Uscita alla Grotta della Volpe

14.06.2025

Località: Grotta della Volpe — Pascolo della Biellese (Catasto delle Grotte della Puglia, n. 1543)

Data: 14 giugno 2025

Partecipanti: Alessia Cerri, Marni Vizzi, Roberto Visparelli, Leo Piccolo, Marco Gambacorta, Domenico Camicia

Gruppo: Gruppo Puglia Grotte

Relazione a cura di Domenico Camicia

L’obiettivo principale era quello di esplorare la cavità nel suo complesso, raccogliere dati utili per i futuri avventori e mettere alla prova sia le nostre capacità tecniche che il nostro spirito.

Spostamento e avvicinamento

La giornata è iniziata con la partenza dalla sede del gruppo a Castellana, alle ore 08:00. Abbiamo percorso in auto circa un’ora e mezza diretti verso il Pascolo della Biellese, affidandoci a Google Maps siamo giunti senza problemi sul punto in cui parcheggiare.

Abbiamo proseguito a piedi per circa 30 minuti lungo un sentiero in discesa. Il percorso non era ben delineato: grossi massi, quasi a formare dei gradoni naturali sul costone della collina, costituivano parte della sfida, rendendo il cammino abbastanza suggestivo. La scheda catastale indica l’imbocco della grotta come situato sotto un fico. Tuttavia abbiamo notato che l’albero presente non era un fico, ma un altro esemplare della macchia mediterranea.

Materiale impiegato durante l’uscita

  • 2 corde da 100 m ciascuna
  • 1 corda da 30 m
  • 30 moschettoni e anelli
  • Qualche cordino

Pur contando su questa dotazione, alcuni commenti interni hanno suggerito che sarebbero stati utili maggiori cordini (10 o 15 in totale) e qualche moschettone aggiuntivo, in quanto la corda “tocca ovunque!”, seguendo i meandri, i pozzi e le strettoie della grotta.

L’esplorazione della grotta

Appena entrati nella cavità alle ore 10:00, abbiamo affrontato immediatamente una serie di sfide. L’interno della grotta si è rivelato un ambiente complesso e impegnativo:

Ambiente: la grotta si presenta fangosa, con una bassa presenza di concrezioni. Sono visibili alcune colate calcitiche e, in alcuni punti, accenni di strutture corallidee purtroppo contaminate dal fango.

Progressione: la discesa e la progressione sono risultate abbastanza difficili: la grotta ha un dislivello negativo di circa 110 metri, mancandoci meno di 50 metri per raggiungere la profondità massima. Il percorso si snoda tra strettoie, meandri tortuosi e pozzi interni, dove la corda si intrica seguendo ogni deviazione, rendendo necessaria una costante attenzione ai meccanismi di ancoraggio.

Durante il percorso, al primo pozzo abbiamo rinvenuto i resti scheletrici di un animale, che riteniamo sia stato una volpe, probabilmente la stessa a cui la grotta deve il nome. Con cura, abbiamo raccolto le ossa sparse e le abbiamo segnalate mediante due piccole “bamboline” realizzate impilando pietre raccolte sul posto, come testimonianza del ritrovamento e nel rispetto per l’animale.

Si pone l’attenzione sul fatto che a circa metà del primo pozzo è presente uno spit, poco visibile durante la discesa: si consiglia ai prossimi esploratori di frazionare in prossimità dello stesso per evitare lo sfregamento della corda sulla roccia, seppur apparentemente liscia.

Alessia, assistita da Roberto, ha curato l’armamento della via, riuscendo a superare il suo precedente livello tecnico. Un punto particolarmente critico, in prossimità del P8, ha richiesto il collocamento in contrapposizione di un coniglio sul pozzo, un punto di ancoraggio di difficile raggiungimento.

Conclusioni e riflessioni

Usciti dalla grotta intorno alle 22:00, esausti ma soddisfatti, siamo rimasti colpiti dall’esperienza estenuante e formativa. La progressione interna, punteggiata da passaggi di relativa difficoltà, ha confermato la complessità e il valore speleologico di questa cavità pugliese.

Un ulteriore elemento che ha arricchito la giornata è stato il panorama offerto all’ingresso della grotta: da lì, infatti, si poteva ammirare una vista suggestiva che includeva, in lontananza, il profilo di un ponte in muratura con arcate a tutto sesto, comunemente noto come il Ponte dei 21 Archi, simbolo delle radici storiche e culturali del territorio. Tale elemento, insieme alla natura nella quale eravamo immersi, ha rappresentato un tocco di bellezza che ha allietato l’uscita speleologica, al di là delle difficoltà tecniche attraversate.

Al termine dell’escursione, abbiamo deciso di ristorarci con una pizza presso la pizzeria “Il Grottino” di Spinazzola, una pausa conviviale che ha reso ancora più memorabile l’esperienza dopo ore di faticosa progressione.