La grande avventura

a cura di Pino Pace, Gruppo Puglia Grotte

Illustrazione d'epoca tratta da «I figli del Capitano Grant» di Jules Verne, riprodotta in apertura dell'articolo

Quante volte ci è capitato di fantasticare su una grande avventura? Quante volte ci siamo immaginati nei panni degli eroi di Giulio Verne ad esempio? Quante volte siamo evasi dall’angusto spazio della nostra stanza per ritrovarci in paesaggi fantastici come quello della copertina qui a fianco riprodotta?

Nella vita di tutti i giorni infatti lo spazio ritagliato per lo «straordinario» è ben poca cosa ed allora, per sfuggire alla banalità quotidiano eccoci in viaggio con la fantasia.

Gli psicologi certo riempirebbero libri interi per analizzare la nostra psiche, quella deformazione, meglio, che caratterizza gli speleologi, gli alpinisti e tutti coloro che ricercano qualcosa di avventuroso al di là del giornaliero. Direbbero chissà cosa e certo non tutte piacevoli. Ma noi ce ne freghiamo, o meglio, per essere più ortodossi, andiamo avanti per la nostra strada, che, una migliore, non l’abbiamo ancora trovata.

E la nostra strada è la ricerca dell’avventura, della grande avventura: quella che sempre cerchiamo e che però è sempre al di là dei nostri orizzonti concreti.

Pure esiste una grande avventura che ci è dato a volte di vivere.

Camminando per le vie di una grande città può capitare di sentirsi chiamare per nome e, voltatisi, riscoprire un volto quasi scordato e rivivere un’avventura antica e sempre nuova: la riscoperta dell’amicizia. Un volto d’improvviso non ti è più estraneo e lo ricolleghi a piacevoli momenti passati assieme in un’uscita in grotta o in un corso di speleologia e ti accorgi che tutto non è passato invano, che qualcosa è rimasto: l’amicizia.

È difficile immaginare quanto ci fa amici l’aver trascorso insieme dei momenti di una piccola avventura: in giro per la campagna, sopra il picco di una montagna, sull’orlo di un pozzo in una grotta. Ed il rischio, l’imprevisto, l’avventura, questa piccola avventura, si trasformano con l’aggiunta del gradiente amicizia in una grande avventura.

L’aver vissuto insieme ad esempio per cinque settimane in occasione di un corso di speleologia, peraltro sfrondato di ogni superfluo cerimoniale, ci ha fatto diventare davvero amici. Volti ignoti, volti intravisti, volti appena conosciuti ci sono ora familiari e, fosse altro che questo il risultato di un corso di speleologia, non li dimenticheremo.

Certo alcuni forse non li rivedremo più, altri li incontreremo di quando in quando, altri infine speriamo resteranno con noi, eppure di tutti ci resterà il ricordo e con esso sentiremo di aver arricchito il nostro bagaglio, per il momento modesto, di umana conoscenza. Amici seminati per il mondo: un capitale di energia potenziale che, se pure al momento latente, un giorno si potrà trasformare in un’energia cinetica che porterà, ne siamo sicuri, a tutti qualcosa di positivo.

E la piccola avventura con l’aggiunta del gradiente amicizia si è trasformata in una grande avventura. E l’amicizia, il nostro comune denominatore, ci ha dato il primo impulso per la costituzione del nostro gruppo.

E di esso, del Gruppo Puglia Grotte, vogliamo ricostruire, anche se per alcuni non sarà una cosa nuova, i momenti salienti della sua nascita e del suo divenire.

Prendendo in prestito le parole di Francesco Alberoni potremmo dire che il nostro gruppo è uno stato nascente, sorto solo in funzione dell’amicizia, per riunire amici separati da diversi organismi. Eravamo infatti a quell’epoca, si parla del 1971, due diversi gruppi speleologici che operavano in un medesimo territorio: il Gruppo Grotte Castellana e il Club Speleo Proteo di Martina Franca. Certo ci conoscevamo, ma agivamo separatamente od occasionalmente assieme.

Qualcuno un giorno, non ricordo più chi, propose di unirci in un unico gruppo. Tutti d’accordo, accantonati gli antichi campanilismi che ci dividevano, ci riunimmo presso l’abitazione di uno di noi, che era poi anche la sede di una scuola elementare rurale in contrada Chiancarosa, nel territorio di Putignano.

Per varie sere ci ritrovammo, riuniti in un’aula con alle pareti i disegni dei bambini e seduti sui loro banchi, a discutere del nostro progetto. La lavagna ci serviva per scrivere e poi cancellare i nomi che via via proponevamo per il nostro gruppo: i Grottaroli, Speleo Club Puglia, ecc..

L’attuale denominazione Gruppo Puglia Grotte fu il risultato di un laborioso compromesso che ci permise, assieme a tutti i punti dello statuto che elaborammo, di prendere ogni decisione all’unanimità. C’era chi si incaricava del verbale, chi del disegno dello stemma, chi di preparare la tessera, chi di trascrivere i risultati delle decisioni già raggiunte. Uno dei punti più qualificanti del nostro statuto fu quello che riconosceva quale unico organo deliberante l’assemblea dei soci non riconoscendo necessaria la presenza di alcun incarico direttivo, vuoi segretario, vuoi presidente ecc.. Ed a questa originaria impostazione siamo rimasti fedeli.

A volte in calce a documenti ufficiali è comparsa la scritta: il segretario, il presidente, ma questo solo per superare le pastoie burocratiche che prevedono un qualche responsabile del gruppo. Nella sostanza delle cose noi siamo ancora così, senza un tutore, tutti egualmente responsabili e corresponsabilizzati, tant’è che spesso scherzando diciamo che la segreteria o la presidenza del nostro gruppo sono a rotazione come le targhe automobilistiche nel periodo dell’austerità: a giorni alterni, un giorno le targhe pari, un altro le targhe dispari. A qualcuno toccherà certo metter la propria firma sotto certe carte, ma tutto viene fatto senza problemi, per unanime e libera scelta e soprattutto senza forzature o imposizioni.

Questo per la nostra nascita; che dire del divenire?

Molte o poche cose. Poche cose sono cambiate rispetto allo spirito originario, come ci siamo sforzati di dire poc’anzi. Molte cose per quello che abbiamo realizzato in questi dodici anni.

Abbiamo esplorato o riesplorato tutte le maggiori grotte del nostro territorio e di quello limitrofo. Ci siamo scrollati di dosso qualsiasi complesso d’inferiorità nei confronti degli speleologi dell’altra Italia. Abbiamo introdotto per primi nell’Italia Meridionale la risalita su sola corda adottando il metodo Mitchell ai nostri mezzi (vedi relazione Corchia ‘73, Fogli per Castellana n. 5 1973). Ci siamo fatti conoscere in tutt’Italia per le nostre esplorazioni e per i nostri contributi in congressi, seminari, riunioni ecc.. Abbiamo operato nel settore della cultura con proiezioni, conferenze, dibattiti nelle scuole, nelle associazioni, nella società. Alcune tappe significative di questo periodo, oltre alla scoperta delle Grotte di Pozzo Cucù nel dicembre del 1980, sono state tra l’altro: l’organizzazione, assieme all’Amministrazione Comunale di Castellana Grotte, del 1° Convegno Regionale di Speleologia su “Storia ed evoluzione della speleologia in Puglia” nel Giugno del 1981, e la partecipazione organizzativa nel Maggio del 1982 al 2° Simposio Internazionale sulla “Utilizzazione delle Aree Carsiche” promosso dall’Università di Bari.

Certo se vogliamo essere autocritici potremmo dire che potevamo fare di più, che molto abbiamo tralasciato di fare, ma va detto a nostra parziale scusante che il tempo lasciatoci libero dallo studio o dal lavoro non è molto.

Soprattutto siamo cresciuti assieme in positivo.

Come una piccola o grande famiglia abbiamo vissuto tutte le gioie e tutti i problemi che ci sono stati riservati.

Abbiamo assistito ad arrivi e a partenze.

Nuovi amici ci hanno raggiunto, vecchi amici sono partiti, per lavoro, lasciandoci un po’ più soli.

Alcuni sono tornati dopo un breve o lungo periodo di tempo, esaurito il loro impegno lavorativo lontano da noi fortunati che siamo rimasti, e ci hanno riportato quel pizzico di noi che avevamo perso. Gliene siamo grati.

Ci hanno riportato quel pizzico di noi che avevamo perso e ci hanno arricchito nel bagaglio di conoscenze e di amicizie grazie al loro operare in luoghi lontani e con lontani amici.

È così che siamo cresciuti e che ci siamo fatti conoscere: grazie soprattutto ai nostri esploratori nel mondo.

Questo è l’aspetto che forse meglio caratterizza un gruppo speleologico meridionale rispetto ad un gruppo del Nord Italia, l’aver cioè alcuni suoi soci la necessità di emigrare lontano in cerca di lavoro; questo forse il suo punto di maggior debolezza e di forza insieme.

Certo come in ogni famiglia abbiamo conosciuto anche noi i nostri momenti burrascosi, ci sono stati a volte momenti di incomprensione, peraltro molto circoscritti, ma in virtù del nostro comune denominatore, l’amicizia, tutto è stato risolto rapidamente e senza strascichi.

Ma c’è qualche altro motivo di cruccio che ancora oggi ci angustia.

A distanza di dodici anni dalla nostra costituzione si fa sempre più assillante il problema di un rinnovo generazionale del nostro gruppo.

Non vogliamo restare soli con noi stessi.

Abbiamo bisogno che altri si affianchino a noi e che continuino, in meglio, il cammino che noi abbiamo intrapreso.

Quando l’entusiasmo comincia a vacillare, per evitare che la struttura che abbiamo costruito si sclerotizzi, è necessario che nuova linfa giunga ad arricchire o a sostituire quella che ha già fatto buona parte del suo lavoro o che l’ha esaurito.

Ecco perchè abbiamo messo in cantiere nel 1978 il «I° Corso di Speleologia “Città di Castellana”», lo abbiamo riproposto nel 1980 e nel 1981 e lo riproporremo a Dio piacendo negli anni successivi.

Abbiamo definito una volta questi corsi come un investimento, una scommessa ed un’iniezione di entusiasmo.

Un investimento in intelligenza, fantasia e il capitale intellettivo.

Una scommessa che non tutto sarebbe finito con noi e che quindi il gruppo che avevamo costituito avrebbe continuato ad operare anche senza di noi.

Un’iniezione di fiducia per quelli che resteranno per continuare ad agire al meglio delle loro capacità fisiche ed intellettive circondati da nuovi e più entusiasti amici.

Oltre a questo aspetto essenziale per la vitalità del Gruppo Puglia Grotte, ne esiste un altro che vorremmo sottolineare: la necessità di un nostro decisivo e non più rinviabile salto di qualità.

Nuovi interessi ci attendono.

Abbiamo consolidato nel tempo un’organizzazione nata solo da noi e senza alcuna intermediazione. Abbiamo finalmente, dopo anni di vagabondaggio, trovato una casa, leggi sede del gruppo. Ora è il momento forse di mettere queste strutture al servizio anche di altri e nuovi interessi.

Riteniamo sia nel novero delle cose di nostra pertinenza occuparci con maggiore attenzione dei problemi protezionistici e naturalistici di casa nostra.

A tale scopo ci sentiamo fin da ora di rivolgere a quanti in quest’ottica si muovono un invito a contattarci, ad utilizzare la nostra sede, a programmare assieme a noi tutte quelle azioni di comune interesse che si propongono la salvaguardia del nostro patrimonio e delle nostre radici.

Abbiamo così tracciato una, sia pur parziale ed incompleta, radiografia nel passato e nel presente della nostra esistenza.

Nello scrivere queste poche note, ci siamo sforzati di rivivere tutti i momenti salienti della nostra esistenza, ed in verità non è stato difficile, ci sono sovvenuti rapidamente come una sequenza alla moviola dove appaiono in rapida successione i fotogrammi di uno spezzone di pellicola; noi ci siamo limitati a trascriverli con la maggiore semplicità e sincerità possibile.

Se non siamo stati sufficientemente chiari e circostanziati, se siamo stati retorici, se vi abbiamo annoiato, scusateci. Se abbiamo sbagliato, abbiamo sbagliato per eccesso d’amore e, quindi, speriamo ci perdonerete.


Trascrizione dell’articolo a cura di Pino Pace pubblicato in Fogli per Castellana, n. 9-10, pp. 280-289, Civica Biblioteca di Castellana-Grotte, dicembre 1982, per i dodici anni del Gruppo Puglia Grotte. Dell’illustrazione che apriva l’articolo (una copertina ottocentesca de I figli del Capitano Grant di Jules Verne) è riprodotta qui l’immagine; le sei fotografie in bianco e nero che la correlavano sono state omesse per la scarsa qualità della scansione in nostro possesso. Tra queste, la prima documentava la prima uscita ufficiale del neonato G.P.G. alla Grave S. Biagio di Ostuni, nel novembre 1971.