«La Forbice» n. 1: Angolo Incantato, primi passi, primi successi

Notiziario G.P.G., in «La Forbice», periodico della Pro Loco di Castellana-Grotte, anno II, n. 1, pp. 14-15

Il numero non porta una data in copertina; dal contenuto («Il 1976 si è aperto…», rilievo del 24 gennaio 1976) si ricava che uscì nei primi mesi del 1976. La rubrica Notiziario G.P.G. occupa due pagine: l’articolo di Simone Pinto, con il rilievo, e la relazione di Gianni Campanella sulla ricognizione all’Abisso di Bifurto. Nella seconda pagina compare anche una poesia inedita di Vittorio Sabbatelli, estranea al Gruppo e qui non riprodotta.

All’Angolo Incantato è dedicato anche Ancora l’Angolo Incantato di Pino Pace, su «Fogli per Castellana». Sul Bifurto si veda anche l’articolo su «La Forbice» n. 6.

Copertina de «La Forbice», periodico della Pro Loco di Castellana-Grotte, anno II n. 1: Masseria della Cavallerizza

Angolo Incantato: primi passi, primi successi

di Simone Pinto

Il 1976 si è aperto, per il GRUPPO PUGLIA GROTTE, molto positivamente grazie all’attività svolta a livello di ricerca e di esplorazione, estesa anche al perfezionamento delle tecniche impiegate, per una logica evoluzione, nel superamento delle crescenti difficoltà che via via si sono andate incontrando.

Negli ultimi tempi si è andata affermando l’esigenza, per noi primaria, di riuscire a trovare un campo d’azione che ci permettesse di coagulare il nostro impegno in una ben definitiva zona di interessi, per non continuare nella pratica del solo attivismo (talvolta frenetico e fine a se stesso) in quanto, se non si vuole congelare la speleologia ad un fenomeno esclusivamente sportivo, e riabilitare in tal senso records e primati, si fa necessario che essa diventi scienza vera e propria, e come tale utile socialmente, non accademia.

Abbiamo avvertito, quindi, il bisogno di una precisa localizzazione dei nostri sforzi, affinchè i nostri studi riuscissero a trovare un’applicazione più vasta e concreta che avesse un valore anche pratico e non solo speleologico.

Quale obiettivo migliore quindi delle Grotte di Castellana?

A questo proposito, l’Amm.ne Comunale di Castellana, dimostrando peraltro una grande possibilità per l’opera che il G.P.G. si è prefisso di svolgere e della funzione sociale che esso esplica, ha positivamente accolto la nostra richiesta eliminando gli assurdi monopòli che finora avevano visto il GRUPPO PUGLIA GROTTE escluso dalla partecipazione attiva nelle esplorazioni e nelle ricerche e concedendoci un contributo, che unitamente a quello messo a disposizione dalla Pro-Loco, ha fatto sì che si potesse far fronte, con una certa serenità, alle considerevoli spese necessarie per l’acquisto del materiale occorrente.

Non ci siamo però affacciati a questo impegnativo compito privi di una adeguata conoscenza del problema.

Alla luce di analisi svolte e di considerazioni acquisite ci siamo sentiti di esprimere delle ipotesi alternative sulla origine e sulla formazione delle nostre grotte, concretizzando poi in termini operativi le ipotesi di lavoro prospettate.

Aderendo in pratica a questo programma, il 23-12-1975, ci siamo timidamente «affacciati» nell’ANGOLO INCANTATO conseguendo, dopo una decina di uscite, risultati incoraggianti e, senza dubbio, molto positivi.

L’ANGOLO INCANTATO è la più interessante diramazione laterale delle Grotte di Castellana. Essa si diparte dalla caverna della Fonte con un andamento, pressocchè ondulatorio, di circa 150 m. ed è costituita da due ulteriori diramazioni: delle due ci interesserà solo la «Ovest» poichè è l’unica che, secondo noi, potrà darci risultati concreti ai fini esplorativi. La diramazione «Sud-Est», ossia quella che nel tratto iniziale prende quella direzione è lunga circa un centinaio di metri e termina con un camino di 10 m. che non promette ulteriori possibilità di prosieguo. Tralasciamo quindi questa seconda possibilità e proseguiamo nella descrizione del ramo «Ovest».

Dopo una piccola sosta nella caverna n. 1 e n. 2 iniziamo la riesplorazione sistematica del ramo destro della immediata biforcazione. Superiamo alcuni laghetti ed un pozzetto, che aggiriamo con un passaggio in roccia, risaliamo poi un breve ma fastidioso «budello» che battezziamo con il nome di «Stige» ricordandoci della descrizione che Dante fa dell’omonimo fiume dell’Inferno: il suolo di questo ambiente, infatti, è quasi completamente invaso da acqua e guano che ci costringe a ridicole e spericolate acrobazie necessarie per evitare bagni fuori programma e… fuori stagione.

Percorriamo due facili strettoie consecutive che immettono in un vasto ambiente le di cui pareti sono interamente concrezionate da colate di alabastro (Caverna n. 3). E’ praticamente questo il punto dal quale iniziano le nostre esplorazioni nelle Grotte di Castellana, poichè tutto quello che oltre questo punto si conosce è molto vago e corredato da dati poco attendibili e da rilievi molto superficiali.

La descrizione di quest’ultima parte potrà facilmente essere riscontrata seguendo l’accluso rilievo planimetrico.

Dopo aver fotografato la caverna n. 3 e fatti i rilievi topografici, ci insinuiamo in un cunicolo strettissimo (Strettoia Uno) dal quale è stato possibile passare solo uno alla volta e senza elmetto: infatti sono i compagni dietro di noi che illuminano il cammino, dato che le acetileni sono applicate agli elmetti. Facciamo quasi fatica a respirare e i nostri arti sono doloranti e umidi, a causa delle asperità presentate dalla roccia, su cui abbiamo dovuto strisciare e del percettibile velo d’acqua che non potevamo fare a meno di evitare, causa la bassissima altezza della volta (20 cm.)! Fortunatamente l’ambiente si allarga e procediamo con più comodità: la grotta prosegue adorna qua e là di concrezioni di rara bellezza. Il «Ramo Laghetti delle Ninfee» e la sala dei «Laghetti di Cristallo» ci riservano piacevoli sorprese: mai avevamo visto laghetti così riccamente concrezionati; a giudizio unanime, sono senz’altro di gran lunga superiori a quelli della stessa «Grotta Bianca».

Percorriamo poi, per 30-35 m., uno stretto budello che noi abbiamo definito ad «anguilla» data la sinuosità e sbuchiamo sulla parte alta della parete di una sala di notevoli dimensioni. Percorriamo il salone che prosegue nella parte più bassa: superiamo, infatti, uno stretto passaggio (Strettoia Due) che immette, con un salto di 6 o 7 metri (armato con 10 m. di scale), in una saletta concrezionata occupata in parte da ghiaia (Sala delle Candele).

L’ambiente, estremamente singolare, va via via restringendo, fino a portarsi in una angusta sala in fase senile (crolli, concrezioni fossili, ghiaie cementate) e completamente asciutta.

La grotta prosegue nella parte superiore della sala stessa ma qui ha inizio una serie di strette e dinnanzi alle quali abbiamo preferito fermarci con il fermo proposito di ritornarvi al più presto.

Decidiamo di organizzare una nuova spedizione e questa volta non ci limitiamo alla sola esplorazione, ma eseguiamo il livello strumentale del nuovo tratto completando, almeno fino a questo punto, lo sviluppo planimetrico esistente, già accuratamente revisionato da Francesco Orofino (U.S.P.I. - Ist. Italiano di Speleologia).

Le ricerche in questo ramo non sono certo concluse dal punto di vista esplorativo: c’è forse la possibilità di proseguire lungo l’asse della linea di frattura esistente, forzando una piccola strettoia che immette in un largo cammino di 7-8 m. di altezza, dal quale soffia una forte corrente d’aria, e cercando così l’anello di congiungimento con la caverna successiva.

Simone Pinto

Rilievo: Grotte di Castellana Pu 8, diramazione laterale dell'Angolo Incantato, scala 1:500. Rilievo G.P.G. di Simone Pinto, Pino Pace e Gianni Campanella, 24 gennaio 1976. Sono indicate la Sala delle Candele, la Strettoia Due, i Laghetti di Cristallo, la Strettoia Uno, l'acqua stagnante e il Ramo Laghetti delle Ninfee

Grotte di Castellana (Pu 8): diramazione laterale dell’«Angolo Incantato». Rilievo G.P.G.: Simone Pinto, Pino Pace, Gianni Campanella. Data: 24-1-1976. Scala 1:500.

Ricognizione del Bifurto del 7 dicembre 1975

di Gianni Campanella

Dall’estate ‘75 il G.P.G. ha nei suoi programmi la ripetizione dell’«Abisso di Bifurto» ubicata nel Comune di Cerchiara di Calabria in corrispondenza della Sella di Bifurto, esplorata nel 1962 dal Gruppo Speleologico Piemontese C.A.I. UGET di Torino, e che con i suoi 683 m. di profondità è il più profondo abisso dell’Italia Meridionale.

In cinque organizziamo un’escursione sul massiccio del Pollino e, poichè in quella zona è ubicato il «Bifurto», tre di noi decidono di fare una ricognizione e un pre-armamento, fino a circa 250 m., dell’abisso.

Si parte alle cinque del mattino, come al solito in lieve ritardo; arriviamo sull’imbocco verso le 8. E’ una bella giornata, e si è un po’ indecisi se preferire l’escursione in montagna o l’abisso. Giorgio e Tommaso preferiscono l’escursione, mentre Gino, Simone ed io l’altra. Da tenere presente che durante la settimana la zona era stata interessata da abbondanti precipitazioni atmosferiche che in superficie si manifestavano con un rivolo d’acqua che scompariva a pochi metri dall’imbocco.

Dopo i preparativi preliminari, armiamo il primo pozzo di 40 m. con scale e corde, ancorandole ad uno «spit» rinvenuto in loco ed ad un anello di roccia, mentre nei pozzi interni useremo la tecnica delle sole corde. Scende per primo Gino, seguito da Simone, che porta con sè un tubolare ed uno zainetto contenete il suo materiale fotografico, il quale si lamenta della corda da 11 mm. che non scorre bene nel suo discensore; quindi scendo io, dopo che Gino ha deciso di farmi lasciare in superficie il tubolare contenente le corde, e sono costretto a fermarmi in vari punti, poichè Simone è in vena di fare diapositive.

Attraversiamo, dopo il 1° pozzo, 40 m. di meandro allagati e ci fermiamo all’imbocco del pozzo da 33 m. che termina in un laghetto di 3 o 4 m.; notiamo sulle pareti due chiodi a pressione «CASSIN» di cui uno arrugginito (certamente piantato dalla prima esplorazione), e due chiodi «spit», piantati in modo da utilizzare la tecnica delle sole corde. Piazzate le piastre e la corda scende Gino, seguito da me e da Simone. In questo pozzo lo stillicidio è abbondante e la corda, che è completamente impregnata d’acqua, si controlla male: sembra un elastico! Ancoriamo il prolungamento della corda ad un chiodo a pressione «cassin», già in loco; scendiamo per circa 20 m. e, come nel 1° pozzo, sono costretto a fermarmi in vari punti per il servizio fotografico di Simone.

Siamo arrivati sul pozzo da 76 m. e notiamo un altro «spit»; visto che il «Bifurto» è già armato che in questo periodo è molto bagnato ed essendo sprovvisti di tute impermeabili, decidiamo di risalire.

Ci fermiamo per dare uno sguardo ad una diramazione alla base del pozzo da 40 m.; quindi alle 16 siamo all’esterno.

Il Bifurto mi ha molto impressionato per le sue pareti molto levigate, e, per le notevoli presenza d’acqua, mi sembrava di essere negli abissi della Garfagnana (Abisso Pina Boschi, abisso della Cava Terza) o delle Alpi Apuane (Antro del Corchia, Tana dell’Uomo Selvatico) che ho avuto modo di visitare ed esplorare durante la mia permanenza in Toscana, ospite del Gruppo Speleologico Lucchese, e del Gruppo Arche-Speleologico Livornese.

All’esterno la temperatura è gelida; dopo aver disarmato e riordinato il materiale, si fa ritorno a Castellana, dopo esserci rifocillati in una trattoria di Cerchiara di Calabria.

Dati catastali

  • Abisso di Bifurto Ca. 79 (località Bofurto o Fossa del Lupo), Tav. I.G.M. F. 221 I SE, Cerchiara di Calabria.
  • Coord. UTM: 32 T XE 1628 1365. Lat. 39° 51’ 44" Long. Est 3° 54’ 24".
  • Profondità: m. 683 - 8 m. Sviluppo in proiezione: circa 520 m.
  • Pozzi: esterno 40 m.; interni: 33, 20, 76, 44, 28, 58, 88, 18, 7, 12, 13, 10, 17, 17, 9, 41, 28 m.
  • Quota ingresso: m. 920 s.l.m.
  • Prima esplorazione: 14 agosto 1961 (Gruppo Speleologico Piemontese C.A.I. UGET di Torino). Rilievo: 16 agosto 1962.

Gianni Campanella