Uscita alla Grotta dello Scalandrone
14.06.2026
Località: Monti Picentini — Grotta dello Scalandrone (Cp 795), Giffoni Valle Piana (SA)
Data: 14 giugno 2026
Partecipanti: Riccardo Ivone, Antonio Di Masi, Marni Vizzi, Claudio Marchitelli, Francesca Bellino
Relazione a cura di Riccardo Ivone


Introduzione
L’uscita alla grotta dello Scalandrone si è rivelata un’esperienza meravigliosa, ma attenzione alla strada, altrimenti si rischia di girare intorno alla montagna e di imboccare una serie di strade sbagliate. Impostare sul navigatore Giffoni Valle Piana; una volta arrivati al paese basta impostare Grotta dello Scalandrone su maps per risalire la montagna fino ad arrivare a una vecchia caserma della Forestale. Dal casolare l’ingresso della grotta dista circa 1 km: il percorso è abbastanza semplice, solo l’ultimo tratto richiede un po’ di fatica. Le indicazioni presenti sul percorso sono molto chiare, è difficile sbagliarsi.
Trovarsi immersi in una grotta viva e attiva è un’esperienza che consiglio: abbiamo avuto il piacere di poter seguire il percorso dell’acqua che scava e modella il cuore della montagna. L’impatto visivo è da togliere il fiato.

Oltre alle tre fantastiche cascate e a una strettoia attraversata dall’acqua — dopo la quale Marni ha esclamato la frase che ha caratterizzato questa uscita, “sònde totta bagnèt” — siamo rimasti letteralmente stupiti delle concrezioni e dalla roccia modellata dall’acqua.

Il vero colpo d’occhio dello Scalandrone, però, sono state le vaschette ricche di formazioni coralloidi. Una volta illuminate dalle nostre luci, queste strutture creano dei giochi di rifrazione indescrivibili: sembrava di trovarsi davanti a una distesa di Swarovski scintillanti. Un’emozione pura che ripaga le 4 ore di macchina.

Note tecniche e progressione
Dal punto di vista prettamente speleologico, la grotta offre una progressione molto semplice, fluida e veloce.
Armo: la cavità è attualmente già armata. Questo ci ha permesso di azzerare i tempi morti; le pause sono state minime e il ritmo di progressione è rimasto costante e piacevole.

Didattica: per queste sue caratteristiche di spiccata continuità e facilità d’approccio, lo Scalandrone è la palestra perfetta per un corso d’introduzione alla speleologia. Permette agli allievi di muoversi in sicurezza senza lo stress di frazionamenti complessi, godendosi la bellezza dell’ambiente.
Abbigliamento consigliato e note meteo-climatiche
Attenzione però a non sottovalutare l’elemento idrico. La grotta è leggermente fredda e, trattandosi di un sistema attivo, ci si bagna (e non poco!). Per le future uscite, ecco il setup termico consigliato:
- Sotto-tuta: una muta in neoprene da 2 o 3 mm da indossare sotto la tuta traspirante è la scelta ideale per mantenere la temperatura corporea ottimale. In alternativa, un ottimo intimo termico può andare bene, a patto di tollerare l’umidità.
- Calzari: assolutamente obbligatorio l’utilizzo dei calzari in neoprene. Piedi caldi significano progressione tranquilla e felice.
Nota dolente (inverno): sebbene la progressione sia ideale per i principianti, l’inverno non è la stagione migliore per affrontare lo Scalandrone. Le temperature rigide esterne della zona picentina, combinate con il fatto che si esce dalla grotta bagnati, renderebbero il post-uscita un vero calvario per gli avventori speleo: molto meglio pianificarla con temperature esterne più miti!
Conclusioni
In sintesi: non si tratta di una grotta che toglie il fiato per la quantità di concrezioni, ma che fa capire l’energia dell’acqua, capace di ridisegnare una montagna con il suo passaggio. Molto divertente da percorrere senza stancarsi troppo. Lo Scalandrone entra di diritto tra le nostre uscite memorabili. Prepariamo i calzari per la prossima, perché ci torneremo sicuramente!