Uscita all'Abisso di Cul di Bove

11.07.2026

Località: Abisso di Cul di Bove — Guardiaregia (Campobasso), Massiccio del Matese

Data: 11-12 luglio 2026

Orario ingresso: sabato ore 13:00 — Orario uscita: domenica ore 03:00 (durata complessiva 14 ore)

Profondità massima raggiunta: -200 metri circa

Partecipanti: Claudio, Modesto, Marni, Francesca, Bobbi, Domenico e Riccardo

Relazione a cura di Riccardo Ivone

Foto a cura di Francesca “Kite” Bellino

Rilievo dell'Abisso di Cul di Bove (A 140), sezione, Campochiaro (CB), Molise
Rilievo dell'Abisso di Cul di Bove (A 140) — rilievo C.S.R., luglio-ottobre 1989, disegno di Stefano Gambari

Avvicinamento e accesso alla cavità

Lasciate le vetture nei pressi del Rifugio di Sella Perrone, il gruppo si è incamminato a piedi lungo il sentiero che conduce all’ingresso della grotta, con un tempo di percorrenza di circa 40 minuti.

Nota logistica sui trasporti: questo tratto a piedi può essere evitato proseguendo in auto fino alle immediate vicinanze della cavità. Va tuttavia segnalato che la strada sterrata si presenta piuttosto sconnessa: mentre risulta decisamente affrontabile se si dispone di un fuoristrada, l’accesso con una normale auto diventa significativamente più impegnativo e richiede massima attenzione, pur rimanendo non del tutto impossibile.

Una volta raggiunto l’ingresso dell’abisso, sono iniziate le operazioni di preparazione. Francesca si è occupata dell’armo del primo pozzo d’accesso, mentre per il resto della progressione abbiamo usufruito dell’armo già presente in grotta. Molto suggestivo è stato il passaggio di un gruppo di persone a cavallo durante le nostre operazioni di preparazione.

Speleologo in calata nel pozzo d'accesso dell'Abisso di Cul di Bove

Descrizione della progressione e morfologia

L’Abisso di Cul di Bove si è confermato una grotta estremamente completa e un’ottima palestra tecnica, caratterizzata da una spiccata continuità d’azione. La progressione si sviluppa in un susseguirsi ritmico di brevi pozzetti, strettoie, attraversamenti di stretti meandri e traversi continui.

Contrariamente a quanto ipotizzato analizzando il rilievo nei giorni precedenti — dal quale emergeva un andamento pressoché orizzontale prima dei grandi salti — la realtà ipogea ci ha sorpreso presentando una serie di continue risalite. La vera discesa verticale sarebbe dovuta iniziare in corrispondenza della sequenza dei 7 pozzi consecutivi; una prosecuzione tuttavia non attuabile in questa sede in quanto la grotta non era armata oltre la quota raggiunta.

Dopo il primo pozzo di 25 metri la prosecuzione della grotta è pressoché orizzontale, con l’attraversamento di una serie di meandri, delle piccole discese in libera in contrapposizione sulle pareti e qualche pozzetto. La parte che caratterizza la prosecuzione di questo tratto di grotta sono sicuramente le strettoie.

Concrezioni calcitiche sulla parete della grotta

Le strettoie

La parte iniziale della cavità presenta delle strettoie decisamente anguste e dall’impatto claustrofobico se affrontate con l’approccio sbagliato. Tuttavia, muovendosi senza fretta, studiando bene gli spazi e guardandosi intorno, il superamento non riscontra particolari difficoltà.

Nota di sicurezza: si segnala una criticità strutturale nella maglia metallica che contiene la frana sovrastante la strettoia. Durante il passaggio, Modesto e Claudio hanno notato il cedimento (salto) di un filo della rete. Un dettaglio inquietante considerando che dopo di loro sono passati anche Francesca e Domenico.

Passaggio angusto in uno dei meandri stretti dell'Abisso di Cul di Bove

Lo scivolo

Dopo un traverso e una breve discesa di circa dieci metri, ci si ritrova in un grande salone caratterizzato da una lunga e ripida china franosa. Nel primo tratto, la tensione della corda unita alla pendenza non eccessiva rendeva difficoltoso l’inserimento del discensore; per questa ragione il passaggio è stato affrontato utilizzando un mezzo barcaiolo — un tratto risultato più interessante da affrontare in salita che in discesa.

Nota di sicurezza fondamentale: questo tratto della cavità va tassativamente affrontato uno alla volta. La caduta di pietre è continua e pressoché inevitabile, anche prestando la massima attenzione.

Galleria della grotta con un tratto allagato sul fondo

I traversi e le scelte strategiche

Il tratto centrale della grotta è stato caratterizzato da un numero elevatissimo di traversi. Nota di merito al Presidente Domenico per lo stile e la tenacia nell’affrontarli, ribattezzata da Bobbi durante la sua telecronaca “La tecnica ha un nome e si chiama Domenico Camicia” (almeno fino al comico momento dell’incaprettamento su un pedale).

Le maggiori difficoltà tecniche sono state riscontrate nell’armo del lungo traverso: lo spessore del cordone utilizzato ha reso particolarmente complesso e faticoso l’inserimento e lo sgancio delle longe.

Speleologo impegnato nell'armo di un traverso, sospeso su corda

Valutazione strategica (Muta vs Traverso): da relazioni trovate online emerge che, per ridurre i tempi di percorrenza, è possibile evitare questo rognoso traverso optando per il transito nel meandro bagnato inferiore, previa vestizione con muta in neoprene. L’acqua in quel tratto varia da livelli al ginocchio fino alle spalle. Data l’assenza di mute per questa uscita, la via del traverso è rimasta l’unica opzione percorribile, seppur fortemente dispendiosa a livello energetico.

Tratto allagato della grotta, con acqua limpida dai riflessi blu
Il meandro bagnato inferiore, l'alternativa al traverso rimasta preclusa per l'assenza di mute
Silhouette di uno speleologo in progressione su un traverso stretto

Condizioni ambientali e abbigliamento

A differenza della precedente esperienza vissuta da Marni, Francesca, Claudio e Marco, la grotta si è presentata in condizioni relativamente asciutte. Questo ha permesso una gestione del comfort termico decisamente ottimale:

  • Calzari: hanno svolto egregiamente il loro lavoro mantenendo i piedi al caldo, anche se l’assenza di grandi flussi d’acqua corrente avrebbe reso possibile l’utilizzo di semplici calze termiche.
  • Sottotuta: si è rivelato estremamente comodo ed efficace, garantendo un isolamento termico perfetto per tutte le 14 ore di permanenza.
Il gruppo durante una pausa in grotta, alla luce delle lampade frontali

Conclusioni

La grotta, per via della sua estensione e dell’intensità fisica richiesta, ha reso impossibile una mappatura mentale dettagliata di ogni singolo passaggio, lasciando tuttavia la netta percezione di un percorso severo, completo e altamente formativo.

Passare il sabato sera in ambiente ipogeo ha regalato un’atmosfera unica e decisamente fuori dal comune. L’unico rammarico resta l’impossibilità di proseguire oltre la quota di circa -200 metri a causa del termine dell’armo: sarebbe stato estremamente interessante affrontare la famosa sequenza dei 7 pozzi consecutivi. Tuttavia, il mancato armo si è rivelato una fortuna nascosta: l’elevato dispendio di energie richiesto nella prima parte della grotta avrebbe probabilmente reso la risalita successiva fin troppo complessa e gravosa per il gruppo.

L’uscita all’esterno alle 3 del mattino, stanchi ma visibilmente soddisfatti, suggella il successo di un’ottima giornata di speleologia.

Un geotritone incontrato lungo la progressione nella grotta
Un geotritone (Speleomantes) incontrato lungo la progressione