La Grotta dei Coralli a Gioia del Colle
16.11.2003
La Grotta dei Coralli a Gioia del Colle
INTRODUZIONE
Nell’agosto del 2000, durante i lavori di sbancamento in un fondo agrario di proprietà della famiglia Mereu per la costruzione di una cisterna, è venuta alla luce una cavità carsica. Sita in contrada Terzi, nel settore orientale del territorio di Gioia del Colle (provincia di Bari), essa è stata esplorata e rilevata dal Gruppo Puglia Grotte di Castellana-Grotte il 18 maggio del 2002. La grotta, denominata Grotta dei Coralli per l’abbondante presenza di concrezioni coralliformi, è attualmente in fase di inserimento nel Catasto Regionale delle Grotte Pugliesi. In questa nota, dopo una breve premessa su aspetti carsici epigei e ipogei del territorio di Gioia del Colle, si descrivono in sintesi le principali caratteristiche della nuova cavità.
ELEMENTI CARSICI DEL TERRITORIO DI GIOIA DEL COLLE
Il territorio di Gioia del Colle si sviluppa al margine tra la provincia di Bari (nel quale esso ricade amministrativamente) e la limitrofa provincia di Taranto, nell’ambito del settore intermedio delle Murge, compreso tra le Murge Basse che si estendono in direzione del litorale adriatico e le più estese Murge Alte, verso Santeramo e Altamura. Come nel resto delle Murge, il paesaggio è modellato prevalentemente dal carsismo, a causa della presenza quasi esclusiva in affioramento di litotipi calcarei, riconducibili alla formazione del Calcare di Altamura (Cretaceo Superiore). Questi risultano poi ricoperti, in corrispondenza dell’abitato di Gioia del Colle, e in altri limitati settori (a nord di Monte Sannace e nella zona di Acquaviva delle Fonti), da depositi Plio-Pleistocenici, costituiti da sabbie con subordinate argille (Sabbie di Monte Marano) e da calcareniti fossilifere (Calcareniti di Gravina).
Morfologicamente, il territorio si sviluppa tra i 330 e i 430 m di quota s.l.m., e presenta morfologie epigee tipiche del territorio carsico pugliese, quali doline, inghiottitoi e valli carsiche. Tra queste ultime, suddivisibili nella classica dicotomia delle valli di origine carsica del territorio pugliese (lame e gravine; Colamonico, 1953; Parise et al., 2003), le maggiori sono concentrate nella zona a sud dell’abitato: la Gravina del Porto, la Gravina San Benedetto e la Gravina Santa Croce, che poco fuori dei confini comunali confluiscono nel Canale Iummo, il quale a sua volta è tributario della Gravina di Castellaneta (De Libero, 2000).
Per quanto riguarda il carsismo ipogeo, il territorio di Gioia del Colle presenta 10 cavità carsiche incluse nel Catasto Regionale (Giuliani, 2000), a testimonianza dell’importante ruolo svolto dai processi carsici nella morfologia del paesaggio, sia in superficie che nel sottosuolo.
Esse risultano distribuite in prevalenza nel settore a est dell’abitato, dove tra l’altro è ubicata anche la cavità oggetto di questo articolo. Tra le grotte di Gioia del Colle (Tab. I), un cenno particolare merita la Grotta di Santa Candida (Pu 1022), a ridosso dell’omonimo complesso masserizio del XVII secolo: con 65 metri di sviluppo e 19 metri di profondità, è la grotta di maggiori dimensioni del territorio comunale, che in passato è stata interessata da attività estrattiva dei depositi di guano presenti nella cavità (Ivone, 2002).
Da segnalare infine che, contrariamente a quanto affermato in altra sede (Ivone, 2002), non ricadono nel territorio comunale di Gioia del Colle la Grotta della Masseria la Grotta (Pu 552), la Grotta Scozia (Pu 1011) e la Grotta del Lume (Pu 1012), che invece afferiscono, rispettivamente, ai limitrofi territori comunali di Putignano, Noci e Castellaneta.
LA GROTTA DEI CORALLI
Come accennato nell’introduzione, la Grotta dei Coralli è stata scoperta qualche anno fa nel corso di lavori di sbancamento per la realizzazione di una cisterna. Essa risulta costituita da un un unico e ampio cavernone al quale si accede attraverso una breve scalinata in cemento, che termina su un piccolo terrapieno realizzato per facilitare l’ingresso in grotta.
La forma complessiva è all’incirca rettangolare, con il lato maggiore disposto in direzione SSO-NNE (Fig. 1).
La grotta, ancora attiva per abbondante presenza di stillicidio, è molto ricca di speleotemi fra i quali predominano le forme coralloidi (Perna, 1989; Forti, 2000), anche dette a cavolfiore, da cui deriva la denominazione della cavità. Si tratta di globuli più o meno sferici, spesso compenetrati fra loro e ramificati, sempre saldati al substrato tramite un picciolo, di dimensioni variabili da pochi millimetri a qualche centimetro (Fig. 2).
Queste concrezioni sono molto diffuse nella Grotta dei Coralli, rivestendo l’intero pavimento, parte del soffitto e ricoprendo frequentemente stalattiti e stalagmiti (Fig. 3). L’intenso stillicidio all’interno della cavità è ulteriormente evidenziato dalla presenza al suolo di numerose vaschette concrezionate. La genesi di queste ultime può essere sia subacquea, in presenza di acque soprasature e di un’ampia superficie di diffusione (la cristallizzazione avviene per diffusione di CO2), che sub-aerea (Forti, 2000), in presenza di acqua finemente nebulizzata o in risalita per capillarità (in questo caso la cristallizzazione avverrà per evaporazione).
Per quanto riguarda le concrezioni coralloidi, date le analoghe morfologie presentate da coralloidi formati in ambiente subaereo e in ambiente subacqueo, la distinzione tra i due tipi non è immediata. In generale, si può affermare che in ambiente subacqueo questi speleotemi assumono dimensioni più grandi rispetto a quelli che si formano in ambiente subaereo e presentano forma globulare (per questo sono anche indicati come concrezioni a cavolfiore), con i singoli globuli che si incastrano l’uno nell’altro, e la superficie rugosa spesso occupata da altri globuli più piccoli. Per essere più certi nell’attribuzione di una concrezione coralloide a un ambiente di formazione specifico, è comunque necessaria un’attenta analisi delle associazioni con altri speleotemi presenti nei dintorni, che possono fornire indicazioni più precise sulla genesi dell’insieme delle concrezioni osservate.
Per facilitare la descrizione della grotta, distinguiamo al suo interno il settore orientale (nel quale si apre l’accesso alla cavità) da quello occidentale. Il lato orientale appare più asciutto rispetto all’altro, dove, oltre a maggiore stillicidio ci sono anche piccole vaschette colme d’acqua. All’estremità del lato orientale, dove il soffitto si abbassa e il piano di calpestio è più alto, al di là di una sottile cortina di alabastro che presenta effetti di corrosione da parte di acque acidule, c’è una tipica vaschetta di laghetto concrezionata. Sempre nella stessa zona, quasi di fronte all’ingresso, c’è l’unico punto della grotta che presenta notevoli stalattiti eccentriche (Fig. 4). Spostandosi verso ovest, si notano vaschette di laghetto ricoperte da un crostone di calcite da cui, attraverso due aperture, si riesce a vedere il fondo, caratterizzato da stalattiti a canne d’organo e concrezioni da colamento, dovute al flusso laminare delle acque concrezionanti. Nella parte centrale della grotta il tetto si abbassa fino a circa un metro; in questa zona si registra la presenza di terra rossa, che ha probabilmente colmato un basso morfologico interno alla cavità. Nei dintorni, uno straordinario ammasso di radici concrezionate.
La parte centrale della grotta, corrispondente topograficamente alla zona più depressa della caverna, ha il piano di calpestio riccamente coperto di concrezioni coralloidi di probabile genesi in ambiente subacqueo, come lascerebbe supporre la presenza in alcuni punti di piccoli gradini lasciati dal graduale abbassamento del livello dell’acqua. Il soffitto in questa zona non presenta nessun tipo di concrezione, e mostra invece un piccolo camino, che probabilmente coincideva con un inghiottitoio della cavità, ora riempito da depositi terrosi e suolo. A segnare, idealmente, il passaggio al settore occidentale della caverna è la presenza di una colonna calcitica: in questo settore della grotta è possibile osservare, sul soffitto e sulle pareti, numerose sezioni di rudiste, anche di grosse dimensioni (Fig. 5). Nella stessa zona sono inoltre visibili sul pavimento alcune chiazze nerastre distribuite lungo linee più o meno continue, sulla cui origine non siamo in grado al momento di formulare alcuna ipotesi.
NOTA BIOSPELEOLOGICA
La presenza di supporto trofico, quali abbondanti radici di piante cadute dal soffitto ha fatto subito pensare alla possibilità da parte dell’ambiente di poter ospitare fauna troglobia. All’interno della cavità sono stati rinvenuti insetti di colore nero appartenenti a una specie della famiglia dei carabidi. Osservazioni non distruttive al microscopio hanno rilevato su questi insetti, fra l’altro tutti morti, la completa assenza di organi interni e la presenza sull’esoscheletro di fori dovuti con molta probabilità alla predazione da parte di insetti macrofagi che, dopo aver paralizzato la preda, l’hanno trasportata attraverso le fratture della roccia, in grotta. Non si tratta infatti di animali troglobi, come si evince dall’osservazione del colore del corpo che non richiama le colorazioni tipiche della fauna adattata alla vita ipogea.
RINGRAZIAMENTI
Un grazie a Gianni Campanella per aver messo a disposizione alcune delle fotografie.
BIBLIOGRAFIA
Colamonico C. (1953) - Lame e gravine in Puglia. Le Vie d’Italia, 11, p. 704.
Ivone W. (2002) - Fatica d’acque. Fogli d’Identità Territoriale, Comune di Gioia del Colle, n. 13.
De Libero C. (2000) - Terra terra. Fogli d’Identità Territoriale, Comune di Gioia del Colle, n. 11.
Forti P. (2000) - I depositi chimici delle grotte. Quaderni Didattici, Società Speleologica Italiana, n. 7, 36 pp.
Giuliani P. (2000) - Elenco delle grotte pugliesi catastate al 31 ottobre 1999. Itinerari Speleologici, ser. II, n. 9, p. 5-41.
Parise M., Federico A., Delle Rose M. & Sammarco M. (2003) - Karst terminology in Apulia (southern Italy). Acta Carsologica, 32/2, p. 65-82.
Perna G. (1989) - Genesi delle concrezioni coralloidi e dei cristalli. Speleologia, 20, p. 40-44.
Enza Montenegro, Mario Parise
Gruppo Puglia Grotte; CNR - Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica, Bari