Il Gruppo Puglia Grotte su «Fogli per Castellana»

Copertina di Fogli per Castellana, n. 6, marzo 1976
Fogli per Castellana, n. 6
Pubblicazione della Civica Biblioteca di Castellana-Grotte,
con il patrocinio della Amministrazione Comunale
Castellana Grotte, marzo 1976

A cura del Gruppo Puglia Grotte

Nella pagina a stampa il testo che segue non è preceduto da un titolo proprio, ma solo dal marchio del Gruppo: è il resoconto — non firmato da un singolo autore, ma redatto collettivamente dal Gruppo Puglia Grotte — delle attività sociali ed esplorative svolte dal dicembre 1973 a tutto il 1975, pubblicato alle pp. 132-136 del sesto numero di Fogli per Castellana.

Per la seconda volta ci ritroviamo sulle pagine di «Fogli per Castellana»; di ciò siamo grati ai curatori dell’opera che ci offrono così la possibilità di fare il punto sulla nostra attività e sui programmi; tentando un breve riassunto dell’una e degli altri metteremmo al primo posto il settore finanziario. Avevamo l’assoluta necessità di rinnovare a breve scadenza l’intero parco materiale, dato l’inevitabile logorio e depauperamento cui esso era andato incontro. Risolto tale problema con contribuzioni straordinarie spontanee, con le consuete quote sociali e con i contributi della Pro Loco, Cassa Rurale e Artigiana, Vetrerie Meridionali S.p.A. e con quello in arrivo dell’Amministrazione Comunale, abbiamo finalmente in attuazione un corso per tutti i soci vecchi e nuovi di addestramento alle nuove tecniche e ai nuovi materiali in dotazione. Di questo momento di apprendimento comune vogliamo fare il punto di partenza per un rilancio ed una riqualificazione delle nostre attività future.

Scendendo un po’ nel dettaglio i punti salienti in programmazione sono: Ampliamento degli interessi del Gruppo ai settori Storico-Archeologico, Turistico-promozionale, Protezionistico, con la ricerca, la raccolta, il rilevamento dei dati che possono essere utilizzati dagli studiosi e dagli operatori dei vari settori, per un contributo alla conoscenza del patrimonio locale e alla sua salvaguardia. Pubblicazione di un nostro bollettino annuale inteso (oltre che come semplice resoconto delle cose) come occasione per la raccolta e l’elaborazione dei risultati conseguiti e degli interessi coltivati. Continuazione delle esplorazioni nelle Grotte di Castellana e sensibilizzazione di chi di dovere per un non accantonamento del problema «Museo Speleologico». Effettuazione di gite speleologiche ed escursionistiche aperte a tutti i simpatizzanti. Effettuazione di una «Settimana speleologica» con mostre, proiezioni, uscite in grotta e in gravina. Risoluzione del problema «Sede Sociale». Campagna per il tesseramento 1976 e l’iscrizione di nuovi soci.

Al momento di preparare queste note l’attivo del G.P.G. è formato dai seguenti soci: Giorgio Braschi, Gianni Campanella, Dino Faiano, Vito Mancini, Vincenzo Manghisi, Tommaso Netti, Pino Pace, Marcello Pagliarulo, Pino Palmisano, Gino Penta, Alberto Pinto, Simone Pinto, Renato Rotolo, Cosmo Sbiroli, Vito Testone, Walter Vivian.

Riprendiamo ora il resoconto delle principali attività svolte dal Dicembre 1973 (la precedente attività è stata pubblicata sul n. 5 di Fogli per Castellana) a tutt’oggi.

Grave di Pasciuddo (Cassano Murge) — 70 m., 12/13 Dicembre 1973.

Su richiesta dei Carabinieri di Altamura viene condotto dal VII Gruppo del C.N.S.A., nel tardo pomeriggio del 12 dicembre, un sopralluogo tendente ad accertare la presenza del corpo di un pastore della zona nella voragine, la cui scomparsa era stata denunciata da tempo e che in seguito verrà accertato essere stato ucciso, legato, e gettato nell’abisso. Rinvenuto il cadavere dell’uomo sul fondo melmoso della grave si rinviava il recupero, data l’ora tarda, al mattino seguente. Le operazioni si rivelavano infatti lunghe e difficili e si rendeva necessaria la discesa di due componenti del G.P.G. e di un sub dei Carabinieri che con l’ausilio di un canotto provvedevano ad imbracare il cadavere in un telone; dopodiché risalivano e si provvedeva al recupero dall’alto, peraltro reso difficoltoso dalla ridotta larghezza dell’imbocco e dal groviglio di corde che assicuravano cadavere e canotto. Comunque a sera le operazioni erano concluse senza danni per le persone; solo un po’ di materiale fuori uso.

— Grave di Faraualla (Gravina di Puglia) — 256 m., Aprile 1974.

Prima ripetizione, a distanza di 18 anni dalla scoperta effettuata da una spedizione triestina, della seconda voragine pugliese, caratterizzata da un pozzo d’accesso profondo ben 162 m. L’esplorazione, che aveva lo scopo d’accertare l’effettiva profondità della grave e un suo eventuale proseguimento, veniva portata a termine dopo sedici ore sotto una pioggia continua che rendeva, se possibile, più viscide le pareti dei pozzi interni.

— Grotta di Castel di Lepre (Marsico Nuovo-Pz) — 146 m., sviluppo planimetrico circa 1845 m., 2 Giugno 1974.

Esplorazione della più lunga grotta della Basilicata, al confine con la Campania, scoperta nel 1968 dal Gruppo Speleologico Faentino. La esplorazione è resa difficoltosa dalla presenza di un impetuoso fiumiciattolo sotterraneo e da angusti cunicoli che costringono lo speleologo ad immergersi nelle acque gelate. L’uniformità del torrente è sovente interrotta da cascate (la più alta di nove metri) che ne caratterizzano l’andamento. Il ramo principale della grotta termina dopo 1598 m. in un laghetto sifone che impedisce ogni eventuale prosecuzione. Una colorazione delle acque con la fluorescina permetterebbe di conoscerne la risorgenza e quindi un possibile sfruttamento dell’acqua potabile.

Garfagnana (Toscana).

Negli anni 1973-74 un componente del nostro Gruppo, residente in Toscana per lavoro, si è trovato a collaborare con Gruppi della regione nel corso di varie esplorazioni. Riportiamo qui di seguito due delle più significative:

— Abisso Pina Boschi (Vagli di Sopra-Lu-) — 400 m., Maggio-Settembre 1973.

Al termine di numerosi tentativi, protrattisi nel corso di vari mesi, si raggiunge la profondità massima dell’abisso a —400 m.; raggiungendo il livello della falda acquifera locale.

— Abisso della Cava Terza (Vagli di Sopra-Lu-) — 400 m., Luglio 1974.

L’abisso, che si apre in una cava di marmo calacato nel bacino marmifero della valle di Arnetola, era stato già segnalato nel 1971, ma le esplorazioni erano iniziate nel giugno 1974 quando era stata raggiunta la profondità di 350 m. Nel corso del tentativo del 6-7 luglio componenti del Gruppo Speleologico Lucchese e Gruppo Speleologico Bagni di Lucca (il nostro socio faceva parte della squadra d’appoggio) raggiungono la profondità di —400 metri arrestandosi su di un pozzo di 15 m. nel vuoto. Un nuovo tentativo al fondo viene effettuato nei giorni 27-28 luglio da una squadra composta da due elementi del G.S.B.L., uno del G.S.L. e dal nostro amico del G.P.G. Purtroppo (*) la puntata non ha buon esito a causa dell’improvviso abbandono dei componenti del G.S.B.L. a quota —250 metri; i due superstiti proseguono fino alla profondità raggiunta nella precedente esplorazione, da dove iniziano la risalita recuperando il materiale fino a quota —250 m.

— Grava di Campolato (S. Giovanni Rotondo) — 304 m., 14-15 Settembre 1974.

Esercitazione Nazionale del C.N.S.A. (Corpo Nazionale del Soccorso Alpino). L’esercitazione è iniziata nel pomeriggio di sabato 14 con la discesa della squadra-disarmo composta da cinque volontari; loro compito è stato quello di recuperare il materiale occorso all’esercitazione quasi contemporaneamente allo svolgersi della stessa. Un’ora dopo li seguivano anche i volontari della squadra di soccorso composta da quattro componenti del 7° Gruppo e da quattro della squadra di Terni e dal presunto ferito. Il compito di quest’ultima squadra consisteva nel raggiungere un punto ben determinato della grotta posto a 200 metri di profondità e a circa 600 m. dall’ingresso, imbracare il presunto ferito in una barella e portarlo in superficie nel più breve tempo possibile, facendo uso delle tecniche conosciute e dei materiali a disposizione, manovrando nel margine della più assoluta sicurezza. Quattro ore dopo ha inizio il recupero del presunto ferito dal punto prestabilito. Dopo il superamento di impegnativi e quasi proibitivi ostacoli il «ferito» e il suo accompagnatore, che ha il compito di guidare la barella nella risalita, giungono in superficie: sono le 03.30 di domenica 15. Sono seguiti i recuperi dei volontari della squadra di soccorso e di disarmo, che nel frattempo aveva raggiunto la prima, nonché dei numerosi tubolari contenenti il materiale occorso. Tutte le operazioni sono terminate alle ore 09.05 con la risalita dell’ultimo uomo. Durante tutto lo svolgimento dell’esercitazione, il campo esterno ha costantemente mantenuto i contatti telefonici con le squadre operanti all’interno grazie ad un cavo elettrico e a telefoni che erano stati collocati precedentemente da una apposita squadra.

— Grave de «La Ferratella» (Ruvo di Puglia) — 230 m., sviluppo planimetrico 90 m., Settembre 1974.

Raggiunto il fondo a quota 230 metri, si constata l’ostruzione del pozzo di 90 m. scandagliato nel 1964 dal Gaspari. Da notare che come per la Faraualla e la Campolato, anche in quest’ultima grave sono state largamente impiegate nuove tecniche di discesa e risalita su corde.

— Grotta di S. Barbara (Polignano a Mare) — sviluppo planimetrico circa 400 m., 10 ottobre 1974.

Grotta di notevole interesse archeologico, forse un tempo adibita a sepoltura dai monaci basiliani che abitavano grotte limitrofe.

— Grava di Zizze (Ceglie Messapico) — 60 m., 1 Dicembre 1974.

Forzata una strettoia dove si erano fermate le precedenti esplorazioni, si discende un pozzetto di 5 m. che porta in una saletta in leggera pendenza, che però è ostruita sul fondo da concrezioni alabastrine che impediscono ogni prosecuzione.

— Grotta di Chianchizza (Monopoli) — sviluppo planimetrico 250 m. circa, 10 Maggio 1975.

Su indicazione del proprietario è stata effettuata un’attenta esplorazione della cavità alla ricerca di un passaggio per raggiungere un livello sottostante della grotta dove scorrerebbe un corso d’acqua. Vani sono risultati i tentativi; ma è in programma un ulteriore approfondito sopralluogo.

— Buca di Monte Pelato (Le Gobbie «Arni» MS) — 610 m., 20 Agosto 1975.

Ospite del Gruppo Speleologico Bolognese e assieme a speleologi liguri e toscani, un nostro socio ha partecipato ad una spedizione alla «Buca» che ha portato la profondità della stessa da —450 m. a —610 m. La precedente esplorazione si era arrestata sull’orlo di un pozzo, in unica campata nel vuoto di 105 m. (precedentemente ritenuto di 60 m. a seguito di uno scandaglio). La prima squadra dopo aver raggiunto il fondo del pozzo, risaliva, mentre la seconda proseguiva fino ad esaurimento di materiale a —610 m. La «Buca» però proseguiva ancora con un pozzo di circa 10 m. con cascata dal cui fondo proveniva il rumore del torrente che si intuiva formare un’altra cascata, lasciando quindi prevedere ottime possibilità di prosecuzione, che se confermate, farebbero della «Buca» la più profonda cavità della Toscana.


(*) Nell’originale a stampa: «Putroppo» (refuso).


Trascrizione dell’articolo del Gruppo Puglia Grotte pubblicato in Fogli per Castellana, n. 6, pp. 132-136, Castellana Grotte, marzo 1976 — pubblicazione della Civica Biblioteca di Castellana-Grotte, con il patrocinio della Amministrazione Comunale di Castellana Grotte. L’articolo era illustrato da due fotografie originali (Grotta di Castel di Lepre e Grava di Zizze, Foto G.P.G.), qui omesse per la scarsa qualità della scansione in nostro possesso; l’immagine di copertina del fascicolo è riportata sopra a titolo di riferimento bibliografico.