Uscita alla Grotta di Castel di Lepre
06.07.2025
Località: Grotta di Castel di Lepre — Campo San Vito, Marsico Nuovo (Potenza), Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese (Catasto delle Cavità Naturali della Basilicata, n. B038)
Data: 6 luglio 2025
Partecipanti: Modesto Tartarelli, Mimma Lavopa, Rosanna Romanazzi, Francesco Lovergine, Roberto Visparelli, Marco Gambacorta, Alessia Cerri, Leo Piccolo, Sabina Tagliente, Giovanni Zaccaria, Marni Vizzi
Gruppo: Gruppo Puglia Grotte
Relazione a cura di Marni Vizzi
Con uno sviluppo di quasi 2.000 metri di gallerie e un dislivello di circa 150 metri, Castel di Lepre detiene il primato di grotta più lunga della Basilicata. Si tratta di una grotta attiva attraversata da un torrente sotterraneo a regime variabile, alimentato da infiltrazioni diffuse attraverso la roccia calcarea fratturata.
Spostamento e avvicinamento
La giornata è iniziata con la partenza dalla sede del gruppo a Castellana, alle ore 06.30. Abbiamo percorso in auto circa 200 chilometri per raggiungere il sito e abbiamo parcheggiato le auto in prossimità dell’ingresso della grotta.
Materiale impiegato durante l’uscita
- 1 corda da 20 metri
- 1 corda da 30 metri
- 1 corda da 70 metri
- Moschettoni e anelli
- Alcuni cordini
Progressione in grotta
Siamo entrati in grotta alle 10.30 circa. Poco dopo l’ingresso si incontrano due pozzi, il primo profondo 4 metri, caratterizzato da un passaggio stretto, e il secondo di circa 13 metri, ampio e perfettamente verticale che termina in una pozza d’acqua poco profonda.
La grotta ci si è presentata già armata, tuttavia uno degli scopi dell’uscita era far impratichire i neofiti con l’armo, per cui Modesto ha guidato Marco e la sottoscritta in questa operazione, utilizzando gli altri numerosi fix presenti sulle pareti. In particolare Marco, sotto l’attenta supervisione di Modesto, ha armato i due pozzi, il secondo dei quali in corda doppia, per velocizzare la discesa, considerato il numero dei partecipanti.
Abbiamo proseguito per un breve tratto orizzontale, per poi incontrare un lungo laminatoio alto meno di un metro, con la volta levigata dall’acqua e il fondo coperto da sassi sferici o appuntiti, che hanno messo alla prova mani e ginocchia nella progressione a gattoni.
Superato il laminatoio, abbiamo attraversato una lunga galleria il cui fondo era percorso da un rivoletto d’acqua di profondità variabile da pochi centimetri a circa mezzo metro nelle pozze più profonde, che abbiamo costeggiato camminando sulle rocce laterali o attraversato per alcuni tratti. Le pareti della galleria, levigate dall’acqua, erano decorate in vari tratti da scallops e concrezioni di grande bellezza. Tra queste un’enorme formazione sospesa, nota come “zampa d’elefante”, che cala dall’alto e il cui antico basamento, per la natura differente della roccia, è stato eroso dallo scorrere delle acque, lasciando un soffitto perfettamente piatto a circa 1,20 metri dal pavimento, sotto il quale, come da prassi dei visitatori, ci siamo divertiti a scattare foto.
Poco dopo siamo rimasti incantati dallo spettacolo dello stillicidio abbondante che cadeva da una stalattite, sotto il quale alcuni di noi non hanno resistito a fermarsi per lasciarsi ricoprire dalle lievi gocce.
Siamo giunti quindi nella zona delle “vasche”, affascinanti concrezioni a forma di conche, oltrepassate le quali l’acqua forma una piccola ma fragorosa cascata per gettarsi in un laghetto profondo poco più di 1 metro e mezzo. Alcuni di noi si sono tuffati nel laghetto attraverso lo scivolo naturale che si trova sulla sinistra, altri hanno superato con un traverso le lastre verticali di roccia, distanti l’una dall’altra la lunghezza di un passo lungo, che si trovano a destra (percorso obbligato nella risalita).
A questo punto ci siamo trovati di fronte a un sifone lungo circa 10 metri, di altezza variabile tra i 50 e i 70 cm, che abbiamo attraversato strisciando immersi nell’acqua con lo spazio appena sufficiente per tenerne fuori la testa. Chi era già stato nella grotta negli scorsi anni ha notato una portata leggermente inferiore rispetto alle altre volte.
Quindi attraverso una serie di gallerie, abbiamo raggiunto quello che è l’attuale fondo della grotta: un suggestivo laghetto dalle acque limpide, che alcuni gruppi speleologici hanno tentato di superare, tuttavia senza successo a causa della torbidità dell’acqua e delle basse temperature all’interno del sifone.
Ci siamo fermati tutti, e seguendo quello che ormai è diventato quasi un rito in ogni luogo sotterraneo che emani una qualche sacralità, abbiamo spento le torce e siamo rimasti in silenzio per alcuni interminabili istanti, ad ascoltare lo scrociare dell’acqua che a ognuno di noi certamente avrà sussurrato emozioni diverse — o forse uguali — in uno di quei momenti in cui sei solo con te stesso eppure ti senti profondamente unito a chi hai accanto ed è arrivato fin lì insieme a te.
Sulla via del ritorno, nella lunga galleria che precede il laminatoio, allontanandomi per alcuni istanti dal gruppo, ho fatto l’esperienza di restare in silenzio, spegnere la torcia del casco per ascoltare il suono dell’acqua che amplificandosi di ambiente in ambiente produceva voci lontane e indistinte.
Usciti dalla grotta intorno alle 20.00, esausti, un po’ doloranti, ma soddisfatti e felici, dopo esserci liberati degli indumenti bagnati, ci siamo lasciati riscaldare dal sole, ognuno assorto nell’intensa emozione appena vissuta.
Conclusioni e riflessioni
Castel di Lepre è una grotta complessa, che offre una straordinaria varietà di “paesaggi”, resa ancor più affascinante dalla presenza costante e viva dell’acqua. Ognuno di noi l’ha affrontata secondo il proprio ritmo, sotto lo sguardo attento e discreto di chi ha anni di esperienza e in silenzio è pronto a elargire un consiglio o a tendere la mano a chi resta indietro, provando il piacere di condividere le meraviglie nascoste nel mondo parallelo che scorre sotto terra.
Perché la grandezza di un gesto non è quella che sta sotto i riflettori, amplificata dai megafoni, ma spesso è nascosta nel buio e nel silenzio sacro.