La Carta degli Antichi Acquedotti Italiani

16.11.2003

La Carta degli Antichi Acquedotti Italiani

In occasione dell’incontro nazionale della Commissione SSI per le Cavità Artificiali, tenutosi a San Gregorio Matese nell’aprile 2003, è stato istituito il Gruppo di Lavoro per il coordinamento del progetto Carta degli Antichi Acquedotti Italiani.

Gli antichi acquedotti, da tempo oggetto di approfondite indagini da parte degli speleologi che si occupano di cavità artificiali, rappresentano testimonianze di grande interesse per tutto un insieme di motivazioni:

  1. rappresentano una preziosa documentazione delle talora inattese capacità progettuali e tecniche delle antiche comunità, consentendo l’indagine dell’evoluzione di tali conoscenze nello spazio e nel tempo;
  2. stante la loro predominante natura di opere sotterranee, si sono conservati pressoché intatti anche dopo millenni;
  3. sono una insostituibile testimonianza delle opere di controllo del territorio che hanno consentito l’insediamento e lo sviluppo delle civiltà urbane;
  4. molti antichi acquedotti sono ancora in funzione pur in assenza di opere di manutenzione e di una precisa conoscenza della loro struttura;
  5. altri acquedotti, dimessi in tempi relativamente recenti, potrebbero essere ripristinati con interventi contenuti a vantaggio delle locali comunità, anche a fronte delle recenti crisi idriche.

A partire dal XIX secolo, esiste sull’argomento una vasta ma disordinata letteratura, ricca di contributi e segnalazioni occasionali, mancando peraltro un quadro di insieme che riesca a fornire una precisa collocazione del fenomeno antichi acquedotti nell’ambito dell’intero territorio italiano. Un tale studio appare oggi possibile nel quadro del Catasto Nazionale delle Cavità Artificiali, istituito dalla Società Speleologica Italiana (SSI) nel 1981.

La Carta degli Antichi Acquedotti Italiani rappresenterà una prima sintesi del Catasto Nazionale relativamente ai dati attualmente disponibili sugli antichi acquedotti italiani, che saranno integrati dalla raccolta e catalogazione delle informazioni esistenti, derivanti da specifici studi condotti da speleologi e/o da pubblicazioni e fonti archivistiche.

Il progetto si propone come importante strumento di conoscenza del territorio. Esso è strutturato in una raccolta preliminare di informazioni sugli antichi acquedotti, gestita dalla SSI in stretta collaborazione con le federazioni speleologiche regionali. Primo obiettivo sarà quindi la realizzazione di un database organico contenente le informazioni sintetiche sugli acquedotti esistenti in Italia, allo scopo di mettere a disposizione dei vari organismi che operano sul territorio uno strumento di consultazione rapida che permetta di accedere ad esse, e soprattutto di indirizzare indagini più di dettaglio relativamente alle strutture trattate.

Data l’enorme quantità di opere idrauliche presenti sul territorio, per rendere possibile lo studio e la realizzazione pratica della Carta sono stati introdotti dei limiti spazio/temporali per contenere il numero di ipogei da classificare. In particolare:

  • la ricerca ha come limite superiore di tempo il XVIII secolo;
  • la lunghezza minima dell’opera idraulica censita dovrà essere di almeno 400 metri, sia misurati che dedotti dalla localizzazione delle sorgenti e dell’area di destinazione.

Riguardo all’epoca della loro costruzione, gli acquedotti saranno suddivisi in tre grandi periodi: il periodo greco-romano, fino al VI secolo d.C., il periodo bizantino-medioevale, dal VII al XIV secolo; infine, il periodo rinascimentale-moderno, dal XV al XVIII secolo, quest’ultimo considerato il limite superiore di tempo del progetto. In questa maniera, le opere idrauliche saranno suddivise - e rappresentate graficamente con simbologie differenti - in acquedotti di età greco/romana, medievale e rinascimentale.

GRUPPO DI LAVORO

  • Vittoria Caloi (CNR, Istituto Astrofisica Spaziale, Frascati)
  • Vittorio Castellani (SSI - Direttore Scientifico Opera Ipogea)
  • Marco Delle Rose (Gruppo Speleologico Neretino, Nardò - CNR, Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica, Bari)
  • Carla Galeazzi (Consigliere S.S.I. Referente per le cavità artificiali - Direttore responsabile Opera Ipogea)
  • Carlo Germani (Società Speleologica Italiana - Redazione Opera Ipogea)
  • Patrizia Guastella (Dipartimento Beni Culturali, Università di Lecce)
  • Daniela Lovece (Gruppo Puglia Grotte, Castellana-Grotte, Bari)
  • Mario Parise (Gruppo Puglia Grotte, Castellana-Grotte, Bari - CNR, Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica, Bari)
  • Mariangela Sammarco (Gruppo Speleologico Neretino, Nardò - Dipartimento Beni Culturali, Univ. di Lecce)
  • Giuseppe Savino (Gruppo Puglia Grotte, Castellana-Grotte, Bari)

Mario Parise
Gruppo Puglia Grotte; CNR - Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica, Bari