di scrittura, di linguaggio, scelti per la sua presentazione. Questo indica che alla base della ricezione del messaggio deve esserci un buon input ambientale, utile a costruire una informazione durevole nel tempo (MLT = memoria a lungo termine) sulla quale sarà poi possibile impostarne altre.
Alcuni autori (Garzotto, 1995) concordano quindi nell’asserire che il trasferimento di informazioni in senso didattico richiede a monte un lavoro specifico di progettazione, finalizzato ad adattare l’argomento in questione al tipo di utenza alla quale ci si rivolge, prendendone in considerazione sia il livello culturale a cui questa appartiene, sia l’età e gli interessi personali (Solima, 2000).
Notevole importanza per tutto questo ha assunto nel campo della didattica la psicologia cognitiva ed emotiva, che cerca di spiegare le ragioni e i meccanismi dei processi di comunicazione e di apprendimento. La mente umana nella comunicazione e nell’apprendimento può funzionare in due modi ben distinti: uno chiamato simbolico-ricostruttivo, legato allo studio e alla comprensione di un testo l’altro chiamato senso-motorio, che si basa sulla percezione attraverso i propri sensi e le proprie azioni, un metodo quindi inconscio dell’apprendimento che comporta inoltre una ridotta fatica mentale e fisica. In sostanza il processo di apprendimento senso-motorio è il metodo più naturale (Antinucci, 1996). Conoscere alcuni meccanismi della memoria umana, quindi, risulta utile per la costruzione di un sistema di comunicazione didattica.
STRATEGIE DIDATTICHE UTILIZZATE NEI MUSEI
Diverse sono le forme di comunicazione: quelle che generalmente sono proposte nei vecchi musei e nella maggior parte delle scuole sono la scrittura e l’immagine. Si è visto che la capacità di ricezione di un messaggio da parte di un utente è correlabile alla forma verbale in cui esso è presentato (Zifferio, 1997). Secondo alcuni autori (Garzotto, 1995), nei testi o nelle didascalie di un percorso didattico, per evitare di mettere a rischio la trasmissione della comunicazione, bisognerebbe cercare di scrivere parole con il minor numero di sillabe possibile o frasi con il minor numero di parole, evitare l’uso delle parentesi e utilizzare i verbi attivi piuttosto che i passivi, per cercare di rendere più diretta l’informazione. La museografia americana, per ordinare le informazioni di un pannello, ha individuato anche alcune regole, come quella del 3-30-3, regolata dai tempi di lettura del titolo, del sottotitolo e del testo unitamente alle didascalie, rispettivamente 3 secondi, 30 secondi, 3 minuti (Huber, 1999). Ciò significa che risulta importante selezionare le informazioni da comunicare. Inoltre nei testi andrebbe evitato l’uso indiscriminato del linguaggio professionale (definito da G. Devoto la lingua funzionale, Carter & Hiller, 1994) e cercare di creare un linguaggio narrativo con cui coinvolgere gli stessi destinatari del messaggio (Bradford, 1996).
Per quanto riguarda invece la comunicazione attraverso le immagini, si è visto che immagini composite (contestualizzate) hanno la capacità di contenere e trasmettere informazioni molto più delle immagini unitarie, che solitamente servono ad arricchire o a completare un testo. Un’immagine composita, invece, il più delle volte sostituisce completamente un testo scritto e ha bisogno come commento di sole didascalie (Zifferio, 1997). In ogni modo, per la buona riuscita della trasmissione di un messaggio, risulta importante una buona integrazione fra testi e immagini (un rapporto ottimale è inteso intorno al 25% di testo e al 75% di immagine, Zifferio; 1997) a prescindere sempre dai supporti utilizzati, che potranno essere cartacei o informatici. Oltre a queste due forme di comunicazione, scrittura e immagini, che costituiscono l’apprendimento cognitivo (chiamato tecnicamente simbolico-ricostruttivo), assume sempre più importanza la comunicazione attraverso le sensazioni, che costituisce invece l’apprendimento emotivo (senso-motorio).
Si è visto che in quest’ultimo caso è più facile e rapido imparare, e l’informazione è ricordata più a lungo. Sempre più musei scientifici, nei loro percorsi didattici, proprio per stimolare l’apprendimento, adottano come sistema di informazione l’interattività. Nelle esposizioni interattive si presta bene l’uso di supporti informatici quali il cd-rom (Angela, 1988). L’utilizzo di un cd-rom ai fini didattici è importante, perché va a collocarsi a metà strada fra l’informazione fornita dall’utilizzo del televisore o del cinema e quella fornita dal libro o dal giornale. Si avvicina al primo tipo perché al centro della comunicazione c’è l’immagine; si differenzia da entrambi perché l’utente non assorbe più le informazioni in maniera passiva; i mezzi informatici consentono infatti l’instaurazione di un dialogo domanda/risposta fra la fonte di informazione e il destinatario.
La conoscenza di un percorso museale attraverso un cd-rom permette all’utente di agire, scegliere, rispondere, costruirsi da solo il percorso, attraverso l’uso di pulsanti che comandano testi e immagini, e di poter tornare indietro, lungo lo stesso percorso, in tempo reale, per approfondire temi lasciati in sospeso o ai quali si era prestata poca attenzione, ma che risultano indispensabili per capire concetti successivi (Colazzo & Lanzinger, 1995).
In questi ultimi anni, proprio per le potenzialità informatiche che offrono (Locatelli, 1990) e per la capacità di contenere un numero illimitatamente grande di informazioni, i cd-rom sono ampiamente adottati sempre da più musei e isole didattiche delle varie categorie di scuola. Per il successo di qualsiasi mezzo didattico è importante che questo sappia incuriosire e stimolare l’utente, rendendo l’esposizione rilassante e priva di fatica fisica. Per questo è molto importante prestare attenzione al linguaggio, alla scrittura e ai colori utilizzati sia per i testi che per le didascalie. Questi sono importanti in quanto influenzano l’emotività e il grado di apprendimento del visitatore. I colori suggeriti sono le tonalità del rosso, del giallo e del blu.
Queste, infatti, sembrerebbero essere più idonee a stimolare la percezione visiva di un argomento. Il rosso e il giallo sono colori caldi a cui viene associato il concetto di vita: sono, quindi, colori positivi che creano emozioni, rilassano e stimolano l’attenzione. Di contro, il colore blu è un colore freddo, utile a rompere la monotonia dei primi due, ed inoltre è più appropriato in messaggi in cui si richiede un giudizio più distaccato da parte del visitatore (Angela, 1988). Si dovrebbero utilizzare anche caratteri e stili differenti per stabilire una sorta di gerarchia fra le informazioni fornite e per rendere più immediata la lettura e la comprensione. Per impostare l’esposizione di un argomento è oltremodo importante esaminare il tipo di utenza del museo e stabilire così la tipologia di visitatori a cui rivolgersi.
L’ESPERIENZA AL MUSEO SPELEOLOGICO FRANCO ANELLI
Dal 2001 ad oggi, al Museo Speleologico Franco Anelli si è svolta attività didattica con gli studenti di alcune scuole che nel periodo primaverile hanno visitato le Grotte di Castellana. Le guide sono state opportunamente organizzate in funzione della struttura del percorso museale allestito. Quest’ultimo si articola in 5 vetrine che espongono campioni di concrezioni, mineralizzazioni e fossili, e 50 pannelli informativi di cui 25 con testi, illustrazioni e foto che trattano principalmente argomenti inerenti alla speleologia, al carsismo, alla biospeleologia, alla preistoria e la scoperta delle Grotte di Castellana.
Le guide svolte hanno previsto l’approfondimento dei primi tre argomenti, mentre la scoperta delle Grotte di Castellana e la preistoria si è scelto di non trattarle nello specifico, poiché uno è ampiamente sviluppato durante la visita in grotta, l’altro è un argomento di studio inserito nei programmi scolastici. Le classi che per lo più hanno visitato il museo sono state le quarte e quinte della scuola elementare, seguite dalle classi delle scuole medie inferiori.
A fine percorso, ad alcune classi, prese a campione, è stato chiesto di compilare un test di verifica (Fig. 2), utile per comprendere il livello di ricezione degli argomenti da parte degli alunni e per migliorare anche l’esposizione da parte degli operatori.

La compilazione del test, inoltre, è utile agli stessi studenti per riassumere gli argomenti esposti e focalizzarne i principali.
Il test, ancora in fase di elaborazione, è di facile lettura, conforme alle categorie di scuola a cui viene presentato; prevede semplici domande a risposta breve o multipla, e si articola in due sezioni: il fenomeno carsico e la vita in grotta. Dalla correzione dei test si è potuto osservare che il percorso di visita museale è più seguito dagli alunni di scuola elementare, meno da quelli della scuola media inferiore: questo è dovuto più che altro al percorso adolescenziale degli alunni stessi.
Non c’è stata molta differenza fra i test compilati dagli alunni delle classi che durante la visita avevano dimostrato di conoscere parzialmente gli argomenti, poiché trattati in aula, e quelli compilati dai ragazzi che prima della visita non avevano invece affrontato l’argomento. Questo, sia perché le discipline suscitano la curiosità dei ragazzi, sia perché la visita è impostata in modo che possano interagire con domande e risposte (Fig. 1) e sulla base delle loro conoscenze costruire la guida insieme all’operatore, nel quale non riconoscono un insegnante, bensì un esperto che può aiutarli a capire e colmare le curiosità.
Le prime due domande del test, che hanno come oggetto il concrezionamento, sono quelle che raccolgono il maggior numero di risposte corrette; questo perché nel percorso l’argomento viene affrontato con l’ausilio di campioni che gli studenti possono toccare ed è impostato sulla osservazione e descrizione diretta di una concrezione, al fine di riuscire a identificarla come stalattite o stalagmite (percezione attraverso i propri sensi e le proprie azioni). L’osservazione è diretta e gli studenti sono protagonisti della guida. Inoltre si è notato che anche gli alunni meno attenti riescono a prestare più attenzione, proprio perché più stimolati e incuriositi dall’interazione diretta con l’oggetto di studio (apprendimento senso-motorio).
Ad ogni modo la comunicazione riguardo al test da compilare viene data solo a fine percorso, per rendere più rilassante la fase di ascolto e indurre gli studenti ad apprendere per il piacere di conoscere e non per conseguire un voto. Inoltre alcuni insegnanti favorevoli all’iniziativa hanno richiesto la valutazione dei questionari compilati per non vanificare, a parer loro, il fine del viaggio d’istruzione.
CONCLUSIONI
Il percorso informativo, allestito nel Museo Speleologico Franco Anelli, è impostato su un tipo di comunicazione noto come simbolico-ricostruttivo, tuttavia consente ai visitatori di interagire con un operatore didattico e di recepire attivamente gli argomenti illustrati. In questi anni di attività si è cercato di costruire un percorso di guida che integra l’apprendimento cognitivo con l’apprendimento emotivo. La presenza del test si è rivelata utile per confermare la validità del metodo di lavoro scelto. L’operatore pertanto, utilizzando un linguaggio appropriato all’utente e permettendogli di focalizzare gli argomenti chiave, diventa lui stesso strumento utile al visitatore per la comprensione del percorso.
BIBLIOGRAFIA
Angela A. (1988) - Musei e mostre a misura d’uomo: come comunicare attraverso gli oggetti. Armando Editore.
Antinucci F. (1996) - Se i musei sono immagini puoi vederli e capirli di più. Rivista on line Telèma, n. 6.
Bradford P. & Whitson D. (1996) - Progettare il Museo del XXI secolo. Information Architects, Zurich.
Colazzo L. & Lanzinger M. (1995) - L’informatica al servizio dei musei scientifici e tecnologici. Atti del convegno “Multimedia per i musei: realizzazioni e applicazioni”, Trento, 17-18 novembre 1994, pubbl. museologia scientifica, anno XII, 3-4.
Garzotto F. (1995) - L’importanza della progettazione nella realizzazione di applicazioni ipermediali. Atti del convegno “Multimedia per i musei: realizzazioni e applicazioni”, Trento, 17-18 novembre 1994, pubbl. museologia scientifica, anno XII, 3-4.
Huber A. (1999) - Le ragioni del Museo. Clueb Editore.
Locatelli W. (1990) - Gli audiovisivi come supporti didattici al visitatore museale. Atti del convegno “La didattica museale”, Foggia, 28/31 marzo 1990.
Solima L. (2000) - Il pubblico dei musei, indagine sulla comunicazione nei musei italiani. Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Ufficio Studi, Sangemi Editore.
Zifferio A. (1997) - La comunicazione nei musei e nei parchi: aspetti metodologici e orientamenti attuali.
Vincenza Montenegro
Gruppo Puglia Grotte