Grotta del Mezzogiorno e Frasassi

16.11.2024

Premessa

Il weekend del 16 e 17 novembre 2024, il Gruppo Puglia Grotte ha organizzato l’ultima uscita del 50° Corso di Introduzione alla Speleologia. L’evento ha visto la partecipazione di oltre 20 tra corsisti e membri più o meno esperti.

Sabato 16 novembre 2024: Grotta del Mezzogiorno, Genga

Itinerario di accesso: partendo da San Vittore Terme, abbiamo seguito la strada che porta a Pierosara. Dopo aver parcheggiato le auto, abbiamo proseguito per la sterrata che ben presto è diventata un sentiero. Seguendo il sentiero, siamo giunti in mezzo alla boscaglia, proprio sotto la parete del Monte Ginguno, dove abbiamo trovato un bivio sulla destra che sale con frequenti tornanti fino all’ingresso della grotta.

Durante l’intera giornata, siamo stati accompagnati dallo speleologo locale Eugenio Griffoni, che ha condiviso con noi la sua vasta conoscenza e le sue esperienze nella speleologia. La Grotta del Mezzogiorno è una traversata: infatti siamo entrati da una parte della montagna e siamo usciti dall’altra.

Natura della grotta: la Grotta del Mezzogiorno è nota per la sua formazione sulfurea ipogenetica. Le formazioni sulfuree sono il risultato di processi chimici millenari che avvengono nel sottosuolo, dove l’acqua ricca di solfati viene riscaldata e reagisce con altri minerali, creando concrezioni di zolfo e depositi di gesso. Questo tipo di grotta offre uno spettacolo geologico unico, caratterizzato da colori e strutture particolari, testimonianza delle antiche reazioni chimiche che hanno modellato queste cavità sotterranee.

Sviluppo totale: 4500 m Dislivello: 160 m

Descrizione del percorso: la traversata classica del Mezzogiorno inizia con l’ingresso (cancello) che si apre alla base di un enorme anfiteatro. Subito dopo la sala iniziale, abbiamo proseguito per un lungo cunicolo di circa 90 metri, basso e a tratti stretto. Al termine, la galleria riprende dimensioni accettabili e abbiamo raggiunto la Sala Nera, terminante con un camino di 5 metri.

Alla sommità, abbiamo incontrato uno scivolo di 40 metri che fa da preludio al Pozzo della Sbarra di 35 metri. In basso, abbiamo continuato salendo una piccola rampa in direzione ovest e percorso la Galleria dell’Organo, lungo la quale abbiamo superato alcune barriere di concrezioni. Al termine, salendo una frana, siamo entrati nella Sala Azzurra, molto alta. Abbiamo quindi sceso la parte detritica della sala tenendoci sulla parete sinistra, fino ad incontrare un salto di 6 metri. Sceso questo, abbiamo scavalcato un dosso e, scesi 3 metri ancora, abbiamo incontrato una galleria che risale sulla destra. Non l’abbiamo seguita, ma siamo scesi invece nella strettoia tra i massi, che immette in un pozzo di 15 metri piuttosto stretto e contorto (Pozzo Elicoidale). Al termine del P15 ci siamo affacciati, dopo un piccolo traverso, su una finestra che domina i due pozzi successivi di 8 e 14 metri.

Abbiamo raggiunto così la Sala dei Massi, scendendo lungo la frana, dove la grotta sembra terminare. Al di là, abbiamo risalito uno scivolo di 12 metri sulla sinistra che conduce direttamente al Pozzo Finale (Camino 3B) di 20 metri, l’ultimo della traversata. Alla base, abbiamo proseguito in una grande galleria con frana e con depositi di guano per circa 350 metri. Lungo tutto il percorso finale sono presenti alcune diramazioni; tuttavia, seguendo sempre gli ambienti nella parte mediana, siamo stati sicuri di essere sulla buona strada. Un solo restringimento circa a metà, che sembra quasi essere stato lavorato a mano, e siamo entrati nella sala bassa; poi la galleria riprende proporzioni e infine siamo usciti al Tempio di Valadier.

Il Tempio di Valadier è un gioiello architettonico incastonato tra le rocce. Progettato nel 1828 da Giuseppe Valadier, questo tempio neoclassico presenta un’elegante pianta ottagonale e una struttura armoniosa, con pilastri che sostengono una cupola imponente rivestita con lastre di piombo. Il tempio fu commissionato da Papa Leone XII, originario di Genga, come luogo di culto e rifugio per i credenti. Accanto al Tempio del Valadier si trova l’Eremo di Santa Maria Infra Saxa, risalente al 1029, dove vivevano monache benedettine di clausura in isolamento spirituale.

All’uscita, avevamo preventivamente lasciato alcune auto con cui recuperare le altre.

Lo scrivente era in fondo al gruppo e ha avuto l’opportunità di assistere al disarmo delle corde. La grotta è stata inizialmente armata con tecniche speleo e successivamente disarmata per poi essere riarmata utilizzando tecniche di forra che prevedono l’uso del discensore Otto, e nuovamente disarmata così da recuperare la corda ad ogni pozzo.

Il nostro compagno Modesto si è distinto come l’eroe della giornata, almeno agli occhi del sottoscritto, svolgendo praticamente da solo l’arduo compito di disarmare le corde, il tutto senza avvalersi di alcun aiuto. Lo scrivente, purtroppo, si è sentito un po’ inutile a causa della propria impreparazione nelle tecniche di armo e disarmo specifiche per questo genere di progressione.

Sabato sera abbiamo cenato al ristorante “Il Parco” a Genga Stazione, dove abbiamo mangiato tantissimo e siamo stati accolti calorosamente anche se siamo arrivati al ristorante intorno alla mezzanotte. Dopo cena, ci siamo ritirati per la notte a Genga.

Domenica 17 novembre 2024: Grotte di Frasassi

La mattina seguente, il gruppo si è diviso: alcuni sono rientrati a casa, mentre altri hanno visitato le Grotte di Frasassi, notoriamente una delle grotte turistiche più affascinanti d’Italia. Altri ancora hanno esplorato i dintorni, percorrendo parzialmente il fiume Sentino.

Conclusioni

L’uscita speleologica del gruppo si è rivelata un’esperienza intensa, lunga e quasi estenuante. Un ringraziamento speciale va a tutto lo staff del GPG per aver reso possibile quest’esperienza e in particolare a Modesto per la sua instancabile determinazione.

Domenico Camicia

Rilievo della traversata Grotta della Beata Vergine di Frasassi - Grotta del Mezzogiorno
Rilievo della traversata Grotta della Beata Vergine di Frasassi — Grotta del Mezzogiorno