Archivio fotografico — XXXIII Corso di Speleologia di I Livello
30.09.2010
XXXIII Corso di Speleologia di 1° Livello
Impressioni del corsista…

Devo ringraziare solo una persona per avermi fatto conoscere e fatto vivere una delle esperienze più belle della mia vita: la mia fidanzata, Daniela Levita. Sì, è proprio lei l’artefice di tutto.
Grotte, corde, discensore, sali e scendi (ah, non dimentichiamoci la palestra di roccia, grazie Vito, senza di te non sarei qui a scrivere fesserie), tutto lontano mille kilometri dalla mia natura, dedicata al massimo al salire e scendere qualche scalino. Ho scoperto, è proprio il caso di dirlo, un mondo che i bimbi possono sognare solo di notte.
In grotta sono tornato un bambino (non che non lo sia, in fondo ho solo 18 anni hahahaha) con il piacere e la gioia di oltrepassare ostacoli che fino a quel momento erano per me dei limiti, ma che adesso sono solo piccoli gradini di semplice attraverso (vedi foto grave aggrappato come koala all’albero) e scoprire che la natura così come apre pozzi e grotte così ha la capacità di riprendersi tutto creando concrezioni di colori, dimensioni, forme così rare e belle.
Non nego che la prima volta che ho montato il discensore e mi sono calato sulle rocce, ho avuto un momento di sconforto e avevo voglia di risalire ma, per fortuna (o sfortuna per i miei compagni d’avventura) non è andata così.
Chiunque possa leggere questo commento è invitato a provare questa esperienza che vi toccherà il cuore e non dimenticherete mai.
Grazie di cuore al gpg, non voglio fare i nomi perché potrei dimenticare qualcuno, ancora grazie alla mia fidanzata.
Con il cuore
Angelo Nisi
Dopo un mese e mezzo di silenzio penso sia arrivato il momento di farmi sentire.
E' stato un mese e mezzo colmo di emozioni, diverse e spesso contrastanti, un mese e mezzo che ha lasciato il segno...10 lezioni di teoria e 3 seminari per capire ciò che si nasconde dietro ad ogni grotta, dalla formazione agli esseri viventi, alla misurazione, ai rischi di questo magico mondo sotterraneo.
6 esperienze pratiche per imparare innanzitutto le tecniche di progressione su corda ( :O !!!) e poi per scoprire quanto è bizzarro, faticoso, umido, meraviglioso, stupendo e sensazionale il mondo delle grotte, in cui siamo entrati grazie alle istruzioni, i consigli e il supporto tecnico e morale degli istruttori.
18 compagni d’avventura, tutti diversi e tutti uniti alla scoperta di un mondo che ci ha affascinato e incuriosito.
E dulcis in fundo,non poteva esserci conclusione migliore della discesa in Grave, esplorazione delle diramazioni laterali e risalita… KE EMOZIONE!!!
Paura, stupore, meraviglia, RAPIMENTO TOTALE di fronte ad uno spettacolo che credevo di conoscere a memoria ma che solo domenica ho davvero scoperto.
Questo è stato il mio corso in 150 parole (più o meno) ma basterebbero 3 lettere per descriverlo: WOW ! !
CHE FAVOLA LA SPELEOLOGIA!
UN MESE E MEZZO PER SCOPRIRLA ED INNAMORARMENE, TUTTO IL FUTURO PER VIVERLA
Carmen Fanelli
XXXIII Corso di Speleologia di 1° Livello
30 settembre - 14 novembre 2010
Prima Uscita
Palestra di roccia - Località Matera (Mt)
La curiosità e un po' di adrenalina c'erano già dalle prime ore del mattino, e infatti chi era con me sul belvedere può testimoniare che ho iniziato a ballare nel parcheggio mentre aspettavamo gli altri e le altre, per scaricare un po' la tensione.
Chi è "del mestiere" può sorridere (magari al ricordo della sua "prima volta"), ma chi come me non ripone molte speranze nella propria forza fisica mi capirà. Qualche minuto dopo e qualche metro più in là non volevo guardare giù, e mi sono chiesta più volte nel corso della mattinata se dovessi proprio scendere quei 13 metri. Era una sfida con me stessa, che dovevo vincere da quando un anno fa mi ero arresa perfino davanti ad una rete del percorso rosso dell'Indiana Park, con le braccia doloranti e pesanti come acciaio che non erano in grado di sostenermi e mandarmi avanti. E poi il tempo in corda è volato. Piano piano ho mosso i primi passi sospesa per aria, ho imparato a staccarli dall'appiglio precario della parete e a lasciarmi andare, a far scorrere la corda nel discensore alla velocità che desideravo. Ho "perfino" avuto la forza di risalire la parete, darmi slancio per slongiarmi per la prima volta... E poi arriva la parte che preferisco; la serata trascorsa insieme, una tavolata lunghissima, ancora tante troppe risate e poi sacchi a pelo buttati dove capita tanto si ha così tanto sonno che si domirebbe pure sulle pietre.
Tra le tante cose che di queste giornate non hanno prezzo e non scorderò: la compagnia, l'essere stata capace di fare tre discese e l'aver avuto accanto Giovanni, Giampaolo e Daniele "Sacchetto", l'aver urlato al povero Roberto "Matarazzo" dal fondo della gravina "vaffanc\*\*o" per aver armato la parete dove ho trovato più difficoltà, espletare i propri bisognini in mezzo alla natura, apprezzare una dormita al di sopra di ogni cosa e non vedere l'ora di rivedere il gruppo al completo!
(Testo di Paola Rotolo)
Ma chi l'avrebbe mai detto che un giorno mi sarei trovata appesa ad un dirupo a fare il salame o ,nel migliore dei casi, a tentare di emulare spiderman! :)
In realtà credo che ,nonostante l'impegno, non mi sia riuscito bene ne l'uno, ne l'altro!!!
L'impatto con le rocce materane è stato sicuramente appagante… per la vista innanzitutto, un po' meno per il corpo, specie quando è cominciata la discesa: lividi, graffi ed abrasioni non se l'è risparmiate nessuno! ;)
Appena arrivati sul posto, imbragati e fatto il briefing, ognuno ha cominciato a scendere col il proprio istruttore, la prima discesa! Chi più entusiasta, chi più timoroso , si è cimentato in questa nuova avventura.
La mia prima discesa con Giampaolo, quella in cui dovevo essere letteralmente guidata passo passo, è stata forse quella più particolare, tutto era nuovo, tutto era da capire, tutto era da scoprire, compresa quella sensazione della serie: "Oddio, sto facendo una minchiata!" Ma è in quel momento che capisci che tra te, la corda e la roccia (se c'è) si crea una sorta di legame da cui non potrai prescindere. Guardavo giù e non avevo paura, mi "scartavetravo" sulle rocce (come penso agli inizi sia normale) e non mi abbattevo, chiamatela pure incoscienza o leggerezza, ma in realtà avevo una gran voglia di imparare qualcosa di cui non ho ancora padronanza. Sete di conoscenza.
Seconda discesa con Piero (motivational coach) , lezione di fiducia negli strumenti: loro ci riescono a sorreggere!! ;) La discesa,rispetto alla prima, è stata più difficoltosa, la corda scivolava più velocemente, ma alla fine, a parte qualche graffio ormai di routine, qualche bestemmia che ha sempre la sua funzione distensiva e sdrammatizzante in certe situazioni (;D) e qualche indecisione iniziale, è andata abbastanza bene , in particolare modo la risalita, nonostante la parete non fosse tra le più semplici.
terza ed ultima discesa con Rosanna, ormai già professionista, (ahah) tutto è andato liscio.
E' impressionante come quest'esperienza al solo pensiero possa sembrare irrealizzabile, e allo stesso tempo, è sorprendente come nella sua concretizzazione diventi molto meno spaventosa di quel che si creda.
Il ritorno a casa è stato mesto e silenzioso, eravamo troppo stanchi anche solo per parlare. Dopo una giornata a Matera eravamo decisamente più doloranti, più abbronzati e soprattutto più soddisfatti, felici di esser riusciti a fare qualcosa che non avevamo mai fatto prima.
(Testo di Daniela Levita)(Foto di Paola Rotolo e Davide Simonini)

XXXIII Corso di Speleologia di 1° Livello 30 settembre - 14 novembre 2010 Seconda Uscita Castel di Lepre Marsico Nuovo (Pz)
Ed io che pensavo che il peggio ormai l’avessi superato!! Macché, non avevo ancora fatto i conti con la prima vera discesa in grotta!! Tutta un’altra storia!!Già dall’ingresso avrei dovuto capire a cosa stavo andando incontro, il primissimo tratto che porta all’interno è emblematico: stretto , ripido, scosceso, viscido, ogni passo è a rischio di frattura (che esagerata!)... E nella mia mente solo un pensiero : "Beneeee, siamo solo all’inizio!!!!" Ecco subito dopo due discese, di cui una di circa 15 metri. No problem, dopo tanto allenamento della scorsa settimana, scendere è semplice e soprattutto bellissimo! Che spettacolo! Attorno a me il vuoto e solo grotta da ammirare. Siamo a terra, ok, ci siamo tutti, si parte alla scoperta di questa grotta. Non ci risparmiamo in nulla: gattoniamo nel fango, strisciamo sotto le rocce, scivoliamo su di esse, camminiamo (o nuotiamo?) nell’acqua che ormai è entrata ovunque ( si, in effetti è sempre stato il mio sogno camminare per ore con l’acqua nelle scarpe ;D). Ma non ci importa se siamo sporchi, bagnati ed anche un po’ infreddoliti, anzi, questa cosa a tratti sembra anche un po’ piacerci. Abbiamo l’impressione di poter fare tutto quello che da piccoli ci è sempre stato proibito. Hum… adesso capisco perché molti decidono di fare gli speleologi… infanzia difficile ;) Finalmente, dopo tanto cammino , arriviamo al termine della grotta ( o almeno di quella che a noi è concessa visitare). Lo scosciare dell’acqua è forte, dobbiamo attraversare il torrente saltando di roccia in roccia. Lo spirito di Indiana Jones si impossessa di ognuno di noi e comincia la traversata. Ultime rocce: "Lasciati andare, appenditi!" Mi dicono. "Si, si, fidati!!!" Ed intanto ero incollata alla roccia peggio di un’attinia ad un paguro! Comincia il percorso a ritroso. Agile e scattante come una cavalletta, supero le prime rocce...cavolo, di nuovo il torrente!!! Con un po’ di concentrazione supero anche quello e abbraccio con gioia l’ultima roccia, bambina mia!!! Finalmente terra ferra!!! Fame, freddo, stanchezza iniziano a farsi sentire, nonostante tutto continuiamo speditamente, forse anche più velocemente dell’andata, senza accorgersene sono passate ore… il tempo vola in grotta. Più che speleologi, sembriamo un gruppo di marines che fa addestramento, o perché no, dei minatori.. le nostre narici sono così nere a causa del carburo da far paura!! Ma è tutto tremendamente figo!! Incantati dalla forza devastante dell’acqua e felici di essere lì, in un posto che ai più è impossibile vedere proseguiamo il nostro percorso. Ultimo tratto, dobbiamo risalire! "Vado io, vado io, a me piace salire!!!" Hum… ceertooooo!!!!! Soprattutto dopo aver passato una giornata in grotta! (Questo non l’avevo considerato) Ed è stato lì che ho capito quanto sono stata masochista ad iscrivermi a questo corso!! ;)) Ma a noi piace soffrire, per cui, ancora qualche piccolo sforzo tra il rosario di bestemmie e le risate autocommiserative, ormai consuetudinarie, e finalmente sono fuori!!! Mi trascino "all’accampamento" verso gli altri come uno zombie. Dopo un po’ vedo risalire anche i miei compagni di viaggio, anche loro trascinandosi, anche loro chiedendo: cibo cibo, acqua acqua.. In macchina e dritti a casa nel letto per due giorni di coma irreversibile!!!!! ;)) (Testo di Daniela Levita) (Foto di Giovanni Ragone, Vito Buongiorno, Giampaolo Pinto, Gaetano Proietto) | |
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XXXIII Corso di Speleologia di 1° Livello 30 settembre - 14 novembre 2010 Terza Uscita Inghiottitoio del Pulo di Altamura
L'avventura questa volta ha avuto come sede il Pulo di Altamura, una delle doline più grandi d'Europa. Ci siamo calati in un "tombino" che a prima vista mi ha fatto un effetto tutt'altro che positivo... Sembrava l'ingresso di una fogna!!!Ma mentre Piero armava la grotta per permettere a noi corsisti l'ingresso, il Presidente ci ha dilettato con delle leggende sulle grotte. Secondo una leggenda speleologica, le grotte sono state scavate dal "sufurrigno", essere a metà tra il mito e la realtà, dotato di 4 zampe e di coda, che nessuno speleologo ha avuto la fortuna d'ammirare nella sua interezza, ma le cui tracce sono a tutti gli addetti al settore ben note. Il sufurrigno vive nelle viscere della terra e si ciba delle rocce calcaree, dando vita a grotte e passaggi sotterranei ed espelle il fango. Nella grotta del Pulo, molto fangosa tra l'altro, io stessa ho avuto prova dell'esistenza di questo essere, che non ho visto, ma di cui ho sentito i movimenti, dai quali ho dedotto le sue dimensioni, piuttosto notevoli, e ne ho udito il verso simile ad un lamento. Tornando alla grotta, è stata un'escursione abbastanza tecnica, in cui non ho quasi mai camminato, salvo per circa 4 metri. Sono sempre stata attaccata ad una corda per scendere e salire pozzi ed attraversare un traverso abbastanza stretto. Come tutti sanno, io, che ho paura tremenda del vuoto, sono scesa in pozzo profondo 27 metri, nel nulla più assoluto, attaccata solo alla mia corda... E dallo stesso pozzo, con tantissima fatica e grondante di sudore, persino le mani avevo bagnate, sono risalita in superficie. Questo corso e tutte le bellissime esperienze che sto vivendo mi stanno aiutando a combattere le mie mille ed inutili paure psicologiche, ed è bello constatare come, di volta in volta, si migliora, non soltanto a livello tecnico ma anche psicologico. La speleologia, infatti, non è solo lo scendere nelle grotte, ma è un'attività a 360° che abbraccia tutto ciò che viene prima, durante e dopo la discesa in grotta. Va dal mangiare in grotta, a dormire tutti insieme nella sede del CARS, a visitare il centro visite dell'uomo di Altamura, ad appisolarsi sulle pendici del Pulo, a conoscere nuove nozioni sulle grotte e l'ambiente, al ridere e scherzare insieme in grotta e fuori. (Testo di Cristina Moliterno)
Dieci minuti a piedi giù per un dirupo, l'arrivo in un anfratto
naturale. Mi guardo intorno. Giampaolo e Nicola armeggiano con una
grata posta a protezione di un "buco" nel terreno. "Beh, dov'è che
dobbiamo andare?" "Qui dentro ovviamente." E a guardarlo bene quel
buco non fa paura, ma quasi mi chiama a sè. Voglio scendere per prima
e Giampaolo, quasi leggendomi nel pensiero, mi dice di seguire Michele
che nel frattempo è già giù.La discesa di 27 metri fila senza intoppi e sento che stavolta andrà meglio. Quella del piccolo lucernario che si fa sempre più piccolo è una visione che mi rasserena. Mi fermo un attimo ad assaporare la sensazione. Sciolgo la chiave e riparto. Guardo giù. Il cono di luce rarefatta del casco di Michele sarebbe stata un'altra bellissima immagine da fotografare. Scendo ancora, I piedi toccano il fondo, impazienti di rimettersi in cammino. Il piccolo traverso qualche metro più in là questa volta è semplice, la piccola risalita su diversi frazionamenti, divertente. Gambe e braccia oggi sembrano meno impacciate. A quanto pare gli spazi stretti, le “buche da lettera” hanno ai miei occhi un fascino particolare; un'immagine ancestrale, simbolo di una discesa all'interno di se stessi, e non solo all'interno della terra. L'ho capito in un istante in cui mi è sembrato di rinascere, nell'istante in cui, risalendo, ho messo la testa fuori dalla buca. L'inghiottitoio del pulo di Altamura è stato per me soprattutto un'intensa esperienza interiore, un ventre caoldo e fangoso di cui avevo davvero bisogno. (Testo di Paola Rotolo)
Domenica 17 ottobre ci siamo recati ad Altamura per effettuare la nostra seconda visita in grotta e precisamente abbiamo esplorato"l'Inghiottitoio del Pulo".I segni (quelli che io chiamo "ferite di guerra") delle uscite precedenti: la palestra di roccia a Matera e Castel di Lepre a Marsico Nuovo, sono ancora presenti sulle mie ginocchia e il ricordo dei dolori muscolari nei giorni successivi mi hanno dato molto da riflettere, pertanto, affronto questa nuova sfida con mille dubbi e perplessità riguardo alla mia capacità fisica. Ore 10.00, il celo è sereno, la temperatura piacevole, siamo tutti pronti per l'avventura sotterranea. Io sono fra gli ultimi a calarmi e sono abbastanza tranquilla. Inizia la discesa, dopo qualche metro guardo sotto di me, errore, mi rendo conto di quanto sono in alto, ma niente paura, comincio a cantare per distrarmi, funziona, in men che non si dica sono giù, smonto il discensore e mi siedo sulla comoda panca di roccia. Da subito il clima in grotta si fa gradevole c'è buona compagnia, si ride e si scherza. Scesi tutti inizia il percorso, da subito noto una maggiore padronanza degli attrezzi e una prontezza ricettiva delle indicazioni impartite dagli istruttori. Mi sento sicura, supero con facilità i traversi, le discese e le risalite e non sono stanca. La grotta offre qualche particolare carsico interessante e tanti esseri viventi che ammiriamo curiosi da vicino. Fra una attesa e l'altra Giampaolo ci mostra alcuni nodi che mi diletto a realizzare e scopro con piacere di esserne in grado. L'importanza dell'utilizzo della giusta terminologia per indicare quello che si sta facendo in grotta è il punto fermo di questa uscita. Per ogni passo che mettiamo ci viene ripetuto all'infinito cosa stiamo facendo, che attrezzo stiamo utilizzando. (avviso per i lettori non facenti parte del gruppo di domenica mattina, il pensiero seguente è scritto in maniera scherzosa, i contenuti non corrispondono alle corretta terminologia) Abbiamo quindi imparato cos'è un "distanziale", un "divaricatore" ho però qualche dubbio su cosa sia il "ritardante" e su quest'ultimo punto credo che l'unico che possa illuminarmi sia Stefano. Apparte gli scherzi mi sono finalmente ricordata del "deviatore". In un momento di pausa, ci soffermiamo a riflette sulla proprietà a temporale della grotta, non si ha idea di quanto tempo è trascorso, ma cosa ancor più bella, non pensi a nulla e come se tutte le ansie, i pensieri e le problematiche della vita quotidiane le lasci fuori; in grotta non c'è spazio per questo tipo di angosce, si è solo concentrati su dove si è e su cosa si sta facendo in questo momento. Che meraviglia! A conclusione di tutto ciò posso dire che le titubanze iniziali sono andate man mano scemando e al contrario mi sono divertita. Posso dichiarare di sentirmi soddisfatta! Grazie Nicola, Giampaolo, Michele, Daniele e voi compagni che mi avete accompagnata in questa diversa domenica in grotta. (Testo di Luciana Lattarulo)
Per questo week-end, diversamente dal solito, in cui raggiungevo il gruppo la domenica mattina, mi era sembrata cosa buona e giusta andare ad Altamura di sabato sera, trascorrere la serata con i ragazzi e dormire con loro. Non l'avessi mai fatto!!! Pessima scelta!!! ;)) Nessuno mi aveva informato di quanto questa gente che fa speleologia appartenesse più al genere animale che a quello umano... soprattutto davanti a invitanti piatti di carpaccio o braciole di cavallo!! Ed io, principessa di nobili origini, come potevo condividere il mio pasto con codesti uomini dalle maniere così grossolane? ;)))Nel locale, particolarissimo già di suo, e qui non voglio specificare volutamente cosa intendo per particolarissimo, ognuno pensi quello che vuole e sicuramente andrà più che bene vista la natura del posto ;))), c'era un'aria festosa, allegra, musica, baccano, risa... per farla breve, come si suol dire dalla nostre parti: ci siamo fatti riconoscere!! Il juke box ( e si, c'era anche il juke box) suonava " Non succederà più che torni alle tre"... ed in realtà è stato proprio quell'orario in cui abbiamo iniziato ad infilarci nei nostri comodissimi letti. Fantastico! La sede del Cars che ci ospitava sembrava un campo profughi, mentre io ed Angelo con il divano letto aperto e i nostri pluripiumoni sembravamo la coppia Vianello-Mondaini ;) Ma diciamoci la verità.. tutti invidiavano il nostro praticissimo e tascabilissimo sacco a pelo!! :)) E chi l'ha visto sa a cosa mi riferisco!! :)) E' stata una notte da incubo, addormentarsi all'inizio era impossibile: i ragazzi, inebriati dalle sante parole di "padre Peppe", avevano voglia di “confessarsi” e allora via con battute a raffica... finché poi si è aperto il concerto, solo per noi, per quei pochi eletti che erano lì, nella sede del cars, la nona sinfonia di Beethoven... una goduria per le mie orecchie.. ragazzi, sono stata sveglia tutta la notte senza chiudere occhio proprio per poterla ascoltare fino in fondo senza perdermi nemmeno un istante. Spettacolare! Così, fresca come una rosa, ci siamo diretti in mattinata alla nostra grotta. La prima discesa, di circa 30 metri, ci sembra ormai un giochetto da ragazzi, tutti ci sentiamo più sicuri, l'altezza non ci spaventa. Una grotta totalmente diversa dalla precedente, si sviluppa in senso verticale, molto più ricca di concrezioni e che necessita di più tecnica da parte dello speleologo. In lontananza, ogni tanto sentiamo Nicola con il suo aulico: ”Liv ked kazz d man da da!!! “, ;) ma non ci scoraggiamo, ci piace metterci alla prova, vedere come in queste settimane siamo riusciti a dare frutto gli insegnamenti impartiti. Per la prima volta il croll si apre al primo colpo. Mamma miaaa!! Incredibile Amiscii!!! Tutto sembra meno faticoso, compreso le risalite, ed anche più affascinante. Ci accorgiamo di come la grotta sia accogliente e allo stesso tempo di come sia un luogo di socializzazione per chi, in qualche modo, ha già superato una sorta di selezione naturale. E’ questo il momento in cui, superate le difficoltà iniziali, cominciamo davvero ad apprezzare la bellezza della grotta, a capire cosa significa vedere una realtà che per anni siamo stati abituati soltanto a calpestare senza curarci della sua esistenza. Ed ora…tra due settimane la prossima grotta… NOOOO, come faremo a resistere senza per così tanto tempo!!!! Mhuahuahuahuha (Testo di Daniela Levita)
"Noi, quelli che… partono la Domenica", ci troviamo puntuali alla sede del gruppo e partiamo pronti per questa seconda uscita in grotta. C'è un raggio di sole(strano, visti i diluvi dei giorni scorsi!) e questo mi mette già di buon umore!!
Penso: "Chissà cosa mi aspetta oggi…!"Arriviamo al Pulo verso le dieci e presa dall'adrenalina come ogni volta, mi affretto ad indossare la mia fantastica tuta blu, casco, guanti e il fatidico imbraco!! ;D Percorrendo il sentiero per raggiungere l'inghiottitoio,scendendo sempre più giù, tra il profumo dell'origano e qualche spina, arriviamo al suo ingresso: "Cioè… no.. vabbè… Ma dovrò entrare da là?!?!?" La grata che lo ricopre non è confortante…ma mi fido e attendo che i miei compagni di avventura si calino giù lungo il pozzo. Finalmente arriva il mio turno. Prima risata: si chiama "deviatore" !!!! Ma io lo chiamerò in altri modi !!! ;p Uno sguardo giù: WOW!!! Sento il resto del gruppo parlare, vedo delle luci lontane ma calde…. "Ma non arrivo mai?!?!" Lasciandomi scivolare e ruotando su me stessa, mi godo il panorama… la parete del pozzo man mano si allontana, ma non mi spaventa, anzi… mi sento al sicuro! Quando atterro, il primo istinto è quello di alzare lo sguardo: l'ingresso sembra lontanissimo e scorgo solo un quadratino di cielo celeste!! Che strano… credo sia stato l'unico momento in cui sia stata davvero cosciente di essere 27 metri sottoterra !!!!! Mentre i primi proseguono, Giampaolo Pinto ci mostra e spiega alcuni nodi, provo a farne uno: caspita!!mi è riuscito alla prima volta!! "Eccolo: il traverso!! Finirò penzoloni!! "E invece riesco a superarlo bene, grazie ai consigli di Sacchetto. Una piccola risalita e poi ci fermiamo tutti insieme prima di un altro pozzo. Ne approfittiamo per fare un po' di foto, scherzare e parlare di noi, il grado di confidenza raggiunto fa scaturire doppi sensi e nomi nuovi per gli attrezzi!! Il clima è davvero sereno e questo mi ha aiutato molto! Si scende per altri 15 metri (all'inizio il pozzo è stretto, ma è la parte più bella!!!) e alla base approfittiamo per riposarci e mangiare qualcosa (anche oggi ho lo stomaco chiuso dall'adrenalina, dallo stupore, dall'incoscienza, mangio solo per avere la forza per le risalite, il mio punto debole!). Ok, la pausa è finita e devo risalire: monto gli attrezzi e sono già sopra!! "Davvero!?!?!? Ma sono stata velocissima!! "Mi meraviglio di me stessa. Ritorniamo indietro attraversando nuovamente il traverso ed eccoci alla base del pozzo iniziale. "Sarà dura". E invece, tra una cantata e una parolaccia, risalgo tranquilla e vedo il quadratino celeste avvicinarsi sempre più… scorgo anche qualche bianca concrezione tra le pareti!! Frazionamento e di nuovo il deviatore. Sono fuori! Dopo una fermata al bar con il resto del gruppo, torno a casa soddisfatta di me stessa e della giornata, serena per aver superato anche questa prova con me stessa. Sento finalmente di far parte di questo mondo magico!! Alla prossima! (Testo di Francesca Dicarlo) Erano un po' di anni che facevo il pari o dispari..... fare o non fare il corso di speleologia? Tutte le persone di mia conoscenza che hanno provato questa attività ne sono rimaste entusiaste, a tutti questa esperienza ha lasciato qualcosa... e confesso che la loro gioia mi ha dato una forte spinta a provarci, a fare mie quelle emozioni che potevo solo intuire dai racconti di chi si era cimentato prima di me. E così ecco arrivare la prima esperienza di questa avventura. Sabato 2 ottobre ore 7.00, pronta, insieme ai miei compagni, davanti alla sede del gruppo per partire. La destinazione è Matera dove ci attende la palestra di roccia. Arriviamo abbastanza presto, perciò dobbiamo aspettare gli altri istruttori con l'attrezzatura... poco male!!! Questo mi consente di allontanarmi un po' ed immergermi nel panorama, di perdermi nei colori, nel silenzio. Il paesaggio che ho davanti, mi accoglie e sembra volermi dire: "va tutto bene, Angela... qui non ti devi affannare". E quello che ho davanti ai miei occhi subito scatena in me quell'adrenalina che solo le belle ed intense emozioni sanno provocarmi. Tanto che il mio pensiero va a quello per cui sono lì: inizio a chiedermi se valga la pena "spiaccicarmi" sulla parete..... Dai!!!! io rimango qui tutto il giorno!!!! Ma no!!! Proviamoci... si prende confidenza con l'attrezzatura e una volta "imbracati"…. O "imbragati" (il dubbio è amletico!!!) ci si lascia andare sulla parete... o almeno si dovrebbe!!! Torna a mente il perché facevo pari o dispari sul fare o meno speleologia..... La paura è tanta, troppa... al punto che, per capire come si apre e chiude un discensore, ci metto circa un quarto d'ora!!! La paura è tanta che vorrei andarmene, lasciare tutto... ma alla fine scendo. E sono contenta. Però poi si deve risalire, ehh!!! Anche la risalita è dura, anzi di più!! C'è la tecnica da imparare!! Faccio un po' di fatica (…giusto un po'!....) ma alla fine ce la faccio, anche questa volta! Ma la parete di roccia non si può fare una volta sola.... bisogna provare e riprovare . Ed io scendo altre due volte: nella seconda discesa la paura è ancora tanta, ma io voglio vedere cosa c'è alle mie spalle; faccio la chiave, supero la paura e guardo l'orizzonte: c'è lo stesso scenario che mi aveva accolta la mattina. Lo vedo da un'altra prospettiva e sono contenta, se avessi ceduto alla paura, questo non sarebbe stato possibile. La terza prova è dura, più delle altre due, sono stanca, il mio corpo dice: "dove vai? Stai ferma!" ma io non posso riprovare il giorno dopo, vado via in serata e sento che solo due prove non bastano. Quando risalgo è già diventato buio e ringrazio Nicola Lasaracina che mi ha sostenuta, mentre tutti gli altri erano già pronti per la baldoria!!!.... (Testo di Angela Vitti) (Foto di Giampaolo Pinto e Stefano Palmieri) | |
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XXXIII Corso di Speleologia di 1° Livello 30 settembre - 14 novembre 2010 Quarta Uscita Rilievo cavità artificiale Monopoli (Ba)
Come ogni domenica mattina, la sveglia suona presto, non mi va di alzarmi perché quel tepore quando cominciano le giornate fredde ti tiene ancorato al letto… Ma scorgo un raggio di sole e mi faccio coraggio !!!!Puntuali alla sede del gruppo, aspettiamo gli ultimi che, come me, non avrebbero voluto lasciare quel letto….e partiamo:questa volta si va in una cavità artificiale a Monopoli,per fare i rilievi in grotta. In realtà, non so cosa sto andando a fare perché ho saltato la lezione di giovedì e quindi comincio a chiedere ai miei compagni d'avventura, così da non arrivare del tutto impreparata. Non l'avessi mai fatto: ormai questo corso ha preso delle strane pieghe… !!! ;D Anche in questo caso, gli strumenti hanno degli altri nomi e cercare di capirci qualcosa tra una risata e un doppio senso è un'impresa!!! Per fortuna, Piero, gentilmente, ci rispiega gli attrezzi e i diversi metodi per le misurazioni: rullina,bussola,clinometro e quaderno di campagna alle mani ci mettiamo al lavoro e raccogliamo diversi dati mentre Giulia annota tutto e abbozza un disegno della pianta della grotta, in un paio di ore abbiamo già finito. Ci raggiungono gli altri e si decide di andare a mangiare insieme in un bar. L'uscita non ci ha impegnati molto fisicamente,ma è stata allo stesso tempo interessante. Anche se diversi, ho sempre avuto a che fare con strumenti e disegni tecnici, quindi la lezione mi è piaciuta dal punto di vista pratico, ma anche da quello speleologico: non tutti forse pensano che dietro a questa attività ci sia anche un lungo lavoro di raccolta dati e inserimenti degli stessi, per alcuni può sembrare un lavoro noioso, ma ho imparato che la grotta non è soltanto pozzi, stalagmiti e pipistrelli: è un insieme di tanti mondi che interagiscono tra loro, di collaborazioni, di particolari che non devono essere sottovalutati, perché così chi verrà dopo di te non si troverà in difficoltà. (Testo di Francesca Dicarlo)
E' domenica mattina, la sveglia suona alle 8 in punto, il primo pensiero è "Che palleeee, così presto? Resto ancora un po' nel letto!"Credo questo sia stato pensiero comune a tutti visto l'ampio ritardo con cui il gruppo è riuscito ad aggregarsi per iniziare questa ennesima escursione. Oggi sembra che nessuno abbia voglia di far niente, sarà per la vicinanza, o perché è in progetto di fare il rilievo di una cavità artificiale, ma ,potendo scegliere, certamente molti preferirebbero essere altrove. Noi siamo gente che ama il brivido, le emozioni forti. Che ce ne dobbiamo fare di queste cose così tranquille!! ;) Il posto, vicino l’eremo di San Antonio, è spettacolare, uno di quegli scorci di natura che solo qui in Puglia possiamo trovare. Il rilievo in sé è durato un paio d’ore, non è stato troppo impegnativo, ma sicuramente interessante vista la quantità di nuove informazioni… guarda caso chi ha dovuto sorbirsi la rogna di trascrivere tutti i dati e fare gli schizzi della grotta sul libretto di campagna chi poteva essere? Nemmeno a pensarlo…ovvio che io!!! E certo, perché di regola il lavoro per me dovrebbe continuare anche a casa, rielaborando tutti i dati e creando una sorta di mappa della grotta stessa: il vero e proprio rilievo! Immaginate…non sto nella pelle!! Sono queste le soddisfazioni della vita! Devo ammettere che come disegnatrice di grotte ho davvero un futuro.. Picasso al confronto è solo un povero squattrinato!! Così, dopo esserci stancati ben bene ( oggi senza imbragatura, discese e risalite la fatica era davvero notevole), affamati come non mai, siamo andati tutti insieme a mangiare una cosette e poi via tutti a casa… naturalmente a rielaborare i dati! ;)) (Testo di Daniela Levita)
Prendi una domenica mattina (24 ottobre 2010) alle 8.00. FATTO!?Prendi un gruppo di giovani che si apprestano alla speleologia, guida verso Monopoli, fermati al bar per un caffè e/o un dolce e/o un pezzo di focaccia. FATTO!? Riparti per una vecchia cava abbandonata, "lì dove mori Cristo". Suddividi tre raggruppamenti da 4 o 5 persone con altrettanti istruttori. Prendi un gruppo formato da 4 ragazze e tre istruttori. FATTO?! Ora prendi un "clinometro", una "rollina", una "bussola", un "disto" se c'è,un "quaderno di campagna", una penna o matita, tanta buona volontà e allegria e allongiati al tuo senso artistico. FATTO?! Il risultato pratico!? Un bel pupazzo di neve abbozzato sul quaderno di campagna. ;-) Per quanto riguarda la parte non tangibile invece il risultato è sicuramente straordinario: tanta allegria, nuovi amici, capacità di mettersi in gioco, apertura alle nuove esperienze, confronto di idee, lavoro di squadra…. e goniometro e tanto altro ancora. Chi avrebbe mai detto di trovare tutte queste cose in corso di speleologia!? E non abbiamo ancora terminato! Arrivederci alla prossima avventura sotterranea! (Testo di Luciana Lattarulo) (Foto di Giampaolo Pinto) | |
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XXXIII Corso di Speleologia di 1° Livello 30 settembre - 14 novembre 2010 Quinta Uscita Gravaccine - Monti Alburni
C'era una certa attesa da parte di tutti e tutte per questa uscita, l'ultima "fuoriporta" del nostro corso. Io leggevo la data sul programma e mi sembrava sempre piuttosto lontana, quasi un tentativo inconscio di dilatare il tempo, pregustare l'attesa e i preparativi. Tutto è stato indimenticabile, un lungo elenco di piccole cose, persone, colori, attimi, risate, che oggi mi scorrono davanti come fotogrammi: la serata al pub, la mattinata passata fra le giostrine di Sant'Angelo a Fasanella, I tentativi di foto in grotta per ingannare l'attesa, gli attimi di solitudine in grotta, la serata di sabato un po' fuori di testa, gli scherzi in tenda, la passeggiata domenicale fra i colori fatati sulla via per l'Antece.Appena uscita dalla grotta, persa in un tappeto di foglie rosse a tarda ora, ho iniziato a canticchiare "Impercettibili sfumature così difficili da dimenticare così decise da trasformare sorrisi in lacrime, impercettibili sfumature così decise da trasformare cieli grigi in giornate di sole il coraggio in mille paure", ed è soprattutto il coraggio che si trasforma rapidamente in qualcos'altro la lezione che questa grotta mi ha dato: l'emozione di poter fare da sola per le prime volte, senza un istruttore accanto, la gioia di poter dire "ehi, l'ho fatto e tu non mi hai detto nulla!", la carica emotiva che tutto ciò ti dà per poter essere sempre la capofila del gruppo, e poi tutto questo che crolla rapidamente perchè ci si lascia fermare per l'ennesima volta dall'unico frazionamento presente e si ritorna alle paure e ai cedimenti, al punto di partenza insomma, a non essere mai sicure di aver raggiunto un punto di "arrivo". E ad avercela con se stessa... sono troppo severa? Forse. Ma tutto questo lascia anche la voglia di riprovarci al più presto. E ad attendere un'altra domenica... ...da leggere ascoltando Sfumature dei 99 Posse (Testo di Paola Rotolo)
La curiosità sui monti Alburni c'è sempre stata fin dall'inizio del corso, non poteva essere altrimenti, considerato il fatto che ne ho sempre sentito parlare come di un posto incantevole, un posto ne quale ci si deve per forza tornare, appena possibile.
Bhè... che dire? La sensazione che tutto questo fosse vero l'ho avuta quasi subito; in realtà io sono partita con il primo gruppo venerdì pomeriggio, per cui siamo arrivati che era già sera, quindi può sembrare strano che io abbia percepito la bellezza del luogo al buio... E' vero, i colori che poi ho avuto ben nitidi il giorno dopo, non erano ancora visibili, ma ho avvertito quasi subito la tranquillità che quel luogo poteva darmi... anche se tutto era ancora un'ombra: il fitto bosco, le montagne, le foglie che cadevano.Il giorno dopo il paesaggio non tradisce le mie aspettative: tutto era come lo avevo immaginato e forse anche meglio! Confesso che uscita dal casone, guardando quello che avevo di fronte ai miei occhi, mi è anche venuto da piangere... Ma è il momento di dedicarsi alla speleologia, non prima di esserci preparati atleticamente sulle giostrine del paese!!! La nostra destinazione sono le Gravaccine, una serie di pozzi che devo dire mi hanno interessato molto. I pozzi mi piacciono, mi fanno sentire quasi come in una campana, protetta... Devo dire che in questa uscita in grotta qualcosa è cambiato. Ho avuto la sensazione, a parte un po' di tensione iniziale, di andare più spedita, di essere meno "imbranata" delle altre volte, e questo mi ha fatto molto piacere. In questi giorni mi sento più sicura, più forte; qualunque cosa io faccia, dico a me stessa che la farò, perché se sono riuscita a scendere e risalire quei pozzi con maggiore agilità, sarò anche capace di far fronte a tutto quello che si porrà davanti a me. Ora inizio a capire che i limiti sono solo frutto della nostra immaginazione. Bene, ora faccio parte di quella nutrita schiera di persone che sui monti Alburni ci deve per forza tornare! (Testo di Angela Vitti)
Foglie, danzano nel ventomentre l'autunno rosseggia sui monti in un' estasi di colori. E' un soffitto di brillanti stelle cobalto e diamanti che al sol sguardo appaga i sensi. Ricerco nel mio errare nomade e solitaria un lembo di cielo. Nastri di nuvole imprigionati in fitti grovigli di rami rubano al sole un inatteso sorriso. Impervia è la strada da percorrere, su di me un cielo di pietra ancora da esplorare. Canta l'acqua nel buio. Una melodia che porta con se dolci suoni, una musica che mi rinfranca e mi allontana da tutto. Lontane sono le voci dei miei compagni. Lontana è la mia casa. Lontani sono i miei pensieri. Malconcia e coperta di stracci mi sento ruggine al cospetto di tanto incanto ma la sua visione mi rasserena. Vividi nei miei ricordi Alburni, amena oasi. (Testo di Daniela Levita)
Questa volta si cambia io "quella che la domenica …" decido di avventurami già dal venerdì sera.
Sono le 21.00 del 5 novembre, Matiz nuova di zecca, 1000 di cilindrata ad alimentazione GPL, 3 passeggeri oltre me, l' autista. Porta bagagli "carico a ciuccio", pronti per la partenza scortati da Giampaolo.
La domanda prima di mettersi in viaggio è: "Strada lunga o strada corta?". Visto l'orario opto per la corta, ma nella mia mente so già di aver fatto una cazzata, già mi vedo alle prese con le curve.
Dopo circa un'ora e mezza di viaggio ormai rasserenata dalla percorrenza scorrevole accompagnata da musica e tanta sana allegria, decido di spegnere la radio per permettere, almeno ai miei compagni, di schiacciare un pisolino: "Tanto non ho sonno e la strada è tranquilla".Nell'abitacolo ora c'è silenzio alternato a tratti da rantolii e respiri profondi. La marcia ingranata è la quinta, ad un certo punto avverto che la macchina chiede la quarta o forse la terza anzi, ancora meglio, la seconda. Siamo in una strada isolata, senza campo, non ci sono luci, all'orizzonte solo monti e asfalto, non riesco nemmeno più a scorgere il fuoristrada di Giampaolo. "Maledetta macchina! Dai che ce la puoi fare!". A questo punto sono tutti svegli, qualcuno vede la scritta Betlemme, quasi un segnale, una via da seguire che presto o tardi ci porterà alla meta. La seconda è troppo, devo scalare in prima e scegliere l'alimentazione a benzina, ma finalmente eccoci arrivati. Il paesaggio è meraviglioso, il clima mite, ci piovono addosso foglie dorate, tutto intorno 100% natura. E l' 1.15 siamo sugli Alburni e già il paesaggio si rivela incantevole! Qualche ora più tardi, con la luce, il panorama si concede a noi in tutto il suo splendore. Che magia, che poesia di colori: arancione, giallo, rosso. Come non restare basiti dinanzi a tanta armonia. Due notti insonni sono valse la pena pur di ammirare e godere della tranquilla bellezza di questi monti e del suo sottosuolo, il tutto condito con buona compagnia e tanta voglia di divertirsi e stare insieme. A presto Monti Alburni! (Testo di Luciana Lattarulo) (Foto di Simona Achille, Daniela Levita e Giampaolo Pinto) | |
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XXXIII Corso di Speleologia di 1° Livello 30 settembre - 14 novembre 2010 Sesta Uscita Grave Grotte di Castellana
Credo proprio che questa data sarà difficile da scordare: domenica 14 novembre 2010. E' una splendida mattina soleggiata, ed io sono in un luogo che conosco benissimo e che mi è molto familiare: il Piazzale Anelli. E' da lì che si apre la famosissima e grandissima voragine che tutti ben conosciamo: la Grave!!!Personalmente ho sempre pensato che questa fosse la caverna più bella di tutto il percorso turistico; non me ne vogliano gli estimatori della grotta bianca, ma io credo che la Grave sia stupenda!! Adoro la sua maestosità, la sua imponenza.... e che dire poi del famosissimo raggio di sole che filtra all'interno della caverna ed illumina tutto? Non a caso, è proprio questa l'immagine che viene utilizzata da anni per pubblicizzare il nostro sistema carsico... Ho sempre fantasticato su questo ipotetico giorno: da una parte la paura, il terrore di non essere capace, dall'altra la voglia di essere parte integrante di quel raggio di sole, di osservare quella maestosità da un'altra angolazione; per quanto fosse fattibile (ma di questo ti accorgi solo dopo che lo hai fatto), ho sempre pensato che sarebbe rimasta una mia fantasia... Figuriamoci!! Io che quando salivo sulle giostre chiudevo gli occhi per la paura! Ed invece no, il giorno che avevo costruito più volte nella mia immaginazione, è arrivato veramente... e lo sto vivendo. Io ed i miei compagni di corso/viaggio siamo tutti lì nel piazzale, pronti per questa ultima ed emozionante avventura. Prima però come al solito stemperiamo l'agitazione con battute, risate e foto di rito (stupenda l'idea di ritrarci in cerchio tutti "allongiati".... fa molto gruppo, amicizia). Ma adesso il mio momento è arrivato: all'inizio ho sentito il cuore arrivare alla gola, ho avuto le vertigini.... Poco prima avevo scherzato con i miei compagni sul fatto che se il tuo appiglio è una roccia, è un conto, ma se lo è un albero... bhè allora è diverso!! Confesso che mentre scavalcavo la rete verde, quel pensiero non era più una battuta, ma una seria preoccupazione!!! Ma alla fine riesci anche a superare anche questo limite; del resto, vale proprio la pena rischiare!!! Già perché quello che si apre davanti ai miei occhi è uno scenario bellissimo!!! La maestosità vista dall'alto suscita quasi un timore reverenziale... Io personalmente mi sono fermata due volte: ho voluto proprio godermi questo momento, volevo assolutamente che nulla fosse escluso dalla mia vista e dal mio cuore! Volevo constatare se tutto quello che avevo immaginato fosse vero: bhè credetemi lo è stato.... forse anche meglio. L'adrenalina era talmente tanta che più di una volta ho urlato (tanto da "beccarmi" i rimproveri di una guida turistica che stava dando le sue spiegazioni ad un gruppo di visitatori!!!), ovviamente erano urla di gioia. Credetemi se vi dico che adesso ogni tanto vorrei darmi dei pizzichi per vedere se quest'esperienza l'ho vissuta veramente o se è stata solo un sogno; e quando realizzo che è stato tutto vero, che realmente mi sono calata con una corda da 60 metri, sono contenta, soddisfatta di me stessa... perché mi sono data la possibilità di vivere un'emozione; ci ho provato e ci sono riuscita. (Testo di Angela Vitti) (Foto di Mariangela Achille e Giampaolo Pinto) | |
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XXXIII Corso di Speleologia di 1° Livello 30 settembre - 14 novembre 2010 Festa di fine corso (Foto di Paola Rotolo) | ||||
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XXXIII Corso di Speleologia di 1° Livello
30 settembre - 14 novembre 2010
a cura di Marilena Rodi
E' un esperimento a tutti gli effetti; un modo "altro" di interpretare la
trasmissione dei saperi di generazione in generazione; una maniera per parlare
di quello che gli anziani del gruppo facevano (e in molti casi continuano a
fare); una maniera per ragionare sulle perplessità dei neofiti coi maestri.Il Gruppo Puglia Grotte di Castellana-Grotte (Ba) inaugura un ciclo di incontri di cultura speleologica all’interno del programma del corso di introduzione.
Si
parte martedì 9 novembre 2010 con Scatole di sapienza e avanguardie di conoscenze, ovvero
l’archiviazione bibliografica e l’esplorazione internazionale.
Il dibattito si sviluppa in due fasi: la prima approfondisce quanto e come incide la ricerca bibliografica su una spedizione (non solo in terra straniera), quindi la conoscenza e l’ottimizzazione dell’archiviazione bibliotecaria, con Daniela Lovece.
La seconda parte vedrà protagonisti i laventini Giuseppe Savino e Ciccio Lo Mastro in una chiacchierata sull’organizzazione di una spedizione oltre frontiera: partendo dalla proiezione di alcuni video si analizzeranno pro e contro delle fasi dalla pianificazione al consuntivo.
Il secondo appuntamento è per giovedì 11 novembre 2010 con **Carlos Solito** si affronterà
la tematica del **reportage fotografico e della divulgazione per immagini**,
giungendo a quella **editoriale** con la presentazione de *Il contrario del sole*.Sabato 13 novembre 2010 il ciclo si conclude con Dialoghi con il muteriz della
speleologia di Giovanni Badino" (dove “muteriz” è il saggio a cui tutti portano
rispetto), che si ispira proprio al dialogo fra un allievo e il maestro.
I
perchè della speleologia, a fronte dei 40 anni di “saggezza” del maestro.
L’auspicio è quello di suscitare nei corsisti (ormai alla fine del loro percorso introduttivo) anche la curiosità e il desiderio per la cultura, qualcosa che ai nostri giorni diventa sempre più rara.
La conoscenza e l'ottimizzazione dell'archiviazione bibliotecariaCos'è una biblioteca speleologica? Come viene a costituirsi? Che tipo di materiali librari vi si conservano? A cosa ed a chi serve? Quale futuro attende la biblioteca speleologica? Ecco una serie di sintetiche risposte. L'auspicio è che venga voglia, alla fine, di mettere mano ad un bel libro che parli di grotte e speleologi... |
Il contraro del soleISBN: 9788887890914 Pagine: 192 Dimensioni: 12,5 x 20 cm Anno di pubblicazione: 2010 Dopo un’incessante produzione di libri geografici con testi e fotografie, Carlos Solito regala una narrativa dedicata alla sua più grande passione: le grotte, caverne e abissi. Storie di speleologia di un quindicennio raccolte qua e là tra alcuni massicci calcarei d’Italia con fuori rotta dentro alcune montagne estere. Il Contrario del sole è un viaggio nella speleologia e soprattutto tra chi la fa. Questo non è un libro che propone epiche esplorazioni abissali e nozioni tecniche ma, proprio come una salita lungo un pozzo, suda le emozioni che solo l’esperienza sotterranea riesce a dare in luoghi che, come recita il titolo dell’opera, sono l’esatto contrario del mondo esterno: colmi di buio pesto. Gli ingredienti di queste pagine sono ritratti di scoperte, notti eterne in compagnia della fiamma ad acetilene, amicizie e, soprattutto, gioie e paure. |
Associazione La VentaL'associazione La Venta è un gruppo di ricerca che elabora, organizza e gestisce progetti esplorativi di tipo geografico, con particolare interesse verso il mondo sotterraneo. Affronta queste ricerche in modo multi-disciplinare, con lo sviluppo di idee originali e la sperimentazione di nuove metodologie di ricerca e divulgazione. Per far questo utilizza le risorse umane e tecniche che ha maturato in due decenni di ricerche svolte in contesti straordinari, fra foreste pluviali, profondità dei ghiacciai, montagne remote e infiniti labirinti sotterranei. |








































































L'avventura questa volta ha avuto come sede il Pulo di Altamura, una delle doline più grandi d'Europa. Ci siamo calati in un "tombino" che a prima vista mi ha fatto un effetto tutt'altro che positivo... Sembrava l'ingresso di una fogna!!!
Domenica 17 ottobre ci siamo recati ad Altamura per effettuare la nostra seconda visita in grotta e precisamente abbiamo esplorato"l'Inghiottitoio del Pulo".
"Noi, quelli che… partono la Domenica", ci troviamo puntuali alla sede del gruppo e partiamo pronti per questa seconda uscita in grotta. C'è un raggio di sole(strano, visti i diluvi dei giorni scorsi!) e questo mi mette già di buon umore!!
Penso: "Chissà cosa mi aspetta oggi…!"































































La curiosità sui monti Alburni c'è sempre stata fin dall'inizio del corso, non poteva essere altrimenti, considerato il fatto che ne ho sempre sentito parlare come di un posto incantevole, un posto ne quale ci si deve per forza tornare, appena possibile.
Bhè... che dire? La sensazione che tutto questo fosse vero l'ho avuta quasi subito; in realtà io sono partita con il primo gruppo venerdì pomeriggio, per cui siamo arrivati che era già sera, quindi può sembrare strano che io abbia percepito la bellezza del luogo al buio... E' vero, i colori che poi ho avuto ben nitidi il giorno dopo, non erano ancora visibili, ma ho avvertito quasi subito la tranquillità che quel luogo poteva darmi... anche se tutto era ancora un'ombra: il fitto bosco, le montagne, le foglie che cadevano.






















































































































La conoscenza e l'ottimizzazione dell'archiviazione bibliotecaria