Turismo speleologico: prospettive e sviluppo per le grotte di Pastena

Mario Catullo (*)

Turismo speleologico

Prospettive e sviluppo per le grotte di Pastena

Quando si affronta il discorso del turismo speleologico, il pensiero corre alle grotte già tanto famose anche tra i non speleologi.

Il più delle volte tali famosi complessi sono favoriti dalla loro stessa ubicazione particolarmente felice, per cui le correnti del turismo, nazionale ed internazionale, si trovano a contatto con una realtà turistica variamente articolata, di cui la grotta rappresenta uno dei particolari interessanti ma non unico della zona.

Questo aspetto è, a parere dello scrivente, importante e non certo da trascurare se si vuole puntare all’incremento del turismo speleologico di alcune località italiane prive di attrezzature turistiche sia specifiche che complementari.

Mi domando, però, quante zone d’Italia, di una certa rilevanza speleologica, siano in queste condizioni ottimali. Dove l’organizzazione turistica locale si articola attraverso le peculiarità del territorio, curandone ed esaltandone i vari aspetti?

Penso che casi del genere siano rari e mi conforta in questa ipotesi la situazione che abbiamo nel Lazio ed in particolare in Ciociaria.

Sebbene la nostra provincia abbia una alta densità di grotte (solo sui Monti Lepini sono centinaia le grotte scoperte fino ad oggi), e sebbene esistono grotte importanti e turisticamente valide (Grotte di Pastena e Regina Margherita di Collepardo), insieme ad interessanti doline carsiche (Fossa Maiura ad Alvito, Pozzo d’Antullo a Collepardo) solo dopo anni di attesa la Regione Lazio si è decisa ad approntare un piano per un parco naturale sui Monti Ernici.

Su questi monti dove esistono cavità ancora integre e belle, pesa il rischio di gravi dissesti ambientali che solo il parco potrebbe scongiurare. E prima di tutto è proprio il territorio carsico (la Fossa Maiura usata per scarico di rifiuti urbani) a farne le spese con gravi rischi per l’inquinamento delle falde freatiche.

Con tali premesse non si può guardare con speranza alle prospettive turistiche della nostra provincia.

Per la sola Grotta di Pastena sono stati spesi tanti milioni per l’adattamento turistico sia per eliminare i sifoni, sia per la creazione di passerelle turistiche, ma a mio avviso tali opere non sono sufficienti se si vuole utilizzare la cavità per scopi turistici.

La grotta è una cavità attiva percorsa interamente dal fiume del Fosso Mastro e presenta qualche problema per la valorizzazione a causa delle piene ricorrenti. La condotta per il drenaggio di alcuni terreni agricoli non ha fatto altro che complicare ulteriormente la situazione.

Da qui il suggerimento del nostro gruppo di elaborare, attraverso l’osservazione dei dati pluviometrici locali, un’analisi statistica della piovosità in funzione dei vari mesi dell’anno, in modo da prevedere, quanto più è possibile, il fenomeno delle piene.

D’altra parte tale studio sarebbe utile anche ai fini delle esplorazioni speleologiche nel tratto non turistico.

Parimenti necessario, come sottolineato da altri studiosi del problema, un condotto con una ventola di aspirazione, per smaltire verso l’esterno i gas di decomposizione dei rifiuti organici e rinnovare l’aria nel tratto turistico che è a carattere ascendente. Qui si verificano, infatti, fenomeni di accumulo di gas ed aria calda che sono abbastanza noiosi per il visitatore. Infine bisogna che lo stesso invaso delle acque, ovvero il polja, sia tutelato e protetto contro eventuali opere edili che deturperebbero l’ambiente.

Inoltre sarebbe necessario che la stessa Comunità Montana, l’Ente Provinciale per il Turismo e la Regione si facciano carico delle proposte avanzate dal nostro gruppo nel gennaio 1980 atte a rendere efficiente il turismo speleologico della zona.

Riassumendo tali proposte, che in generale possono essere recepite anche da altre province, vogliamo sperare che sia questo congresso di buon auspicio a tal fine. Noi chiediamo:

a) Costruzioni (o utilizzazione di edificio esistente) di un fabbricato atto ad ospitare un museo fotografico, archeologico e speleologico delle grotte stesse. In tal locale dovrebbe trovarsi anche la sede del custode e delle guide turistiche delle grotte.

b) Preparazione di un corso di speleologia, geologia, storia locale delle popolazioni, del territorio e delle tradizioni, soccorso e turismo destinato alle guide delle grotte.

Il gruppo delle guide dovrebbe essere formato da giovani del luogo che prendano parte a detto corso e che superino un breve esame finale.

Questo fattore potrebbe essere un incentivo allo sviluppo ed alla conservazione delle attività locali oltre ad un piccolo contributo per la soluzione del cronico problema della disoccupazione giovanile. Infatti tali guide diverrebbero tutti dipendenti dell’Ente Regione, come nel progetto approvato alla Regione Abruzzo circa le guide turistiche speleologiche.

c) L’Ente Provinciale per il Turismo dovrebbe stabilire un programma o vari programmi turistici nel cui circuito fossero inserite anche queste grotte (nel nostro caso Pastena e Regina Margherita) e farsene sostenitore presso le scuole, le agenzie turistiche e la stampa.

Per ultimo voglio spendere due parole sul problema della tutela del territorio e della salvaguardia della sua integrità.

Mi sembra scontato e per tutti incontestabile il fatto che senza una tutela adeguata delle grotte, del territorio circostante e delle falde freatiche è del tutto superfluo parlare di turismo. Ormai nessun turista è disposto a visitare luoghi gravemente compromessi da opere di urbanizzazione o peggio di industrializzazione. Nella nostra provincia abbiamo esempi eclatanti di cattivo uso del territorio carsico. Due doline di grossa rilevanza (la “Fossa Maiura” nel Comune di Alvito e la “Fossa di S. Chiara” nel Comune di S. Cosma e Damiano) sono colme di rifiuti, mentre sospettiamo che svolgano un ruolo importante per la captazione delle acque freatiche.

Più volte abbiamo segnalato alle autorità che gli impianti sciistici nella zona di Campo Catino (Comune di Guarcino) e le relative opere edilizie compromettono seriamente le sorgenti che da questa dolina di subsidenza prendono origine; sorgenti che poi vengono utilizzate da tutte le popolazioni a valle con grave danno per la salute ed il turismo locale.

Ormai non resta che sperare nell’opera di pianificazione regionale, nell’intervento delle comunità montane e nell’istituzione di parchi e riserve naturali che ancora tante difficoltà burocratiche e pratiche incontrano per la realizzazione.

Concludo dicendo che la salvaguardia delle acque è vitale per le popolazioni (vedi Legge Merli), allora in tale ottica i territori carsici vanno tutelati e protetti in modo peculiare, perchè attraverso questi territori scorre gran parte della falda acquifera utile.

Bibliografia

BENEO E. — Appunti geologici sulle regioni dell’Appennino Centrale. Bollettino R. Com. Geol., 63, II, 1938.

BURRI E. — Considerazioni metodologiche per la fruizione delle aree carsiche. Atti XIII Congresso Naz. di Speleologia.

DEVOTO G. — Note geologiche su settore centrale dei monti Ernici e Simbruini. Bollettino Soc. Nat., vol. LXXVI.

LUCREZI A. — La Legge n. 28 del 2 maggio 1980 della Regione Abruzzo sulle guide speleologiche. Atti Congresso Int. sulle Grotte Turistiche, Borgio Verezzi, 1981.


(*) Gruppo Speleologico Ciociaro “E. Comici” - Frosinone.


Trascrizione (OCR) dell’articolo pubblicato in Atti del 1° Convegno di Speleologia Pugliese, Castellana Grotte, 6-7 giugno 1981, pp. 75-77 — vedi l’indice completo in «Il primo Convegno Regionale di Speleologia pugliese».

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